Copyright: plauso di Wikipedia e Anso al rinvio del voto. Critiche dal mondo dell’editoria, che punta il dito sulla lobby del web

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Come era facilmente immaginabile, l’esito del voto del Parlamento Ue sul copyright ha scatenato una nuova ondata di commenti e polemiche.

Plauso alla scelta di rinviare la riforma è arrivato da Wikipedia Italia, che è tornata in chiaro. “Immediatamente dopo il voto la comunità di Wikipedia in lingua italiana ha tolto l’oscuramento delle voci dell’enciclopedia”, ha spiegato il portavoce della versione italiana dell’enciclopedia online, Maurizio Codogno. “Il vero risultato di questa votazione è avere riconosciuto che il tema del copyright è così importante da meritare un esame attento da parte di tutto il Parlamento europeo”, ha concluso, esprimendo la propria convinzione che “la discussione nei prossimi mesi porterà a una direttiva che abbia davvero a cuore la tutela dei diritti di tutti”, permettendo “a chiunque di avere un accesso libero e legale all’informazione e alla conoscenza”.

“Internet è ancora libero, oggi per noi è un giorno di festa”, è stato invece il commento dei piccoli editori dell’Associazione nazionale della stampa online (Anso), che ricordano di aver “denunciato ripetutamente i pericoli di questa direttiva e di essersi apertamente schierata contro, dando vita a Media Publishers”, coalizione europea con altre 8 associazioni di settore. “Quando abbiamo iniziato questa nostra battaglia”, ha spiegato Matteo Rainisio, vicepresidente Anso, “eravamo osteggiati da tutti, ma non ci siamo fermati davanti alle grandi lobby e al peso della Commissione Europea, nemmeno dopo il voto in commissione. Oggi per noi piccoli editori è un giorno di festa: internet è ancora libero e i link sono salvi”.

CC0 Creative Commons

Di tono contrario sono state invece le parole di alcuni rappresentati del settore editoriale, che da vari fronti ha puntato il dito contro i giganti del web, ritenuti una vera e propria lobby.

Ricardo Franco Levi, presidente Aie, ha parlato di “una grande occasione mancata”. “Il diritto d’autore è libertà. Con la votazione di oggi non si è affermata la sua funzione: da domani il web sarà meno libero, così come lo sarà anche la società europea. Si tratta di una sconfitta culturale, ancor prima che politica”. “Le multinazionali del web, che non vogliono assumere alcuna responsabilità, né sociale, né in difesa della libertà di espressione, né legale per le violazioni dei diritti degli autori europei, hanno voluto frenare un miglioramento che avrebbe aiutato tutta l’industria culturale”, ha aggiunto Levi. “È paradossale che proprio queste grandi imprese si siano opposte alla modernizzazione del diritto d’autore. Hanno vinto le pressioni a difesa di un modello di rete costituito da poche imprese che, acquisita una posizione dominante, la sfruttano a danno delle imprese creative, degli operatori minori del mondo digitale e anche dei consumatori”. “Ora si apre un percorso accidentato”, ha concluso Levi, ricordando che a settembre il Parlamento europeo dovrà approvare un nuovo testo. “Ci attiveremo per evitare che il voto di oggi non comprometta l’intero processo”.

“Oggi a Strasburgo gli eurodeputati hanno votato per ostacolare una riforma cruciale per il diritto d’autore nell’Ue, soccombendo a un’intensa attività di lobby manipolatoria degli attivisti anti-copyright”, ha commentato invece Enpa, l’associazione dei editori europei, presieduta da Carlo Perrone. “E’ vergognoso che un pugno di potenti con interessi particolari riesca a cavarsela usando strategie fondate sulla paura e su affermazioni false ed esagerate che interferiscono con il processo democratico”, ha aggiunto l’associazione, ricordando come già ben quattro commissioni avessero “esaminato, chiarito, emendato e approvato la riforma del copyright dell’Ue”.
Gli sforzi fatti finora “per creare un ambiente digitale più equo e sostenibile a beneficio di produttori, distributori e consumatori sono stati messi a repentaglio”, ha avvertito poi Perrone. “Gli appassionati attivisti e coloro che beneficiano di un’attività selvaggia sugli editori di certo chiederanno la cancellazione totale dell’art.11” della direttiva, che prevede per gli editori la possibilità di stringere accordi commerciali con le piattaforme come Facebook o Google per la diffusione e la remunerazione dei contenuti.

