I Cdr del Gruppo 24 Ore su uscita Moscetti: tempestività inopportuna. A rischio nuova fase di incertezza

“Dopo un anno e mezzo ci risiamo”. Lo affermano i Cdr del Sole 24 ore, Radiocor e Radio 24 in un comunicato sindacale, pubblicato oggi sul sito e sul quotidiano, commentando le dimissioni di Franco Moscetti dal ruolo di amministratore delegato del gruppo. 

Nella nota i rappresentati dei giornalisti parlano di una decisione “non certo inaspettata” che decapita l’azienda “senza fornire spiegazioni”. “Rimettere in fila oggi tutti i cambi ai vertici del gruppo fa venire le vertigini”, lamentano i Cdr, citando poi tutti i passaggi che ci sono stati negli ultimi 24 mesi.

La redazione “resta attonita dalla inopportuna tempestività di questa scelta e che vede il rischio di una nuova fase di incertezza”, e punta il dito sull’aspetto dei costi che “l’uscita di un amministratore delegato porta con sé”. “Milioni di euro gettati dalla finestra in un contesto di tagli pesanti, anche per la redazione, che ha dimostrato responsabilità con anni di ammortizzatori sociali e decine di prepensionamenti”.

La nota pubblicata oggi sul ‘Sole 24 Ore’

Ecco la nota integrale dei Cdr del gruppo editoriale:

Franco Moscetti, amministratore delegato del Gruppo 24 Ore soltanto dal 15 novembre del 2016, ha lasciato il gruppo. Una uscita non certo inaspettata, visto che le indiscrezioni erano emerse da settimane e quello di ieri è stato soltanto l’atto finale di un copione già scritto e ampiamente anticipato. E che le redazioni del Gruppo Sole 24 Ore conoscono purtroppo ormai bene. Una decisione che, senza fornire spiegazioni, decapita l’azienda, priva in questo momento anche del Cfo e con ancora pendente un’inchiesta della Procura di Milano e della Consob.

Moscetti arrivò al Sole 24 Ore al posto di Gabriele Del Torchio, che rimase in carica appena sei mesi, che però bastarono a scoperchiare il vaso di Pandora che nascondeva le reali condizioni del Gruppo. Dopo un anno e mezzo ci risiamo. Rimettere in fila oggi tutti i cambi ai vertici del gruppo fa venire le vertigini: in due anni abbiamo avuto due amministratori delegati, 3 presidenti della società, 2 Cfo, 2 capi del personale e altrettanti responsabili per la pubblicità. Il tutto in una fase decisiva per il gruppo. Quella che dal disastro finanziario, più volte denunciato anche pubblicamente da queste rappresentanze sindacali e colpevolmente ignorato per anni dall’azionista, è passata da un obbligato aumento di capitale che doveva essere la premessa per il rilancio. Rilancio che ha tardato ma che ha visto una settimana fa un momento decisivo con il debutto del nuovo Sole 24 Ore. Un progetto a cui la redazione ha lavorato per mesi e che in questi giorni ha raccolto ampi consensi, a partire dalle edicole.

Redazione che resta attonita dalla inopportuna tempestività di questa scelta e che vede il rischio di una nuova fase di incertezza che non possiamo permetterci. Con un aspetto che rende ancora più indigesta questa scelta: l’ennesima uscita di un amministratore delegato porta con sé dei costi. Una ulteriore buonuscita, dopo quelle di Donatella Treu, Gabriele Del Torchio e Roberto Napoletano, senza contare la prima linea del management che è stata cambiata nell’ultimo anno e mezzo. Milioni di euro gettati dalla finestra in un contesto di tagli pesanti, anche per la redazione, che ha dimostrato responsabilità con anni di ammortizzatori sociali e decine di prepensionamenti.

Ebbene noi non pagheremo queste buonuscite. Lo faccia l’azionista. A noi non resta che aspettare che l’azione di responsabilità nei confronti di chi ha commesso negli anni scelte sciagurate, come più volte da noi richiesto, trovi finalmente attuazione.

Il Cdr del Sole 24 Ore
Il Cdr di Radiocor Plus
Il Cdr di Radio 24

La sede de “Il sole 24 ore” in via Monte Rosa a Milano fotografata in occasione del forum “Sport e business, nuove frontiere della sport industry”, 20 Ottobre 2016.
ANSA / MATTEO BAZZI

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

Fox Sports chiude in Italia. Sky non rinnova il contratto, il 30 giugno addio al canale

La Fnsi incontra Crimi: anche l’editoria ha i suoi rider. È ora di fare qualcosa

Fari puntati sulla riforma Ue del diritto d’autore che potrebbe rivoluzionare il web