Tim, resa dei conti e assemblea record. Vivendi ed Elliott si contendono i voti. Ecco tutti i soci

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Tutto pronto per la resa dei conti in Telecom Italia, con i soci convocati in assemblea venerdi’ per decidere chi controllera’ il consiglio di amministrazione e, con esso, la gestione della societa’. I contendenti in campo sono da un lato Vivendi, il primo socio del gruppo con il 23,94% del capitale, dall’altro il fondo statunitense Elliott con il 9,19%.

Un momento dell’assemblea Tim. Nella foto, da sinistra, il presidente di Tim Roberto Capone, l’ad Amos Genish, il vicepresidente Franco Bernabe’ e il notaio Carlo Marchetti (Foto ANSA / Matteo Bazzi)

A fronteggiarsi saranno le liste proposte agli azionisti da Vivendi e da Elliott: il vincitore fara’ eleggere 10 membri su 15, mentre al perdente andranno i restanti 5 posti. I francesi candidano una rosa di nomi che ricalca a grandi linee la composizione del cda uscente (Amos Genish, Arnaud de Puyfontaine, Franco Bernabe’, Marella Moretti, Frederic Crepin, Michele Valensise, Giuseppina Capaldo, Anna Jones, Camilla Antonini, Stephane Roussel). Il fondo ‘attivista’ di Paul Singer schiera invece “nomi di elevato standing e indiscussa professionalita’” (Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Luigi Gubitosi, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Dante Roscini, Rocco Sabelli).
Alla precedente assemblea del 24 aprile e’ stata registrata un’affluenza record (il capitale rappresentato ha sfiorato il 66% del capitale) ed e’ emerso che in fin dei conti i fondi non sono cosi’ compatti, come dimostrato dal voto sulla relazione per la remunerazione, passata con il 66% dei voti. L’astensione di Vivendi che ha fatto saltare la scelta dei revisori, ha invece certificato il ‘peso’ del suo 23,94%. Dunque, nonostante i proxy advisor abbiano in massa consigliato agli investitori di votare per Elliott, non e’ detto che il fondo riesca a condurre in porto il ribaltone. Molto dipendera’ dall’affluenza: piu’ sara’ alta, piu’ Elliott avra’ chance di vittoria. E in base alle previsioni della vigilia, domani non ci si dovrebbe allontanare molto dal record del 24 aprile, con i soci attesi nella sede di Rozzano (estrema periferia meridionale di Milano) che dovrebbero rappresentare una quota vicina al 65% del capitale, percentuale in base alla quale le chance di successo per Paul Singer e alleati salgono notevolmente.

Gli animi non si sono di certo calmati neppure nei giorni che hanno preceduto il ‘redde rationem’ di domani, nonostante l’appello del vice presidente Bernabe’ che, nel guidare l’assemblea del 24 aprile, aveva invitato tutti i soci a evitare “polemiche eccessive e poco consoni al livello di una societa’ come la nostra”, che le stanno causando “gravi ripercussioni in termini reputazionali”.

Vivendi ha ribadito a piu’ riprese l’accusa a Elliott di “incoerenza”, alla luce dell’appoggio arrivato con la nomina plebiscitaria (98% dei voti) a consigliere dell’amministratore delegato uscente, Amos Genish: chi difende la guida attuale – ritengono i francesi – ne condivide di conseguenza anche i piani, e, visto che Genish e’ un candidato della loro lista, in assemblea si dovrebbe votare per essa. Nessuna incoerenza secondo Elliott che sostiene di non avere mai messo in discussione la posizione di Genish bensi’ la governance e il conflitto di interesse in capo a Vivendi, che ha minato alle basi la gestione della societa’ e i rapporti con Authority e con i competitor. Elliott ritiene infatti di puntare l’indice contro il coinvolgimento dell’azienda per risolvere l’altra grana creatasi tra Vivendi e Mediaset, l’indipendenza dubbia del consigliere Felicite’ Herzog, il naufragio della joint venture con Canal+, il ruolo in azienda di un Michel Sibony. A questa serie di accuse, solo per citarne alcune, Elliott ha aggiunto un altro carico da novanta, piu’ di attualita’, il coinvolgimento di Vincent Bollore’ in un’inchiesta per presunte tangenti in Africa occidentale. Per Elliott, la tegola giudiziaria del finanziere bretone, a capo della catena che porta al controllo di Tim, e’ un ulteriore elemento che dimostra come sia “difficile perorare una buona governance con il voto alla lista Vivendi”. (AGI)

Vivendi ed Elliott alla conta, ecco tutti i soci
Tutto pronto per la resa dei conti tra Vivendi e Elliott, i principali azionisti di Telecom Italia che all’assemblea di domani si contenderanno i voti, a suon di azioni, dei soci del gruppo per far eleggere i propri candidati nel consiglio di amministrazione. Due le liste in campo, una proposta dal colosso francese dei media e l’altra dal fondo ‘attivista’ statunitense. Chi otterra’ piu’ voti, fara’ eleggere 10 amministratori, al perdente andranno i restanti 5 membri. Alla riunione di domani e’ attesa un’affluenza intorno al 65% del capitale rappresentato, non lontano dunque dal record registrato alla riunione del 24 aprile scorso, quando e’ stato sfiorato il 66% (65,94%). Parola dunque ai soci, chiamati a rinnovare l’intero board e, con esso, a decidere chi avra’ la futura gestione della societa’.
Ecco chi sono i principali azionisti del gruppo: il primo socio e’ Vivendi, che detiene la maggioranza relativa con il 23,94% del capitale. Alle sue spalle Elliott con il 9,19 e poi Blackrock, che lo scorso 9 aprile ha comunicato alla Consob di detenere il 4,977%. Quindi la Cassa depositi e prestiti, scesa in campo rastrellando il 4,78%. Con partecipazioni superiori al 2% del capitale, si collocano invece Jp Morgan, Northern Cross e Brandes con oltre il 2,7% circa ciascuno. Subito sotto la soglia del 2% troviamo The Vanguard (1,88%), Norges Bank (1,86%) e Canada Pension (1,77%); People China Bank e’ accreditata di possedere l’1,32%, mentre Caixabank asset management detiene poco piu’ dell’1% (1,03%).