Il futuro dei media secondo i big: i ricavi pubblicitari non esistono più; ai digital i costi dell’informazione…

Dopo tre anni torna Crescere tra le righe, convegno organizzato dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori organizzato da Ceccherini a Borgo La Bagnaia (Siena).  Presenti i direttori dei più prestigiosi quotidiani nazionali e internazionali e i manager dei big digitali tra cui  Gerard Baker, del The Wall Street Journal, Dean Baquet, del The New York Times, Martin Baron, del The Washington Post. Richard Gingras Vice Presidente News Google, Alex Hardiman direttore news products Facebook e Peter Greenberger direttore Global content Partnerships, News Twitter. Presenti anche  l’amministratore delegato del “The New York Times”, Mark Thompson, il ceo di Newscop, Robert Thomson e l’a.d. di Time Warner, il colosso dei media conglomerato a capo della CNN, Jeff Bewkes. Parteciperanno ai lavori, infine anche la fondatrice del “Palo Alto High Shool Media Arts Center”, Esther Wojcicki e il Presidente EMEA di Google, Carlo d’Asaro Biondo.

Nella foto Martin Baron, Gerard Baker, Dean Baquet e Maurizio Molinari

Tanti anche i rappresentanti della editoria italiana: Urbano Cairo, presidente e ad di Rcs MediaGroup, Marco De Benedetti, presidente del Gruppo GEDI, John Elkann, presidente e ad di Exor NV e azionista di The Economist, Andrea Riffeser Monti, ad di Poligrafici Editoriale, Franco Moscetti, ad de Il Sole 24 Ore, Maurizio Costa, presidente della Fieg, e Monica Maggioni, Presidente Rai, e molti direttori dei quotidiani partecipano durante l’anno a ‘Il Quotidiano in classe’. Tanti anche i rappresentanti del mondo dell’economia, ma anche Andrea Bocelli, fondatore della Fondazione che porta il suo nome. Sul palco subito Massimo Gramellini, vice direttore del Corriere della Sera, e Stefania Pinna di Sky Tg24, che condurranno la due giorni.

Il modello di ricavi da abbonamenti digitali del NYT

Il modello di ricavi da abbonamenti digitali del NYT

Mark Thompson, presidente e amministratore delegato del New York Times: il digitale tra tre o quattro anni supererà la carta
“Sia la carta stampata che il digitale ci portano utili. Entrambi hanno un margine positivo nel nostro bilancio: attualmente il digitale rappresenta circa il 38% del totale dei ricavi, la carta il 62%. Il peso del digitale cresce del 5-6% ogni anno e tra 3 o 4 anni supererà quello della carta”. Lo ha detto il presidente e amministratore delegato del New York Times, Mark Thompson. “Quello che conta – ha aggiunto – è che ora il digitale rappresenta già una significativa fonte di utile, che è più che raddoppiata in 5 anni”.

Mark Thompson, presidente e amministratore delegato del New York Times

Mark Thompson, presidente e amministratore delegato del New York Times

Gerard Baker, direttore del Wall Street Journal: il giornalismo deve raccontare azioni illegali
Il rapporto tra liberta’ di stampa e democrazia e’ diretto, se manca l’una non c’e’ l’altra; ma e’ anche vero che “il giornalismo e’ raccontare quello che non va, le azioni illegali, le cose che danneggiano la societa’, quello che qualcuno vuol tenere segreto. E se questo vuol dire denunciare una persona, va fatto. Diversamente non avremo una democrazia in cui le istituzioni devono rendere conto ai cittadini delle loro azioni”. Lo ha detto Gerard Baker, direttore del Wall Street Journal, intervenendo con i suoi colleghi dl New York Times, Dean Baquet, e del Washington Post, Martin Baron, al panel ‘Il frastuono dei media e l’orgoglio del buon giornalismo’ alla decima edizione di ‘Crescere tra le righe’ promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori.  Per Baker la stampa “dev’essere libera e capace di interrogare i governi”. Il direttore del Wsj ha comunque rilevato che oggi “il giornalismo e’ migliore di quello che pensiamo sia. Il nostro giornalismo e’ migliore”. Baker ha inoltre sottolineato che “esiste la verita’ oggettiva e dobbiamo scoprirla” e per il giornalista “l’affidabilita’ e’ il requisito fondamentale, la responsabilita’ primaria”. Il dibattito e’ stato seguito con molto interesse dai numerosi studenti in sala e non sono mancate le domande ai direttori delle tre prestigiose testate statunitensi con riferimento a vicende come la guerra in Iraq e in Siria, dove la diffusione al pubblico di notizie relative ad arsenali di armi, anche chimiche, si e’ intrecciata con il via ad operazioni militari sul terreno da parte della coalizione internazionale di volta in volta costituita. (AGI)

