Bassanini apre a Telecom Italia: come provider c’è posto

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“Sarà il mercato o il governo a decidere se alla fine ci sarà la rete unica in fibra ottica per le telecomunicazioni”. Lo ha affermato il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, sottolineando che “abbiamo la convinzione di avere il progetto più moderno, che serve al Paese e con gli azionisti disposti ad aspettare che la rete si dispieghi. Pensiamo che questa competizione (con
Telecom, ndr) possiamo giocarcela con buone possibilità di vincere”.

Era molto atteso Franco Bassanini al convegno ‘Italia a tutta fibra’, organizzato a Roma dall’Agenzia di stampa Askanews e dalla stessa Open Fiber, e da Acea e Sirti sugli scenari e prospettive della banda larga in Italia e nel mondo.
Bassanini ha raccontato che le reti a banda ultra larga sono il fattore chiave dello sviluppo mondiale nei prossimi vent’anni. “In Italia siamo in grave ritardo e solo nell’ultimo biennio il progetto di dotare il Paese di questa infrastruttura indispensabile in tutti i settori, dalla comunicazione all’intrattenimento, fino alla
salute, ha subito un’accelerazione. In questo contesto è nata Open Fiber, partecipata al 50% da Enel e Cdp, Cassa Depositi e Prestiti, in sostanza con azionista di riferimento lo Stato, con l’obbiettivo di fornire la fibra ottica su tutto il territorio nazionale, fino all’interno delle abitazioni e delle sedi delle imprese. Si è
così affiancato a Telecom Italia, che aveva fino a qualche anno fa l’esclusiva dell’infrastruttura di rete basata sui collegamenti in rame, un competitor sempre più forte e soprattutto fornitore della rete del futuro”.

Da sinistra Franco Bassanini, Domenico Arcuri (Invitalia), Paolo Mazzanti direttore Askanews

Infatti Open Fiber è già arrivato ad avere un peso preponderante sul mercato, fino ad invitare la stessa Telecom Italia ad usufruirne da provider, come ha tenuto a sottolineare il Presidente.‘’Nelle competizioni – ha rilevato Bassanini – vince il migliore e nel caso di una infrastruttura come la nostra ci devono anche essere azionisti disposti ad aspettare. Tanto più che presto ci saranno dei regolamenti per i quali dovrà esserci trasparenza e l’utente dovrà sapere se la fibra arriverà fino all’ufficio’’.

Bassanini, sollecitato ad essere più esplicito riguardo ai rapporti con Telecom Italia, che non era presente convegno, forse in ragione delle tensioni nella sua compagine azionaria, non ha voluto aggiungere altro rispetto al suo intervento. ‘’In futuro è probabile che prevarrà l’idea – ha detto – di superare la competizione per avere, sul modello di Terna, una unica rete al servizio di tutti. Comunque sono scelte che non ci riguardano, non dipendono tanto dal mercato, ma da chi ha la possibilità di gestire
scelte industriali.’’ L’arrivo di un nuovo governo non cambierà la missione di Open Fiber? “Suppongo – ha sottolineato il presidente Bssanini – che non cambierà l’indirizzo strategico e la missione affidata a Open Fiber: realizzare più rapidamente possibile la rete in fibra ottica”.
E mentre Telecom Italia è in grado di fornire fibra ottica, ma non ancora fino all’interno di case ed uffici, e gli azionisti restano incerti verso un investimento con un ritorno a lungo termine, soprattutto già con un debito rilevante che riguarda il passato, Open Fiber galoppa con un project financing di 3,5 miliardi con Unicredit, Societè Generale e Bnp Parisbas, l’obbiettivo di costruire reti di nuova generazione in 271 città, 7.000 comuni, raggiungendo 19 milioni di unità immobiliari, sfruttando le sinergie con Enel, Acea, A2A che hanno già condutture.

“I lavori in 65 comuni sono già a buon punto – ha sottolineato Bassanini – a Napoli e Palermo siamo già a
una copertura del 50%’’.

Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, ha insistito parlando dei bandi Infratel sul ruolo di uno Stato moderno nel qualificare gli interventi e l’utilizzo dei fondi, anche europei. “Quale, deve essere se non quello di garantire ai cittadini la possibilità di ricercare benessere? Per farlo è necessario cominciare dalle aree che hanno più bisogno e dove l’operatore pubblico investe con criteri chiari”. “La strategia della
banda ultralarga – ha sottolineato il numero uno di Invitalia – è una questione troppo importante perchè possa diventare oggetto della contesa politica. È necessaria per rendere l’Italia all’avanguardia, più forte e più competitiva. Noi abbiamo fatto il nostro dovere e iniziato a far fare gli investimenti affidandoli a chi ha vinto la gara. Ora non ci resta che verificare che i progetti si realizzino”.

Ampia la partecipazione di addetti ai lavori, come Sabrina Casalta, Head of strategy di Vodafone Italia, Massimo Angelini, Direttore Pr di Wind Tre, Francesco Nonno, Direttore Regolamentazione Open Fiber, che ha informato di aver acquisito direttamente Sky come cliente nel settore dei media. Interessanti le relazioni dei docenti ‘’digital’’della Luiss e della Sapienza, Michele Constabile e Francesco Bellini che hanno sottolineato come la banda ultra larga finirà per cambiare gran parte dell’economia con telecontrolli, monitoraggi, formazione, veicolo, droni, sensori, che saranno utilizzati dalla medicina fino all’agricoltura e l’edilizia.

Aveva introdotto il convegno Giuseppe Cornetto Bourlot, presidente di Askanews, che ha annunciato che a ‘’Italia a tutta fibra’’ , che ha affrontato un nodo di grande valenza nel futuro politico ed economico del Paese, seguiranno altri incontri che l’Agenzia, il cui direttore Paolo Mazzanti ha condotto il dibattito, organizzerà con il contributo delle Università e delle Imprese, del pubblico e del privato.