Tim boccia piano Elliott: non crea valore. Proposte premature o non fattibili

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Il piano di Elliott, prevedendo “una riduzione radicale del perimetro” del gruppo, non rappresenta una strategia sostenibile per Tim nel lungo periodo e non è il modo migliore di creare valore” oltre a non essere “coerente con il piano strategico” messo a punto dall’ad Amos Genish. Lo afferma il management di Tim in una presentazione per azionisti e investitori pubblicata sul sito, bocciando il piano del fondo americano. Il piano approvato da Tim viene definito il “percorso migliore per creare valore sostenibile e di lungo periodo per tutti gli azionisti e obbligazionisti”.

Il management di Telecom Italia, si legge nel documento, “ha preparato questa presentazione con l’obiettivo di condividere con tutti gli azionisti di Tim le proprie considerazioni sul piano di Elliott, anche alla luce del recente piano strategico” approvato all’unanimità dal Cda.
Dalla telco considerano le loro proposte, la cui implementazione procede “in linea con le aspettative”, “il percorso migliore per lo sviluppo industriale della società” e “la migliore strategia per creare un modello di crescita sostenibile e per la creazione di valore nel lungo periodo per tutti gli azionisti, con conseguente atteso apprezzamento del titolo”. Al contrario il piano di Elliott, contemplando il deconsolidamento della rete, la riduzione della quota di Inwit fino al suo azzeramento e la cessione del controllo di Sparkle, oltre alla possibile fusione di Tim Brasil con un operatore locale, determinerebbe una “riduzione significativa dell’attuale perimetro della società”. Nella presentazione si ricorda che le proposte di Elliott “sono state già attentamente analizzate dal management” ma non “inserite nel piano strategico perché sono per lo più considerate premature o non realizzabili”.

Amos Genish (Foto Ansa/Riccardo Antimiani)

Tutte le proposte avanzate dal fondo Elliott per Tim “sono state già attentamente analizzate dal Management” della società “e, con l’eccezione di potenziali opzioni strategiche per Sparkle, non sono state inserite nel Piano Strategico perché sono per lo più considerate premature o non realizzabili”.
Inoltre, si legge ancora nel documento, “nel contesto corrente e con il quadro normativo attuale, l’implementazione di tali iniziative presenterebbe notevoli complessità e significative implicazioni di natura finanziaria”.

Il piano di Elliott mette a rischio “uno degli obiettivi primari del piano strategico” messo a punto dal management di Tim e cioè quello “di rafforzare il profilo operativo e finanziario” della società per permettere alla società di tlc di riacciuffare “un rating investment grade”. “Il raggiungimento di tale obiettivo potrebbe essere compromesso dalle potenziali dismissioni di attività e dalla distribuzione prematura di dividendi agli azionisti”, affermano.

Il piano del management di Tim per la rete, che prevede la “separazione legale con controllo del 100%, è l’operazione più opportuna nell’attuale contesto e quadro normativo”. Il management, si legge ancora, “è disponibile a valutare ulteriori azioni” come “la possibilità di vendere una quota di minoranza e/o partecipare ad un processo di consolidamento del mercato italiano delle infrastrutture in fibra ottica” ma solo dopo “un’attenta valutazione di tutti gli aspetti regolamentari, commerciali, tecnologici e concorrenziali” e a patto di mantenere il “controllo e pieno consolidamento di NetCo”. Dall’analisi del “numero limitato” di spin-off della rete finora realizzati nel settore, spiega ancora il management, “non emerge una chiara evidenza che la sola separazione della rete fissa possa essere fonte di creazione di valore” e “manca anche evidenza di strategie simili intraprese dai maggiori operatori di telecomunicazioni in Europa”.

Il management di Tim si dissocia poi dai piani di Elliott anche per il Brasile, dove il fondo ha aperto la porta a una possibile fusione con altri operatori, e frena rispetto alla riduzione della quota in Inwit, fino al suo azzeramento, proposta dagli americani. In Brasile “una combinazione con un operatore locale come Oi”, oggetto di maggiori speculazioni, “potrebbe portare ad una pressione finanziaria ulteriore nel breve termine per Tim, dato il profilo finanziario di Oi e, di conseguenza, metterebbe a rischio il successo del piano strategico, poiché cambierebbe drasticamente il profilo di generazione di cassa del business di Tim Brazil, oltre ad incrementarne il profilo di rischio”. Quanto a Inwit il management sottolinea che “ha un’importante rilevanza strategica per Tim, in particolare alla luce dello sviluppo del 5G e della conseguente crescita nell’utilizzo delle torri”. Per questa ragione “un’ulteriore monetizzazione” della quota “dovrà essere valutata in relazione ai benefici strategici e finanziari, ed eventualmente realizzata alle giuste condizioni”.

– Leggi o scarica la presentazione, disponibile sul sito Telecomitalia.com (.pdf)