Dean Baquet, direttore del New York Times: dare per primi news non comprometta verita’.  Crescono gli abbonamenti ai contenuti di qualita’ 
La competitivita’ tra testate giornalistiche e’ importante, anzi “e’ importantissima e salutare e sono d’accordo che debba esserci”, ma occorre tener presente che “puo’ anche indurre in errore”. E quindi occorre la massima attenzione, la massima verifica prima di pubblicare qualcosa. E’ l’ammonimento di Dean Baquet, direttore del New York Times, nel corso del panel ‘Il frastuono dei media e l’orgoglio del buon giornalismo’ dove e’ intervenuto con i direttori del del Wall Street Journal, Gerard Baker, e del Washington Post, Martin Baron, nell’ambito della decima edizione di ‘Crescere tra le righe’ promosso a Borgo La Bagnaia dall’Osservatorio Permanente Giovani-editori.
A sua volta Baker ha insistito sulla ‘tensione’ che si e’ determinata tra “competitivita’ e oggettiva attendibilita’”, e ha riferito che “ci sono standard elevatissimi per verificare l’attendibilita’, poniamo moltissimi ostacoli per i nostri giornalisti (per verificare la notizia, ndr) e questo rallenta le cose” . Certo – ha aggiunto – c’e’ la possibilita’ “che qualcun altro che non ha altrettanti scrupoli non affronta il percorso a ostacoli, e questo a volte ci spinge a essere meno precisi e meno rigorosi”.
Comunque e’ evidente che “la competitivita’ e il giornalismo di qualita’ sono un’ottima cosa, e se possiamo battere il collega e’ chiaro che questo ti fa star bene”. Ma la condizione primaria resta quella di “non compromettere i nostri valori, e a volte ci sara’ una storia che non potrai pubblicare perche’ avrai seguito il percorso corretto. Non dobbiamo scendere a compromesso con i nostri valori, altrimenti danneggiamo la nostra testata”.
Se al New York Times oggi ci sono piu’ giornalisti di 10 anni fa non e’ certo grazie alla pubblicita’ ma perche’ “abbiamo chiesto ai lettori di pagare per un contenuto che non sarebbero riusciti a trovare da nessun altra parte”. Cosi’ Dean Baquet, direttore del Nyt. Per Baquet “c’e’ sempre piu’ bisogno di verificare le notizie, di cercare riscontri e fonti. E questo giornalismo di qualita’ e’ apprezzato. Sono in crescita infatti gli abbonamenti ai contenuti di qualita’, per avere informazioni puntuali e precise che i lettori non riescono a trovare altrove. Noi non siamo il ritratto del giornalismo statunitense in generale, noi siamo il giornalismo di alta qualita’. Se vogliano che i lettori paghino, bisogna mantenere un giornalismo di alta qualita’”. E questa realta’ e’ – a suo avviso – presente anche in altri grandi giornali, dove di recente ha preso piede l’idea del profitto.
All’esigenza di guadagnare ha fatto riferimento Martin Baron, direttore del Washington Post, anche lui intervenuto al panel, ricordando che il gruppo e’ tornato agli utili due anni fa, utili che sono stati destinati agli investimenti. Baron ha sottolineato che “non e’ solo questione di traffico o utenti: non si guadagna sulla base della pubblicita’. L’area di crescita per noi tutti e’ quello degli abbonamenti e cosi’ abbiamo scoperto che sono disposti a pagare. Succede sempre di piu'”. E per Gerard Baker, direttore del Wall Street Journal, oggi la pubblicita’ va ai giganti digitali, “e per noi sono importanti gli abbonamenti che tu puoi avere solo se produci giornalismo di qualita’”. (AGI)

