Elliott sale all’8,8% di Tim. Il fondo Usa: con cda indipendente raddoppierà il prezzo in Borsa

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Il fondo americano Elliott rafforza la presa su Tim e sale all’8,8%. Il dettaglio degli acquisti è stato comunicato alla Sec, la Consob Usa. Oltre ad aumentare la partecipazione in azioni, Elliott ha rivisto le sue opzioni che ora corrispondono a una partecipazione potenziale del 4,93%. La partecipazione complessiva sale così al 13,73 per cento.

La partecipazione è costruita attraverso Elliott, Elliott International e Elliott International Capital advisor. In particolare il 2,8% è detenuto da Elliott e il 6% da Elliott International. Il fondo ha in portafoglio anche azioni di risparmio pari al 2,8% del capitale di risparmio, corrispondente allo 0,8% del capitale totale di Tim. Le opzioni invece, che hanno come controparte JpMorgan, sono le cosiddette Call Option con scadenza tra febbraio e giugno 2019 e possono essere regolate in azioni rispettivamente per 240 e 510 milioni di azioni ordinarie. La documentazione della Sec precisa che il prezzo di esercizio delle call option è di 0,895 euro (le corrispondenti put option hanno invece uno ‘strike’ price’ di 0,81 euro).

Paul Singer, Ceo di Elliott Management Corporation (EPA/REMY STEINEGGER/WEF/SWISS-IMAGE.CH MANDATORY CREDIT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES)

Intanto il fondo, in una serie di slide del piano ‘Transforming Tim’ in cui sono state sintetizzate le proposte per Tim, ha assicurato un “pieno sostegno al piano industriale del management”, ribadendo di non volere “il controllo di Tim” ma di avere interessi “allineati a quelli degli altri azionisti di minoranza”.
Per migliorare la corporate governance Elliott propone “un consiglio di amministrazione completamente indipendente e la conversione delle azioni di risparmio” mentre sul fronte della creazione del valore intende spingere per la creazione della società della rete “massimizzando il valore dell’asset e incoraggiando la creazione di un’unica rete nazionale” e reintrodurre il dividendo. “Un board indipendente – sostiene il fondo guidato da Paul Singer – potrebbe realizzare azioni che potrebbero raddoppiare il prezzo dell’azione nel giro di due anni”.

Secondo il fondo “la separazione della rete realizzerebbe fino a 7 miliardi di euro di valore nascosto”, pari al “41% della capitalizzazione di mercato” permettendo un “re-rating delle azioni” da parte degli investitori, oltre a consentire a Tim di dimezzare il debito, portandolo da 25 a 12 miliardi di euro.

Nelle slide si fa anche notare che “non ha senso per Tim competere con un altro network”, quello di Open Fiber che il governo sta sviluppando attraverso l’Enel e la Cdp allo scopo di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Ue per la riduzione del ‘digital divide’. “Se Tim sarà proattivo nell’indirizzare questo obiettivo del governo, l’unificazione delle reti può portare grande creazione di valore per gli azionisti, ribaltando la minaccia competitiva” rappresentata da Open Fiber e frutto delle “precedente indisponibilità” di Tim “ad aiutare il Paese a raggiungere i suoi impegni con la Ue”.