Politico Europe punta sull’analisi dei dati per diversificare la sua offerta

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Cresce il peso degli abbonamenti sui conti della versione europea di Politico, in linea con quella americana. I ricavi dalle sottoscrizioni hanno registrato una crescita del 30% rispetto al 2016, rappresentando ora, accanto a pubblicità ed eventi, la metà dei ricavi del sito.




Dal suo arrivo in Europa nel 2015, in joint venture con il gruppo editoriale tedesco Axel Springer, il portale ha costantemente sviluppato le sua attività a pagamento offrendo prodotti sempre più specifici. E ora, seguendo le strategie che l’editore ha già avviato negli Stati Uniti, Politico Europe sta allargando il suo servizio Pro, includendo anche strumenti di ricerca per i suoi abbonati.

Nirvi Shah

Recentemente, ha raccontato qualche giorno fa Digiday.com, il portale ha assunto tre analisti che lavorano con i 63 giornalisti europei (44 dei quali di stanza a Bruxelles), facendo analisi sui dati in alcune aree particolarmente rilevanti per gli abbonati, per realizzare grafici e classifiche per usi professionali, con l’idea di creare delle raccolte di dati che gli abbonati possano poi scaricare e personalizzare. Il nuovo prodotto si chiama DataPoint e nelle intenzioni di Politico c’è quella di creare tre presentazioni a settimana per ciascuna delle aree tematiche seguite dal portale, con costi di sottoscrizione che – similmente alla versione PoliticoPro – dovrebbero partire dal 7000 euro annuali.

L’obiettivo dunque è quello di offrire qualcosa che vada oltre i contenuti strettamente giornalisti, passaggio fondamentale nel piano dell’editore di differenziare l’offerta rispetto alla concorrenza locale.
“Vogliamo diventare indispensabili”, ha spiegato Nirvi Shah, editor per la versione europea di Politico Pro. “C’è molta concorrenza nelle singole aree, con migliaia di pubblicazioni che si concentrano sui temi che copriamo”, ha aggiunto. “Vogliamo utilizzare DataPoint come un modo per completare la nostra offerta e dare alle persone tutto ciò di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro.”