Jeff Bewkes, Ad di Time Warner

Jeff Bewkes, Ad di Time Warner

Jess Bewkes, amministratore delegato Time Warner:  le piattaforme digitali dovrebbero pagare i costi dell’informazione
Un Osservatorio permanente sull’editoria come quello che in Italia vede insieme giovani ed editori “lo vorremmo negli Stati Uniti, non vogliamo comprare questo…”. Lo ha detto Jess Bewkes, amministratore delegato Time Warner. “Se i fatti sono importanti chi è che paga questi fatti? Se la qualità dell’informazione è così importante perché non li pagate voi i costi di questa informazione?”. E’ la domanda posta da Bewkes “a Facebook o Google o ad altre piattaforme”.
“Tutto il sostegno finanziario se lo prendono loro e lo allontanano dai noi, questo rende difficile creare il contenuto giornalistico che ha interessato i lettori”, ha sottolineato Bewkes. “Le piattaforme digitali dovevano unirci e invece ci separano”, ha concluso l’ad di Time Warner.

Richards Gingras, vice presidente di Google News

Richards Gingras, vice presidente di Google News

Richards Gingras, vice presidente di Google News: i ricavi pubblicitari non esistono piu’ . Aumentano gli abbonamenti
Il mercato internet delle news ha cambiato i comportamenti del consumatore e “la cosa sorprendente e’ che la pubblicita’ ha seguito quel cambiamento dei comportamenti. E per questo i ricavi dalla pubblicita’ non esistono piu'”. Lo ha detto Richards Gingras, vice presidente di Google News. Gingras ha anche rilevato che 40 anni fa negli Usa per i giornali le risorse arrivavano in gran parte dalla pubblicita’ e gli abbonati erano meno del 5%, oggi invece si assiste ad un incremento degli abbonamenti e questo “porta a un cambiamento salutare per il nostro settore”. (AGI)

Urbano Cairo

Urbano Cairo

Urbano Cairo, presidente e amministratore delegato RCS MediaGroup: investire molto sul digitale ma carta va difesa
Lo sviluppo del digitale e’ importantissimo, “dobbiamo stare al passo con i tempi e investendo molto”, ma la carta non va in pensione nell’editoria, “resta una componente molto importante” specie per una realta’ come RCS MediaGroup la cui attivita’ tra Italia e Spagna rappresenta ancora oggi l’84% del fatturato. E quindi “non puoi non dare importanza alla carta e fare tutta una serie di miglioramento e innovazioni sul prodotto cartaceo, lanci di cose nuove. La carta va protetta, anche perche’ da li’ viene una parte molto significativa dei margini di Rcs”. Lo ha detto Urbano Cairo, presidente e amministratore delegato RCS MediaGroup, intervenendo al convegno ‘Crescere tra le righe’ in corso a Borgo La Bagnaia.
A proposito di editoria digitale, Cairo ha ricordato che rispetto ad altre realta’ oltre confine, in Italia e’ che “tutti i giornali sono free sul digitale e questo comporta che lo standard di mercato e’ avere l’informazione free e nel momento in cui diventi a pagamento, tutto questo ha una realizzabilita’ minore”. Alla domanda poi sui giornalisti ‘scomodi’, Cairo ha detto “assumo i giornalisti scomodi, avere un giornalista che faccia domande e’ la cosa piu’ bella”. (AGI)

John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor: Libertà di stampa e indipendenza vanno garantite, non condizionate

“Credo che sia estremamente importate che ci sia nella nostra democrazia, come in altre, la libertà di stampa, cosa in cui la mia famiglia ha sempre creduto; che le organizzazioni giornalistiche possano esprimersi, fare inchieste, raccontare le loro verità, e soprattutto che non ci siano costrizioni”. Lo ha detto John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, durante il suo intervento alla decima edizione del convegno “Crescere tra le righe”, che si sta svolgendo a Borgo La Bagnaia (Siena), promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori (Opge).

“E’ importante che ci sia anche non solo un filtro ma anche dell’intelligenza critica – ha spiegato Elkann – perchè fa bene a noi come società, ci aiuta a migliorare, anche nel momento in cui si cerca di parlare direttamente alla gente. Spero che una funzione di critica costruttiva rimanga”.

“Preoccupa, e lo abbiamo visto in certe democrazie, che quando ci sono cambiamenti politici, non si cerca di garantire un’indipendenza alle organizzazioni giornalistiche ma di condizionarle”, ha aggiunto Elkann. (AdnKronos)

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