Sorrell sul caso Facebook/Cambridge Analytica: “non si può andare avanti così”

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Era impossibile che restasse in silenzio. La crisi innescata dal caso Cambridge Analytica/Facebook non poteva non essere oggetto di un commento di Martin Sorrell, ceo di Wpp, noto per la vis polemica e interventista.

Interrogato dalla stampa di settore anglosassone a un evento ad Hong Kong, il manager inglese ha provato a rendere tutta la complessità della situazione presente per gli attori del mercato dell’advertising.

Martin Sorrell, ceo di Wpp (Foto Ansa)

L’allerta sulla necessità di proteggere meglio i dati personali e rendere consapevoli i consumatori di come le loro scelte, le loro azioni e tutte le indicazioni che lasciano sulla Rete possano essere registrate e rivendute come merce pregiata più o meno lecitamente a terzi, è secondo Sorrell naturale e giusta.

“Non si può continuare su questa strada” ha commentato il manager “le persone devono sapere esattamente cosa consegue per loro da quello che fanno sul web”. Fossero anche solo pochissimi gli individui che, compresi tra i 50 milioni di soggetti tracciati e analizzati da Cambridge Analytica, sono stati tratti in errore e ingannati, già questo sarebbe, secondo il ceo di Wpp, da ritenere “inaccettabile”.

Sorrell però nell’intervista non ha nascosto anche qualche preoccupazione per il cambio di orientamento, inevitabilmente in senso molto più restrittivo, che ora prenderà piede presso tutte le istituzioni regolatorie e di tutela della privacy, a livello globale, regionale e locale.

“La sfiducia non è il clima ideale, visto che anche noi stiamo lavorando a servizi tecnologici in cui entrano in gioco i dati”. Così, se Sorrell non si era tirato indietro ed era stato molto critico in occasione degli episodi che, l’anno passato, avevano messo in discussione l’ambiente digitale e, in particolare, certi modi e maniere di stare sul mercato dei big di Internet (nelle vicende riguardanti la brand safety e quelle inerenti le frodi perpetrate attraverso i robot o misurazioni non corrette delle performance), stavolta il capo di Wpp non è parso del tutto convinto che fosse opportuno buttarsi a capofitto nella battaglia. Anche se sotto scacco in questo momento ci sono le attività di Facebook, una tra le aziende che, oltretutto, come Google e Amazon, gioca certamente un ruolo sempre più direttamente concorrenziale con le major della comunicazione. Ebbene, nell’intervista Sorrell ha lasciato anche intendere come oramai queste realtà siano comunque diventate un interlocutore pesantissimo, dal punto di vista economico, per un gigante come Wpp (come per gli altri attori).

Sorrell non ha potuto fare a meno di ricordare, ad esempio, come oramai Google rappresenti e convogli da solo circa 5 miliardi di dollari della spesa sui media di Wpp e come Facebook ne valga già 2,1, mentre se Disney e Fox davvero si unissero raggiungerebbero circa 3 miliardi. Wpp, così, proprio in questa fase è soprattutto impegnato a costruire un modus operandi sempre più collaborativo. E non solo con Google e Facebook, ma anche con Amazon, Tencent ed Alibaba.

Il ceo di Wpp ha detto così di sperare così in un salto di qualità di questi interlocutori. Che il fatto che di dovere affrontare queste problematiche che da tempo rimanevano in sospeso, finisca per migliorare il dialogo, che le renda ancora più ricettive, rispetto al ruolo e all’esperienza di un player come Wpp.