Giuseppe Conte indicato presidente del Consiglio. Ecco chi è per la stampa

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E alla fine le indiscrezioni sono state confermate. Giuseppe Conte è il nome per Palazzo Chigi indicato al Capo dello Stato, Sergio Mattarella da Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

 

Nonostante al Colle avrebbero probabilmente preferito un altro profilo “per una questione di responsabilizzazione” della forza politica più premiata dagli elettori il 4 marzo. Insomma “un politico a tutto tondo come Di Maio” ha scritto il Quirinalista di punta del Corriere della Sera, Marzio Breda. In un articolo rilanciato con una certa enfasi dal Dagospia, con un titolo dal sapore volutamente calcistico: “Mattarella prova a fare il cucchiaio a Salvini: vuole Di Maio a Palazzo Chigi”. Ma del resto sui social e non solo, impazza da ore anche la satira pallonara, ispirata dalle indiscrezioni trapelate sul nominativo decisamente sconosciuto ai più. L’illustratore Franco Portinari ha incassato centinaia di like con una vignetta che dà il tono del totopremier appena concluso: “da dove arriva questo?” chiede un tifoso ad un assiduo lettore di cose sportive: “Premier league, I suppose”.

Giuseppe Conte (foto Ansa)
Giuseppe Conte (foto Ansa)

Ma appurato che non si tratta del ct del Chelsea, chi è davvero Conte? Marco Galluzzo del Corriere della Sera, fa notare che l’aspirante premier indossa sempre i gemelli e gli piace la pochette. Si è laureato in Legge alla Sapienza, ma ci tiene, oltre all’eleganza, a far sapere che ha un curriculum che in pochi possono vantare: “è passato come studente, nel 1992, tra Yale e Duquesne, un anno dopo a Vienna (International Kultur Institut), sette anni dopo in Francia alla Sorbona, nel 2001 nel Regno Unito, presso il Girton College, in quel centro del sapere e della ricerca mondiale che si chiama Cambridge, e poi ancora alla New York University, circa dieci anni fa”. Il “professore” per il quotidiano di Via Solferino è “Zero politica e tanto curriculum”. Parrebbe difettare solo dei quarti di sangue nobile che invece non mancano all’attuale presidente del Consiglio. Inevitabile, allora, la proposta della sempre brillante Lia Celi: “Gentiloni è anche conte. Non possiamo tenerci lui come premier?”

Scherza pure, via twitter, l’acuta notista politica del Giornale, Laura Cesaretti. Che a proposito del premier indicato al Colle è tranciante: “Pizza e Fichi”, ossia un signor “Nessuno”. Come nota il suo direttore, Alessandro Sallusti nel titolo che apre il quotidiano dedicato al governo da ‘Scherzi a parte’. Per Simone Cosimi di Wired, invece, Giuseppe Conte è il “quinto premier non eletto” e figlio non di una ma di ben “due caste” chiamato a fare da esecutore “a un contratto sgangherato”. Aspetto, quets’ultimo sottolineato anche da Massimo Giannini che nel suo commento su Repubblica parla di un premier “senza potere”, poco più di un prestanome. Praticamente una figura a metà strada tra un visconte dimezzato e un cavaliere inesistente alla Calvino.

Letteratura troppo nazionalpopolare per ispirare Il Foglio. Giuliano Ferrara per le previsioni (assai pessimistiche) sul “governo vattelappesca” preferisce evocare Flaubert: “de quelque côté qu’on pose les pieds on marche sur la merde”. Mentre Luciano Capone, il fogliante che qualche settimana fa ha scoperto il barbatrucco dello sbianchettamento del programma da parte dei 5 Stelle, via twitter chiosa: “come premier mettiamo un ‘Amico’ del popolo tipo Marat, (l’ami du peuple), al governo affianchiamo un comitato di conciliazione (comitato di salute pubblica). Poi arriva Napoleone”. “Magari!” gli ha risposto un internauta per nulla preoccupato delle sorti del governo giallo-verde che si va profilando. E meno che mai del superlavoro toccato negli ultimi 70 e passa giorni a Sergio Mattarella. Per alcuni affaticato, per altri solo indispettito per le turbolenze riservate dalle ultime settimane.

Eppure il quirinalista della Stampa Ugo Magri per descrivere la situazione al Colle mutua il lessico dei tempi di guerra, parlando di “trincea” del Capo dello Stato. Intenzionato a non cedere alla tentazione di occuparsi del programma elaborato dai pentaleghisti. E nemmeno di ministri di cui parlerà solo con il premier Conte, che per il suo collega Fabio Martini è “Il Frattini dei sovranisti”.

Già, i ministri: “un dossier” scrive Alberto Gentili del Messaggero, su cui il Capo dello Stato “non accetta pacchetti chiusi. E vuole una personalità autorevole e di garanzia per l’Economia”. Perché i capricci di questi giorni del “Signor Spread”, annotano dall’Huffington Post, hanno imposto cautela. Da ultimo al Colle che ha convocato Di Maio e Salvini a borse chiuse, nel tardo pomeriggio. Ma con la certezza di chiudere per ora di cena. E allora soccorre la metafora culinaria usata da Massimo Adinolfi sul Mattino. “Nessun governo può essere giudicato ancor prima di nascere benché il contratto abbia un profilo ideologico chiaro di cui il premier, ciliegina sulla torta, difficilmente potrà cambiare il sapore. Ma ormai siamo arrivati alla prova del budino e tocca assaggiare”. Buon appetito.