Turchia, allarme giornalisti anti-Erdogan: 90% media sotto giogo governativo

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In occasione della “Giornata mondiale della libertà di stampa” lo scorso 3 maggio il Parlamento europeo ha ospitato una conferenza dedicata al caso della Turchia.

Le proteste durante una delle udienze del processo ‘Cumhuriyet’nel settembre 2017 (Foto Ansa – EPA/ERDEM SAHIN)

Malgrado le elezioni anticipate convocate dal Presidente Recep Tayyip Erdoğan il 24 giugno prossimo, numerosi giornalisti di opposizione hanno trovato il tempo di lasciare la Turchia per recarsi a Bruxelles, dove hanno lamentato la continua diminuzione dello spazio di manovra dei media non direttamente legati al governo, chiedendo aiuto alle istituzioni europee. In particolare, al centro del dibattito c’è stato il passaggio di proprietà del colosso editoriale Dogan che, come spiegato nell’ultimo numero cartaceo di “Prima”, rappresenta per molti analisti l’atto finale nel progressivo annientamento della stampa indipendente in Turchia.

“Con l’acquisizione del colosso editoriale da parte di un imprenditore vicino ad Erdogan ci troviamo in una situazione in cui oltre il 90 per cento dei media sono sotto il controllo diretto del governo, in particolare l’intero mercato televisivo se si esclude il canale “Halk TV”, ha detto il giornalista Yavuz Baydar, che adesso dirige il giornale online Ahval da Bruxelles. “Dogan” detiene fra l’altro il canale televisivo CNN Türk, oltre ai giornali “Hürriyet” e “Posta” (il primo e il quarto del paese). “Visto che oltre il 90 per cento del pubblico turco si informa attraverso la televisione, questo è un dato non indifferente in vista delle elezioni”, ha continuato Baydar, spiegando che “attraverso i nostri siti online di opposizione possiamo raggiungere una minoranza di giovani istruiti nelle città, non certo il grosso dell’elettorato”. Il corrispondente dalla Turchia dell’Economist Piotr Zalewski è intervenuto denunciando che in Turchia “le fake news sono divenute mainstram”. “Se ti informi solo attraverso i media filo-governativi, ben presto crederai che le operazioni militari turche in Siria non hanno causato alcuna vittima fra i civili, che il deprezzamento della lira turca è causata da un’oscura lobby, e che tutti i politici curdi appartengono a un gruppo terroristico”, ha detto Zalewski. Zalewski ha però anche ricordato che la libertà di stampa ha attraversato diverse fasi difficili nella storia turca anche prima dell’arrivo al potere di Erdogan”. “In Turchia non c’è mai stato spazio per il giornalismo investigativo, gli opinionisti hanno sempre usato i giornali per fare politica, e i processi si svolgono sempre nei media prima di arrivare in tribunale”, ha detto Zalewski.