Levata di scudi contro Di Maio sul diritto d’autore online. Aie: è base dilibertà. Confindustria: parole inaccettabili

“Siamo stupiti dalle dichiarazioni del ministro e vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sulla direttiva europea sul diritto d’autore” proferite al convegno di Agi dedicato al web. È questo il commento del presidente dell’Associazione italiana editori Ricardo Franco Levi.

Ricardo Franco Levi, presidente Aie (foto Ansa / Roberto Ritondale

“Non possiamo credere – ha detto Levi – che un governo del cambiamento possa essere contrario all’innovazione anche in questa materia. Ci sembra contraddittorio conservare uno status quo che favorisce le grandi imprese del web a scapito degli autori e degli editori del nostro paese”.

“Il diritto d’autore”, ha aggiunto Levi, “è un diritto fondamentale per le persone, è la base della libertà degli autori e della loro indipendenza economica dai potenti. E lo è anche per gli editori e per le centinaia di migliaia di persone che lavorano nelle industrie creative nel nostro Paese. Pensare che ciò non debba valere sul web non è molto diverso dal pensare che i ragazzi che consegnano cibo su un motorino non debbano avere diritti né un’assicurazione contro gli infortuni”.

“Da questa contraddizione, e dalla ripetuta disponibilità all’ascolto che il governo ha dichiarato in questi giorni”, ha concluso Levi, “siamo fiduciosi che un dialogo con le industrie creative del Paese possa portare a un superamento dell’equivoco”.

Anche Confindustria Cultura Italia ritiene “le parole del Ministro Di Maio inaccettabili e lesive dell’industria creativa italiana”.

“Abbiamo letto con profondo stupore e preoccupazione le dichiarazioni del ministro e vice presidente del consiglio Luigi Di Maio”, dichiara Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia in merito alle dichiarazioni del Ministro Di Maio, rilasciate all’Internet Day 2018, a proposito della direttiva copyright in discussione al Parlamento Europeo.

“Se fossero confermate, e ci auguriamo vivamente di no – prosegue Polillo – si tratterebbe di un attacco al cuore dell’Industria italiana dei contenuti culturali e più in generale alla tutela della proprietà intellettuale, su cui l’Italia è da sempre paladina e convinta sostenitrice, avendo firmato numerosi Trattati Internazionali in materia. Opporsi alla Direttiva UE sul copyright significa stare dalla parte delle multinazionali del web, gli OTT che, grazie anche alla loro pressante lobby, hanno costruito un impero e monopoli sull’utilizzo improprio di contenuti altrui”.

“Spiace – sottolinea Polillo – che il popolo della creatività, gli artisti, i talenti italiani, i lavoratori delle imprese produttrici di contenuti culturali, vengano trattati diversamente rispetto ad altri settori produttivi, su cui il Ministro dello Sviluppo e del Lavoro, in queste primi giorni del Governo del Cambiamento, si è impegnato fortemente per trovare soluzioni e risposte concrete”.

“Chiediamo – conclude Polillo – un incontro urgente al Ministro Di Maio per approfondire il tema e illustrargli le problematiche che ogni giorno le nostre imprese soffrono nel mercato della distribuzione online delle opere dell’ingegno italiane”.

Le parole di Di Maio:

Argomento sul quale si è espresso anche il sottosegretario Vito Crimi:

Sull’argomento è intervenuto anche Filippo Sugar, presidente Siae, che in una nota ha chiesto al ministro Luigi Di Maio “di incontrare i rappresentanti dell’industria creativa italiana per un confronto costruttivo sui contenuti della direttiva sul copyright all’esame del Parlamento Europeo”.

Filippo Sugar, presidente Siae (Foto: Olycom)

La società per gli autori e gli editori ha ricordato il valore dell’industria creativa e culturale, terza industria per numero di occupati, “con 880 mila occupati diretti (oltre 1 milione se consideriamo anche gli indiretti) e un valore economico di oltre 50 miliardi di euro”, definendola “una delle più importanti risorse del nostro Paese” e “un settore strategico”, che potrebbe avere “un incremento di oltre il 50% di fatturato e di decine di migliaia di posti di lavoro per il Paese se solo riuscisse a sfruttare tutte le opportunità e a contrastare le minacce come il value gap e la pirateria”. Per value gap, precisano, si intende il divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi in rete e quanto viene restituito a chi ha creato quei contenuti e i principali beneficiari del value gap “sono gli intermediari tecnici, tutte aziende non italiane, che nell’ultimo decennio hanno assunto modelli organizzativi e funzioni diverse: motori di ricerca, aggregatori di contenuti, social network, servizio cloud pubblico e privato”.

Da qui la considerazione del presidente Sugar: “la proposta di direttiva indica come strada maestra la collaborazione tra piattaforme, titolari dei diritti e società degli autori ed editori, insieme a una maggiore trasparenza per il riconoscimento delle opere e informazioni puntuali sulle utilizzazioni. In particolare, la proposta di direttiva tutela i consumatori evitando che possano incorrere in rischi connessi a violazioni del diritto d’autore, spostando questo onere sulle piattaforme che per prime beneficiano del lavoro degli autori. Siamo nella giusta direzione per garantire indipendenza e libertà per chi crea, favorendo al tempo stesso la fruizione dei contenuti creativi in rete garantendo la tutela dei consumatori”

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

Olimpiadi 2026, Giorgetti: la candidatura dell’Italia è morta qui

Riffeser Monti (Fieg): editoria, serve una legge condivisa da tutti i partiti

Sole 24 Ore, nella relazione Consob le responsabilità dei vertici tra 2013 e 2016. Stampa Romana: lettura istruttiva