Agcom conferma: indagine con Antitrust su Ott. Fieg: editori vogliono giocare alla pari

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L’Agcom insieme all’Antitrust ha avviato un’indagine conoscitiva sui problemi che il mercato non può risolvere da solo di fronte allo strapotere delle cosiddette Over the top, esploso dopo il saccheggio di dati personali ammesso dal fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg. Inoltre verranno verificati costi e benefici di eventuali regole e si valuterà il potere di “inspection” di fronte ad iniziative di autoregolamentazione che sono state annunciate dallo stesso Zuckerberg. Lo ha confermato il commissario Agcom, Antonio Nicita, intervenuto al dibattito su “Democrazia, informazione, lavoro al tempo della potenza del calcolo: dominio o negoziato?“, organizzato alla Fieg in occasione della presentazione del libro di Michele Mezza ‘Algoritmi di libertà’. Secondo Nicita, sollecitato da Barbara Carfagna del Tg1, che ha moderato il dibattito, sarebbe necessario costruire una sorta di certificazione delle modalità di profilazione dei dati, come avviene per i farmaci, che prima di essere messi in commercio devono ottenere il placet del ministero della sanità.

Da sinistra: Cosimo Accoto, Michele Mezza, Barbara Carfagna, Antonio Nicita, Fabrizio Carotti

Il saggio di Mezza, edito da Donzelli, con una stimolante prefazione del filosofo della scienza, Giulio Giorello, affronta infatti il tema degli automatismi applicati dalle Ott, algoritmi appunto, che definiscono e classificano i nostri comportamenti, diventati di grande attualità con la scandalosa vendita da parte di Facebook dei dati di 87 milioni di utenti, di cui circa 200mila italiani. Secondo Mezza la rete deve essere intesa come “una protesi della vita e non come surrogato del mercato editoriale, un luogo di scambio e dove si realizzano relazioni , ma non si commerciano contenuti”.

Tuttavia gli editori – ha rilevato il direttore generale della Fieg Fabrizio Carotti – si sono trovati coinvolti nell’accelerazione dello sviluppo di Internet, soprattutto in un confronto impari con Google, mentre sarebbe auspicabile almeno una reciprocità, attraverso la possibilità di rendere accessibili gli algoritmi ai giornali, condividendo con le Ott masse e strumenti. “La situazione – ha sottolineato – impone di sedersi a un tavolo con l’idea di condividere soprattutto l’aspetto economico, tanto più che gli editori, per il valore dell’informazione nella società, devono sottostare regole precise che riguardano concentrazioni e deontologia professionale, mentre le Ott operano finora senza alcun limite”.

L’economista Cosimo Accoto del Research Affiliate Mit Boston ha messo in rilievo che l’industria dei dati è figlia dell’automazione in atto nella società contemporanea. “Viviamo una condizione automatica pervasiva dalla finanza, alla robotica, alla moneta. La tecnologia che si candida a diventare infrastruttura economico-sociale – ha avvertito – diventa istituzione”. Secondo Accoto dobbiamo cominciare a prendere consapevolezza che siamo di fronte a uno scenario dove le istituzioni pubbliche e private potrebbero fare a meno dell’umano, che attraverso i contratti sociali: partito, Stato, impresa hanno finora garantito lo sviluppo della società.

“Nelle società delle tecnologie emergenti – ha ipotizzato Accoto – il contratto sociale obsoleto sarà sostituito dai codici degli algoritmi che stabiliscono i protocolli di comunicazione. L’automatismo diventa così il nuovo contratto sociale con organizzazioni autocentralizzate”. Insomma lo scandalo dei dati degli utenti venduti da Facebook a chi intendeva condizionare scelte politiche è stato solo un assaggio. Se l’algoritmo sarà lasciato selvaggio, ossia senza regole, sarà un salto nel buio, e non solo per gli editori che fanno già le spese.