Food, italiani appassionati di cibo etnico. Nielsen: consumatori sempre meno prevedibili

Nei territori del prossimo futuro la sfida dei consumi non si baserà sulla capacità di adeguarsi ai cambiamenti sempre più veloci, ma cittadini e imprese dovranno saper cogliere le nuove opportunità offerte dalle tecnologie. E’ uno dei dati emersi nella conferenza stampa di presentazione della 34esima edizione de Linkontro, il tradizionale appuntamento per la business comunity che si è aperto nel pomeriggio nella sala convegni del resort Forte Village, con una relazione dell’Amminiostratore delegato di Nielsen Italia, Giovanni Fantasia.

  • Leggi o scarica la ricerca Nielsen ‘Consumi: rallentamento o trasformazione?’ (PDF)
  • Dopo 3 anni di crescita sostenuta dei fatturati e dei volumi di vendita nel largo consumo, i primi mesi diel 2018 registrano un trend del +1,0% nel giro d’affari e del +0,4% nei volumi. Nel medesimo periodo dell’anno precedente l’incremento a valore era del +2,2% e dello 0,9% a volume. In questo scenario si inserisce un particolare trend di consumo dettato dalla “moda” del cibo etnico tra le mura domestiche o “fuori casa. I dati emergono da una survey realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana (52.7 mio ind. 14+) e presentata alla stampa prima dell’avvio ufficiale dei lavori.
    Sono 14 milioni gli italiani che dichiarano di aver mangiato in ristoranti e locali di cucina etnica tra gennaio e marzo 2018, vale a dire il 42% dei 33,6 milioni che hanno dichiarato di aver mangiato fuori casa almeno una volta nel periodo in analisi. Di questi il 24% mangia etnico fuori casa con regolarità, più di una volta a settimana (in media 1,6 volte). Rispetto al 2013, gli italiani che hanno aumentato il consumo di ethnic food in locali e ristoranti sono 7,6 milioni, il 28% di chi sceglie anche questo tipo di cibo quando mangia fuori casa. Il 52% ha dichiarato un consumo stabile.


“Le tematiche legate all’alimentazione sono connesse – ha spiegato Fantasia – con i modelli culturali di un’epoca che si configura sempre più come l’epoca del cambiamento. Siamo di fronte a una molteplicità di fattori che simultaneamente giocano un ruolo decisivo, spostando l’asse di equilibrio del consumatore. Quello della cucina etnica è un trend che va sempre più radicalizzandosi nel nostro rapporto con il cibo. Non possiamo tralasciare l’impatto che una nuova formula di alimentazione può avere nei confronti del grocery. Ci troviamo di fronte a un consumatore sempre meno prevedibile, alla ricerca di esperienze più che di prodotti – ha continuato Fantasia – . Non si tratta più di mettere al centro dei nostri parametri di misura i volumi, ma la capacità dei nostri prodotti di rispondere alle esigenze di un consumatore sempre più globalizzato ed espressione di un mix culturale di non sempre facile lettura. Tale mix culturale costituisce per il mondo della grande distribuzione una sfida che non ci può cogliere impreparati. Linkontro rappresenta un’occasione perché ciò non avvenga, grazie al confronto tra diverse esperienze trasversali alle dimensioni valoriali che ci definiscono” – ha concluso Fantasia.

Per il 48% degli italiani, la cucina preferita è esclusivamente quella nazionale. Per il restante 52% (35% alterna cucina italiana ed etnica, il 17% sceglie solo cucina etnica), le principali preferenze da gustare sono le seguenti: il 23% sceglie la cucina cinese, il 22% quella giapponese, il 9% quella messicana, turca 8%, indiana 5%. Analizzando le ragioni alla base della scelta dell’etnico quando si mangia nei ristoranti, il 46% dichiara che è quella di mangiare piatti che non si cucinano in casa, il 42% perché piace il gusto esotico, il 37% per variare, il 15% perché costa meno mangiare in locali etnici rispetto ai ristoranti italiani, il 10% per scoprire nuove ricette da replicare a casa, l’8% perché il servizio è veloce, il 7% per comodità, il 4% anche per motivi salutistici (15% non sa / altri motivi).

Quanto al fenomeno dell’e-food channel, emerge che l’8% degli italiani (4,4 milioni di persone) ha utilizzato i servizi online di food delivery almeno una volta. Il dato sale al 22% se si isola il profilo “25-34 anni” e scende al 2% relativamente alla fascia “55-64 anni”. L’80% di chi ha utilizzato il servizio, lo ha fatto almeno una volta negli ultimi 3 mesi, con una frequenza media di 0,8 volte al mese. Due milioni di persone (53%) ordinano sul web solo piatti italiani, 630mila individui (18%) solo cibi etnici, 1 milione (29%) sia italiano sia etnico. Il 78% degli italiani dichiara di essere coperto da un servizio online di food delivery, nelle grandi città il dato sale al 95%.

La ricerca della Nielsen analizza anche la tendenza a cucinare i cibi etcbnici in casa, 20,7 milioni di italiani che tra le mura domestiche si dilettano in ricette etniche. Tra questi, 8,6 milioni (43%) cucinano più piatti non italiani rispetto al 2013, il 35% con la stessa frequenza, il 22% (4,8 milioni) meno spesso. Inoltre, la metà dei consumatori italiani, 26 milioni di persone, rispetto al 2013 ha aumentato l’utilizzo di prodotti/ingredienti etnici per arricchire le proprie ricette, dimostrandosi aperti a provare nuovi sapori. La sperimentazione verso la preparazione di ricette etniche in casa è una pratica diffusa soprattutto tra i più giovani (25-34 anni), mentre le fasce più mature si dimostrano le più tradizionaliste e restie all’acquisto di questi prodotti al supermercato: solo il 7% degli over 65% dichiara di voler trovare una più ampia offerta di ethnic food tra gli scaffali. Il consumo etnico tra le mura domestiche viene declinato anche in relazione alla tendenza ad acquistare cibi “ready to eat” al supermercato per consumarli in casa. Sono 18,1 milioni, un terzo del campione (34%), quanti dichiarano di acquistare piatti etnici pronti nella grande distribuzione, ma la tendenza è in aumento: 6,8 milioni di italiani (35% dei consumatori) comprano più etnico “ready to eat” rispetto al 2013.

Sono i cosiddetti “superfood” a trainare in parte questa crescita grazie al numero di benefici che apportano all’organismo e alla loro presenza in gran parte dei cibi provenienti da “lontano”. Il 30% degli intervistati ritiene che gli alimenti etnici facciano bene alla salute, il 14% li ritiene sani e il 6% leggeri. Sempre più Asia arriva nelle nostre cucine, tanto che il 21% degli intervistati dichiara di aver aumentato il consumo di riso basmati rispetto al 2013. Allo stesso tempo, i nuovi ingredienti di origine esotica si mescolano alle ricette del Bel Paese: il 28% dichiara di utilizzare più zenzero rispetto al 2013, il 22% la curcuma e il 17% il curry. Analizzando le preferenze sulle diverse origini del cibo etnico consumato a casa, sia che lo si cucini o che lo si gusti pronto al consumo, emerge che la cucina messicana risulta essere la più preparata (31%). Le “ready to eat” più acquistate al supermercato sono invece la cucina turca (78%), la giapponese (77%) e la cinese (65%).

La cucina italiana resta sempre al centro della tavola, ma le identità “gastronomiche” cominciano a stimolare i gusti degli italiani, rendendoli meno “patriottici” a tavola: più di 2 italiani su 3 ritengono che la cucina etnica non sia una moda passeggera.

 

 

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