Attentato a Kabul, dieci giornalisti uccisi. Fnsi in piazza contro il terrorismo

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E’ di almeno trenta morti e una cinquantina di feriti il bilancio del duplice attentato realizzato dall’Isis a Kabul, nei pressi dell’ambasciata statunitense e del quartier generale della Nato. Tra le vittime anche nove giornalisti e cinque sono rimasti feriti. A riferirlo il Comitato per la sicurezza dei giornalisti afghani (Ajsc).

Il funerale di Shah Marai, fotografo dell’Agence France-Presse (Afp), ucciso nell’attentato a Kabul, Afghanistan, insieme ad altri nove giornalisti (Foto Ansa – EPA/JAWAD JALALI)

Le vittime sono: i reporter di Azadi Radio Mahram Durrani, Ebadullah Hananzai e Sabawun Kakar, il reporter di Mashal Tv Salim Talash e il suo cameraman Ali Salimi, il reporter Ghazi Rasuli di 1TV e il suo cameraman Nauruz Ali Rajabi, Shah Marai, chief photographer dell’Afp, e il cameraman di ToloNew TV Yar Mohammad Tokhi.

E secondo l’Afghanistan Journalists Center (Afjc), oltre ai nove giornalisti uccisi, c’è un decimo giornalista assassinato a colpi d’arma da fuoco poco dopo l’attentato. Si tratta di Ahmad Shah della Bbc Pashto.

Il duplice attentato è stato rivendicato dall’Isis attraverso la sua agenzia stampa Amaq. E stato “udito un forte botto”, ha dichiarato all’Ansa Andrea Salvadore, regista Rai in questi giorni nella capitale afgana per girare un documentario sui soldati italiani nel Paese. “Ero dentro la base, in una zona bunkerizzata, ed ho sentito un forte botto. Ci siamo mossi dopo la prima esplosione”. “Hanno ucciso tutti giornalisti locali, compreso il fotografo della Afp”, Shah Marai, autore di reportage sul conflitto afghano e firma di un blog sulla condizione drammatica del suo Paese.

Dopo la strage di Kabul, la Fnsi ha deciso di dedicare ai giornalisti afghani la manifestazione del 2 maggio. “Dal momento che abbiamo manifestato e urlato il nostro #jesuischarlie per le stragi compiute a pochi chilometri da casa nostra, non possiamo che far sentire il nostro #jesuiskabul”, affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente del sindacato dei giornalisti. “E chiedere a tutti noi di dare voce a chi, in Afghanistan, ancora si batte per riparare ai guasti prodotti ieri dalle ‘Nostre’ bombe e oggi da un terrorismo integralista che colpisce chiunque si opponga al suo disegno, senza distinzione di fede religiosa e colore della pelle”.