Dopo 18 anni si interrompe la collaborazione tra Odifreddi e Repubblica

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Il 3 aprile Piergiorgio Odifreddi ha scritto il suo ultimo intervento su Repubblica, giornale per il quale il matematico firmava il blog ‘Il non senso della vita 3.0’.  A causare, dopo 18 anni, la fine alla collaborazione le parole che il matematico ha utilizzato il giorno prima, il 2 aprile, per parlare degli articoli che il fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari, ha dedicato ai colloqui avuti con papa Francesco, contestati dallo stesso Vaticano.

Odifreddi non solo ha tacciato Scalfari di diffondere fake news sul pontefice, chiedendosi come mai Repubblica “non metta un freno alle fake news”, ma anche rilanciato accusando in generale i giornali di non avere a cuore la verità. “La maggior parte delle notizie che si stampano, o che si leggono sui siti, sono ovviamente delle fake news”, ha scritto Odifreddi, per poi rincarare aggiungendo: “Alla maggior parte dei giornalisti e dei giornali non interessano le verità, ma gli scoop: cioè, le notizie che facciano parlare la maggior parte degli altri giornalisti e degli altri giornali. E se una notizia falsa fa parlare più di una vera, allora serve più quella di questa”. Un intervento che non poteva passare inosservato e che ha portato alla rottura.

Ecco le ultime righe scritte da Odifreddi e di seguito il commento del direttore di Repubblica, Mario Calabresi.

Addio a Repubblica
Dopo il post su Scalfari di ieri il direttore Calabresi, com’era non solo suo diritto, ma forse anche suo dovere, mi ha comunicato che la mia collaborazione a Repubblica termina qui. Prendo dunque la parola un’ultima volta per ringraziare il giornale e i giornalisti con i quali ho collaborato in questi diciott’anni, a partire dal 21 marzo 2000, giorno in cui uscì il mio primo articolo “Un Giubileo laico”.

Ringrazio anzitutto l’editore (Carlo De Benedetti) e i direttori del quotidiano (Ezio Mauro e Mario Calabresi) e del sito (Vittorio Zucconi e Giuseppe Smorto), che mi hanno ospitato così a lungo sul cartaceo e nel blog.

Un ringraziamento particolare va ai responsabili delle pagine culturali (Paolo Mauri, Antonio Gnoli, Valentina De Salvo e Dario Olivero), che hanno proposto o accettato centinaia di articoli, raccolti per ora in quattro libri: La Repubblica dei numeri (Cortina, 2002), Il matematico impertinente e Il matematico impertinente (Longanesi, 2005 e 2008), e Il giro del mondo in 80 pensieri (Rizzoli, 2015). A cui si aggiungono le decine di interviste a premi Nobel e dintorni, alcune delle quali raccolte in Incontri con menti straordinarie (Longanesi, 2006).

Ringrazio anche il direttore della divisione periodici (Corrado Corradi), con il quale è stato possibile realizzare tre serie di Dvd di contenuto scientifico: Beautiful minds (2010), Capire l’economia (2013) e La matematica (2015). E gli amici giornalisti (Corrado Augias, Massimo Giannini e Vittorio Zucconi) che mi hanno ospitato nelle loro trasmissioni televisive o radiofoniche.

Ringrazio infine i partecipanti al blog Il non-senso della vita, con i quali ho discusso a lungo gli argomenti che sono poi confluiti nei miei libri Dizionario della stupidità e La democrazia non esiste (Rizzoli, 2016 e 2018). Il fatto che l’attuale versione del blog sia la 3.0 ricorda che già in precedenza c’erano stati problemi di coabitazione, dovuti al fatto che gli intellettuali e i giornalisti svolgono funzioni diverse nella società. In particolare, come ricordava Moravia, “la funzione sociale dell’intellettuale è di essere antisociale”, il che mal si concilia con il motto finale del Trattato di Wittgenstein, che regola invece le attività sociali: “su ciò di cui non si può parlare, bisogna tacere”.

E’ forse dunque una mia “colpa sociale”, l’aver sempre cercato di dire ciò che pensavo, anche quando sarebbe stato più comodo o più utile (e a volte, forse, anche più corretto o più giusto) tacere. Ma ciascuno di noi è fatto a modo suo, e io sono fatto così. Dunque, un grazie a tutti, e a risentirci magari altrove.

La risposta del direttore di Repubblica, Mario Calabresi
Caro Piergiorgio,
come ci siamo scritti ieri, non posso che prendere atto con dispiacere che un percorso comune è finito.
Ciò non accade per le critiche a Scalfari, che sono lecite e fanno parte di un libero dibattito, ma per quello che hai scritto del giornale con cui collabori da anni.
Il problema è che non si può collaborare con un giornale e contemporaneamente sostenere che della verità ai giornalisti non importa nulla. Che oggi serva di più pubblicare il falso del vero.

Questo è inaccettabile e intollerabile, non solo per me ma per tutti quelli che lavorano qui. Facciamo il nostro lavoro con passione e con professionalità e la gratuità delle tue parole di ieri ci ha fatto male.

Tu sai di aver sempre goduto della massima libertà, ma l’unica libertà che non ci si può prendere è quella di insultare o deridere la comunità con cui si lavora.
Mi aspettavo tu fossi conseguente con questa presa di posizione e ora non posso che dirti buona fortuna.

Mario Calabresi