Casellati: rivedere il reato di diffamazione, rinnovando le leggi sulla stampa

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“Una stampa più libera, più forte e meno condizionabile passa anche attraverso la necessità, ormai ineludibile, di rinnovare la legislazione italiana in materia, nel solco degli ordinamenti e delle giurisprudenze internazionali. In Italia abbiamo leggi datate e in qualche caso inutili”. Lo afferma la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, al convegno sul World Press Freedom Day.

“Facendo salvo il dettato costituzionale, che cristallizza un principio fondamentale attraverso l’articolo 21, dedicato espressamente alla libertà di stampa, non vi è dubbio alcuno che la normativa vigente sconti il peso degli anni e l’incapacità di adesione del dato testuale alle trasformazioni di una realtà in continuo divenire. Non solo per quanto attiene all’informazione attraverso il web, ma anche per quella di tipo tradizionale. Mi auguro che il Parlamento affronti questo tema e produca in tempi rapidi i necessari interventi legislativi ormai non più rinviabili”.

La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (Foto
ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

La presidente del Senato ha parlato anche della necessità di rivedere il reato di diffamazione. “Pur essendo convinta che la libertà di stampa non può in alcun modo essere libertà di diffamare, credo che sia arrivato il momento di armonizzare la normativa in materia”. “E’ chiaro che non può coesistere nel nostro ordinamento un disequilibrio tale per cui, in punto di diritto, si rischia una condanna maggiore per un reato di diffamazione a mezzo stampa piuttosto che per un omicidio colposo”. “E’ chiaro che in epoca di informazione digitale bisogna superare la vecchia e anacronistica impostazione basata anche sulle pene detentive, che ci sono costate appelli e richiami in ambito internazionale”, ha spiegato.

“La stampa, però, per essere veramente libera – ha ammonito la presidente del Senato – ha l’obbligo di esercitare la sua funzione entro i limiti della deontologia professionale, attraverso una corretta valutazione della veridicità delle fonti, della fondatezza della notizia e del suo reale interesse pubblico, senza abbandonarsi al pregiudizio e alla ricerca spasmodica di un elemento, anche il più debole e inconsistente, che lo avvalori. Un compito ancora più difficile nell’epoca dei Social, dove trovano terreno fertile e si rigenerano le cosiddette ‘fake news’, attraverso un meccanismo di auto riproduzione di false notizie che assurgono al rango di verità. Un fenomeno preoccupante, reso ancora più evidente dalla crisi dell’editoria tradizionale e della carta stampata in particolare”.

“Un’informazione libera è un’informazione vera. A questo obiettivo devono concorrere tutti: la classe politica, con adeguati interventi legislativi, ma anche l’Ordine professionale e ogni singolo giornalista che ne fa parte. C’è bisogno di dare ossigeno alla corretta informazione e lo si potrà fare attraverso il sostegno a tanti giornalisti coraggiosi impegnati su vari fronti alla ricerca della verità, ma anche con l’equilibrio e il buon senso di chi sa che il miglior giornalismo è quello che resta fedele al racconto dei fatti e rifugge da ogni sensazionalismo – ha puntualizzato Casellati – secondo cui “Equilibrio e verità sono i due piatti di una stessa bilancia, rappresentati plasticamente dal logo dell’evento di oggi. Dove la penna, intrisa dell’inchiostro di un diritto fondamentale per ogni cittadino, fa da fulcro ai diversi pesi e contrappesi e concorre alla corretta formazione-informazione di ognuno di noi”.

Infine un riferimento anche ai giornalisti minacciati dalla criminalità perché raccontano i fatti, per i quali “sono attivi sistemi di protezione efficaci”. “Ciò che va incentivato, con l’azione concreta e con l’educazione alla legalità e alla verità, è la scorta cosiddetta civile, quella della silente maggioranza dei cittadini onesti e laboriosi che si schierano dalla parte giusta e fanno da argine al pericoloso isolamento che preoccupa e mette paura”, ha spiegato Casellati, citando il sacrificio di Giancarlo Siani e le situazioni di Federica Angeli e di Paolo Borrometi.