La tv delle ragazze torna su Rai 3. Linda Brunetta (coautore): in Rai la satira si è spenta da un pezzo

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Era stata laconica qualche settimana fa Serena Dandini. Che ospite di Lilli Gruber a 8 e mezzo aveva suggerito l’idea di un suo probabile ritorno in Rai. Inutile sapere di più dalla diretta interessata. Ma la notizia trova ufficiosa conferma dai piani alti di Viale Mazzini, che a fine mese di giugno sveleranno i nuovi palinsesti.

Serena Dandini (foto Ansa)
Serena Dandini (foto Ansa)

Cosa riuscirà a riportare la Dandini a Rai3? Quattro puntate in prima serata in autunno della “Tv delle ragazze, trent’anni dopo”. Un’operazione che sarebbe riduttiva definire di puro amarcord: per molti la Tv della ragazze è stato il primo show politicamente scorretto, non solo per le imitazioni esilaranti e la satira graffiante, ma anche una sperimentazione tutta al femminile che è stata la fucina per programmi di culto degli anni ’90. E che ha lanciato nel mondo dello spettacolo italiano alcune delle più famose attrici comiche dei giorni nostri.

Primaonline ha chiesto dunque conferma dell’indiscrezione a una delle tre autrici storiche (con la stessa Dandini e Valentina Amurri) del programma delle ragazze, Linda Brunetta, intercettata a margine del convegno Anart (l’associazione nazionale degli autori radiotelevisivi e teatrali) dedicato agli scenari di rischio per la tutela del diritto d’autore dopo il via libera alle norme che pongono fine al regime di esclusività della SIAE.

Come nasce l’idea di riportare sugli schermi la ‘Tv delle ragazze’?

Ci ha contattato qualche settimana fa il direttore di RaiTre, Stefano Coletta che abbiamo scoperto essere un fan storico del programma, e che ci ha proposto di riportarlo sugli schermi. Ovviamente abbiamo accettato molto volentieri e stiamo pensando ad uno spettacolo che non sia solo il revival delle due stagioni del programma ideato ormai 3 decenni fa. Si accompagnerà idealmente ad una sorta di Stati generali delle tematiche femminili per capire cosa è cambiato, come e se è migliorata la condizione delle donne in questi lunghi anni.

Come si tiene insieme l’ amarcord e il racconto del presente?

Cercheremo di far partecipare le eccellenze femminili non solo nel campo dello spettacolo, ma anche in quello scientifico o sociale. Mi ha colpito molto, ad esempio, la storia della più grande oceanografa vivente che all’età di 80 anni ancora si immerge e lavora per salvare il mare dalla plastica. E mi colpisce anche la capacità di alcune ragazze, oggi, di fare satira: attraverso una bravura anche tecnologica elevata, sono riuscite ad imporsi in piena autonomia come star del web, una vetrina immensa ma anche un’arma pericolosissima che a tratti rasenta la follia. Comunque un fenomeno impensabile ai nostri tempi quando si avevano a disposizione i palcoscenici dei teatri e le rassegne di cabaret. Quel che è certo è che lo strumento è cambiato come pure i tempi della narrazione, ma il taglio e l’ironia di alcune di queste mattatrici, mi viene in mente ad esempio Martina Dell’Ombra (al secolo Federica Cacciola, ndr), è assolutamente analoga a quella della nostra generazione.

Come si fa a raccontare la stagione della ‘Tv delle ragazze’ a chi non l’ha vissuta?

Spero ci saranno tutti i volti storici del programma, da Angela Finocchiaro a Lella Costa fino a Francesca Reggiani, solo per citarne alcune. Le rivedremo in sketch ormai diventati mitici e faremo altre cose nuove: il tentativo è quello di riportare in Rai la satira sull’universo femminile. Trent’anni fa fu un successo per originalità del linguaggio e per il non conformismo dell’approccio. Ma quello che ci interessa è anche far comprendere come sia mutato il tempo, ma i caratteri o anche i tic spesso sono gli stessi. Rivedendo alcuni spezzoni del programma ho trovato spunti ancora di grande attualità: la Finocchiaro allo specchio alle prese con la sfida al tempo che passa per esempio, è un evergreen. Magari oggi la storia delle cremine riparatorie sembra un po’ ingenua e magari, guardandosi attorno, ha più senso leggere la sfida delle donne alla vecchiaia in chiave chirurgica… E che dire degli assorbenti intimi, sono ancora un topus della felicità attuale, con o senza ali. Poi ci sono temi che oggi si sono imposti di prepotenza: la tematica delle molestie sessuali non era così forte trent’anni fa.

Il programma era molto popolare ma anche molto amato dalla critica. Quali furono le ragioni del suo successo?

Innanzitutto la Tv delle ragazze nacque non a caso nella RaiTre del direttore Angelo Guglielmi e del capostruttura Bruno Voglino che godevano di grande libertà e che con estrema intelligenza hanno coinvolto autori esterni. La loro esigenza di innovare si è felicemente incontrata con la nostra capacità di raccontare il nostro mondo. Il taglio satirico è stato l’espediente per far comprendere temi come l’amore a volte tormentato, la difficoltà di crescere i figli, il lavoro come pure l’invecchia. Del resto la satira o è uno sguardo sulla realtà o non è.

La satira è quasi scomparsa dalla Tv in quelle forme…

Si sono affermati tanti stand up commedians, basta citare Crozza prima su La 7 poi ora altrove, Guzzanti su Sky. Mediaset ha mantenuto programmi di satira ormai tradizionali, mi vengono in mente ‘Scherzi a parte’ o ‘Le Iene’. In Rai per molto tempo quella luce si è spenta o quasi. Non so se c’entri o meno l’invadenza della politica che spesso è evocata anche a sproposito. E’ un fatto che la satira obbliga ad assumersi delle responsabilità rispetto ai format comprati dall’estero. Per questo con gioia abbiamo raccolto subito l’invito del direttore di RaiTre Coletta.

Come Anart avete organizzato un convegno dedicato alle società di collecting dopo la fine del monopolio SIAE. Quanto è difficile essere autore oggi?

Basta guardare alle nuove norme che sono state varate in nome della libertà e della concorrenza che rischiano di essere contrarie ai reali interessi della categoria degli autori professionisti. Il diritto d’autore è la remunerazione del lavoro intellettuale e creativo, mentre la concorrenza è un vantaggio solo per gli utilizzatori e per i nuovi gestori del business che si vogliono affacciare in questo “mercato”, i quali, come già dimostrato, non avranno alcun interesse ad amministrare repertori difficili e non remunerativi, come quello teatrale e lirico. Oppure saranno obbligati ad applicare provvigioni maggiori di quelle della SIAE che, a differenza di quanto si afferma, sono in linea con quelle europee. La conseguenza di tutto ciò è il rischio della crisi del sistema del diritto d’autore in generale, una manna per chi ha già maturato profitti miliardari sulle spalle degli autori”