Guerra sempre più aperta tra Siae e Sky. La lettera dei mille autori, che ‘avvertono’ pure l’Agcm

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Una lettera firmata da più di mille autori. Contro Sky. E’ il nuovo capitolo caldo della lunga battaglia tra Siae e la piattaforma di Milano Santa Giulia sul ‘costo’, ma anche sul valore del diritto d’autore. Il contesto è quello del processo di liberalizzazione avviato dalla direttiva Barnier in sede europea e diventato legge dello Stato con un provvedimento del governo alla fine dell’anno scorso.

Andrea Zappia
Andrea Zappia

Incombe su tutta la vicenda, inoltre, l’istruttoria avviata alcuni mesi fa dall’Agcm nei confronti di Siae, per accertare possibili condotte non corrette e, quindi, l’eventuale ‘abuso di posizione dominante volto ad escludere i nuovi entranti nel complesso del mercato dell’intermediazione dei diritti d’autore e in quello delle licenze per l’esecuzione pubblica di opere’.

Ebbene, Sky si fa paladina del nuovo ordine, di un sistema più aperto, ma indubbiamente il tema cruciale è pure, e soprattutto, economico. L’azienda guidata da Andrea Zappia vuole negoziare l’eventuale nuovo accordo con la Siae su basi molto diverse dalle precedenti, tenendo conto della nuova realtà in divenire, e da alcuni mesi ha deciso di non pagare alcun corrispettivo, salvo poi versare dei soldi che, nella quantità e nella modalità, non sono stati ritenuti congrui e ‘ricevibili’ da Siae.

Ma torniamo all’iniziativa degli autori, schierati con la società che tutela i loro diritti d’autore. Una lettera sottolinea il ruolo essenziale della Società italiana autori editori nel nostro sistema e lancia pure qualche messaggio all’Autorità Antitrust. Un migliaio di firme – la prima quella di Ezio Abate e l’ultima quella per Zara Edizioni – sottoscrive l’iniziativa #giù le mani dal diritto d’autore. Ma a spendersi con un commento ed una dichiarazione sono stati pure, tra gli altri, Ennio Morricone, Nicola Piovani, Mogol e Luca Barbarossa.

Nella premessa della lettera si ricorda che dal primo luglio 2017 “Sky rifiuta il rinnovo degli accordi di licenza in Italia, pur continuando ad utilizzare sui propri canali i repertori audiovisivi e musicali tutelati”. E si rimarca come la stessa Sky in Germania, per esempio, stia “continuando a pagare la collecting tedesca GEMA pur essendo scaduti i contratti a fine 2016”. Si definiscono “strumentali e inefficaci e pertanto necessariamente da respingere, i pagamenti effettuati dalla piattaforma di Milano Santa Giulia pochi giorni fa…”. E si ribadisce che Siae “continuerà a difendere il diritto ed il lavoro degli autori dei quali ha il pieno sostegno”.

La missiva di supporto a Siae parte riepilogando la vicenda secondo il punto di vista degli autori: “Da mesi Sky ha deciso di utilizzare i contenuti creativi frutto del nostro lavoro senza più corrispondere alcuna remunerazione per il loro sfruttamento, come invece prevede la legge sul diritto d’autore e sull’equo compenso”. La parte più interessante è quella in cui si chiama in causa e si ‘avverte’, un po’ impropriamente, l’Autorità di garanzia. “Abbiamo anche appreso – dice il documento – che questa emittente sta cercando di utilizzare un’istruttoria contro la Siae, pendente da un anno presso l’Antitrust, per cercare di dare una sorta di legittimazione al suo comportamento contrario al diritto d’autore. Sarebbe grave se l’Antitrust aderisse a un disegno che da un lato punta ad azzerare un diritto acquisito che garantisce la libertà degli autori, dall’altro favorisce gli interessi di gruppi internazionali che cercano di scardinare alcuni principi fondanti dell’Unione Europea: e cioè che ‘la creazione artistica e letteraria, compreso il settore audiovisivo’ non sono oggetto di semplificazioni e armonizzazioni forzate, così come vanno tutelati la diversità culturale e il diritto degli autori ed editori italiani di scegliere liberamente se affidare le proprie opere all’estero o gestirle dall’Italia per le utilizzazioni sul territorio nazionale”.

La missiva degli autori continua paventando un rischio sistemico. “Se questa strategia dovesse passare, assisteremmo alla incredibile affermazione del paradosso per cui pagando meno autori ed editori si otterrebbe un aumento della produzione culturale. Un insulto per tutti coloro i quali hanno contribuito a portare l’industria culturale al terzo posto nella nostra economia”. Il documento si conclude sottolineando: “Il diritto d’autore è un diritto del lavoro. Non è merce di scambio per garantire profitti milionari a chi rifiuta di restituire agli autori quanto stabilito dalla legge”.

Pochi giorni fa era stata Sky ha sferrare il suo attacco a Siae. “Da mesi si registrano comportamenti di Siae nei confronto di Sky atti a sminuire le istanze di trasparenza e di rispetto delle regole europee avanzate da quest’ultima” era l’incipit del documento. Che poi andando nel merito della propria posizione così continuava: “Sky ha a cuore la creatività italiana, gli autori, gli artisti, lo sviluppo dell’industria culturale Italiana e la sua internazionalizzazione. Lo ha dimostrato non solo investendo ingenti risorse in produzioni innovative e di altissima qualità, ma anche offrendo particolare spazio a giovani e a talenti poco noti che oggi, anche grazie a Sky, sono autori e artisti affermati. Tutto questo continuerà a farlo con sempre maggiore determinazione, perché è interesse fondamentale di Sky tutelare tutti i soggetti che concorrono alla crescita di questa industria”. Per implementare lo sviluppo effettivo del comparto, però, proseguiva la nota Sky, “è necessario che il mercato sia libero e concorrenziale e che chi investe possa contare su interlocutori aperti al mercato e non cristallizzati su posizioni che sono state superate dai fatti e dal quadro normativo”. La nota si concludeva stigmatizzando il rischio che, nonostante la Barnier, in Italia permanesse “un assetto monopolistico dell’intermediazione dei diritti d’autore, ormai anacronistico”.