Internet Day, Di Maio e Bongiorno dettano priorità governo su digitale: stop a riforma Ue copyright

Condividi

Il vicepremier e ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi Di Maio e il ministro della pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno hanno rispettivamente aperto e chiuso l’Internet Day 2018 organizzato dall’Agi alla Camera. Mentre il sottosegretario alla Presidenza con delega all’editoria, Vito Crimi, rilevata la crescita dell’informazione on line, ha sottolineato che è sotto attacco non solo per le fake news e la legge sul copyright in Europa, ma anche per un deficit di trasparenza.

Da sinistra: Elio Catania, Diego Piacentini e Riccardo Luna. Nei riquadri Giulia Bongiorno e Luigi Di Maio

“E’ comunque un buon segnale”, ha commentato a Prima il condirettore, Marco Pratellesi, “che la politica si stia rendendo conto della necessità di gestire il veloce cambiamento imposto dal digitale con la rapidità necessaria, abbandonando vecchi parametri che hanno determinato ritardi regolatori, come è accaduto nella tv con la legge Mammì”.

“La rete è al centro del cambiamento e questo cambiamento non può più aspettare”, ha detto Luigi Di Maio, annunciando che sta lavorando perché la connessione a Internet diventi un diritto primario di ogni cittadino, con mezz’ora al giorno di collegamento gratuito a chi non può permettersela.

“Vi promettiamo che la rivoluzione è in atto perché ci sto pensando e focalizzo l’attenzione sul processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione che deve svilupparsi però in maniera ragionevole”, ha aggiunto Giulia Bongiorno, sottolineando che la sfida è quella di saper coinvolgere proprio le realtà più arretrate e anche quelle persone che per formazione o età hanno meno attitudine.

Riguardo all’informazione più in generale Vito Crimi ha sottolineato come il vero problema sia la trasparenza su chi finanzia i giornali. “Deve essere trasparente – ha detto – anche quanto incidono su un fatturato di un giornale le inserzioni pubblicitarie da parte di alcune aziende. Il lettore deve saperlo, per capire se le notizie su quelle aziende possono essere influenzate”.

Sulla necessità di interventi regolatori, purché adatti al funzionamento, si sono detti d’accordo anche i direttori public policy di Google Italia e di Facebook Italia, Giorgia Abeltino e Laura Bononcini. “Negli ultimi mesi – ha rilevato Bononcini – c’è stata una rapida evoluzione della filosofia di Facebook. Un impegno da un lato per meglio tutelare i dati e dall’altro per rendere gli utenti più consapevoli dei rischi, dotandoli di strumenti facili per controllare i dati e informandoli se ci sono violazioni”.

Abeltino ha apprezzato nell’intervento di Di Maio che Internet venga messo al centro del cambiamento, ma spera che all’enunciazione segua la proposta di una politica industriale che faccia molta leva su Internet, soprattutto per la crescita delle Pmi. Il direttore public policy di Google ha infatti rilevato l’arretratezza dell’Italia riguardo all’intelligenza artificiale, grazie alla quale, in Francia e Germania, galoppa lo sviluppo industriale.

In proposito il presidente del Cnr, Massimo Inguscio, ha sostenuto che a livello scientifico continuiamo ad essere all’avanguardia, augurandosi però che finisca la disattenzione politica per quello che fa la scienza nel nostro Paese. “E’ importante – ha detto – entrare con le conoscenze digitali in tutte le scuole sviluppando l’alternanza scuola-lavoro. Diffondere le conoscenze e le convinzioni non è un fai da tè”.

In particolare sulla riforma del copyright proposta dall’Unione Europea, la cosiddetta link tax, sia di Maio che il Garante della Privacy Antonello Soro, si sono dichiarati contrari. “Un grave pericolo, soprattutto per due articoli che potrebbero mettere il bavaglio alla rete, ci opporremo con tutte le nostre forze a partire dal Parlamento europeo e se non cambierà siamo anche disposti a non recepirla”, ha detto Di Maio. E secondo Soro c’è anche il rischio di una distorsione del sistema informatico perché affiderebbe le informazioni accessibili al gestore della piattaforma.

Infine altrettanto importante mettere al riparo la rete e gli utenti da indesiderati invasori. Infatti il 45% delle aziende risulta vittima di cyber-crimini e ben il 62 per cento fra quelle con più di 500 dipendenti. Anche in questo caso ci vorrebbe, secondo il direttore del laboratorio nazionale di Cyber-security, Paolo Prinetto, una legislazione più adeguata e offrire soluzioni di tecnologia a livello nazionale, nonché favorire lo sviluppo di nuove professioni ad hoc di cybe-defender.

Infine il commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale, Diego Piacentini insieme al presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, a conclusione del convegno si sono augurati che il nuovo governo prosegua, accelerandolo, il percorso avviato dal precedente esecutivo, riconfermando l’industria 4.0 con la centralità dell’impresa e la trasformazione della pubblica amministrazione. “Va stimolata – ha sottolineato Catania – la connessione delle imprese sul territorio, non bisogna far cadere l’attenzione verso la trasformazione digitale di tutta l’economia”.

Secondo Piacentini, poi, occorre un maggiore coinvolgimento delle regioni. “Lo sviluppo del digitale – ha precisato – non dipende solo dai finanziamenti, ma soprattutto dall’allargamento delle competenze e magari introducendo anche sanzioni in chi non ce la fa a raggiungere gli obiettivi preposti. Inoltre l’introduzione di una sorta di servizio civile presso le Amministrazioni potrebbe dare ulteriore supporto alla diffusione del digitale”.

Il dibattito è stato coordinato dal direttore Agi, Riccardo Luna, che a Prima ha ribadito il ruolo strategico delle agenzie stampa nello sviluppo di Internet: “un presidio insostituibile per la professionalità e la credibilità dell’informazione”. Quindi secondo Luna il governo deve in parte continuare a prendersene carico, cominciando però col cambiare l’attuale metodo di acquisizione dei servizi attraverso la gara che si è rivelato quanto mai inadeguata.