“Il copyright deve essere tutelato in tutto l’ambiente digitale, individuando soluzioni concrete e ragionevoli, ma senza mai rinunciare all’affermazione del principio di una equa remunerazione per i contenuti di qualità”. E’ quanto ha dichiarato in una nota il presidente Fieg, Andrea Riffeser Monti, ribadendo come primo punto programmatico della sua azione in materia di tutela e valorizzazione del prodotto editoriale, il riconoscimento integrale della proprietà intellettuale relativa ai
contenuti dei giornali.
“Prendiamo atto di un voto che ha rallentato un iter legislativo molto importante in materia”, ha affermato Riffeser, prendendo atto del voto. Dietro questo passaggio procedurale “su cui si auspica una inversione di rotta dei Parlamentari europei in occasione della prossima votazione in settembre”, secondo l’editore “si cela il pericolo di veder prevalere, nella società civile e tra i nostri rappresentanti politici, orientamenti suscettibili di danneggiare non solo le nostre imprese, che investono da tempo ingenti risorse per favorire lo sviluppo di un modello sostenibile per l’editoria nel digitale, ma anche le professionalità e le competenze dei giornalisti e di quanti – con i loro mezzi, i loro talenti e anche in situazioni di rischio e pericolo – sono direttamente impiegati nel rinnovamento del settore”.

“Di un colpo durissimo da parte del Parlamento UE al mondo della creatività italiana e continentale” e che “dimostra la capacità di pressione degli Over the Top nei confronti delle Istituzioni democratiche” ha parlato invece il presidente di Confindustria Cultura Italia, Marco Polillo. “Con la votazione di oggi non si è fatto altro che frenare lo sviluppo e la modernizzazione, il pluralismo culturale e il lavoro degli artisti a vantaggio delle multinazionali del web che non vogliono assumere alcun tipo di responsabilità in difesa della libertà di espressione e dei diritti degli autori europei”. Secondo Polillo “quella di oggi rappresenta una sconfitta sociale e culturale in quanto è il risultato di un’intensa attività di lobby svolta dai giganti della rete attraverso manifesti e argomentazioni false e non in linea con il testo della direttiva”. “Ciò che l’industria culturale ha chiesto è che venga riconosciuto a chi produce cultura il giusto compenso per le loro opere veicolate in rete”, ha ribadito. “E invece ciò che abbiamo visto è la difesa di un modello di rete composto da poche imprese dominanti sul mercato che sfruttano opere a danno di chi le crea”.

Secondo Confindustria Radio tv oggi a Strasburgo è stata “persa una battaglia di civiltà e giustizia”, mentre “ha vinto il colonialismo culturale ed economico e la capacità di disinformazione dei giganti della rete”. “La clamorosa bocciatura del testo di direttiva copyright avvenuta oggi a Strasburgo scrive una pagina nera nella storia del nostro Continente, destinata, se non si recupera un testo equilibrato, a umiliare la cultura, la creatività, l’economia stessa delle attività legate alla proprietà intellettuale europea”, sostiene l’associazione. “La libertà d’espressione e la democrazia hanno perso a favore di una attività di lobbying non trasparente, operata tramite un utilizzo senza precedenti della rete – una vera e propria persuasione occulta – pesante dal punto di vista dei contenuti e della capacità economica messa in campo”. “Le voci di centinaia di migliaia di lavoratori, che nei diversi ruoli alimentano la ricchezza e l’industria culturale, creativa e informativa d’Europa e i loro diritti, sono stati sovrastati da una campagna di disinformazione strumentale che ha coperto il valore autentico della posta in gioco: il diritto del lavoro intellettuale, dell’opera dell’ingegno e delle imprese che ne organizzano la produzione a essere remunerati”. “Libertà del web non deve significare saccheggio del lavoro altrui ed ingiusto profitto dei colossi della rete. I diritti della produzione intellettuale sono veri diritti di libertà e di democrazia”.

“Urge proteggere la creatività dallo strapotere dei giganti del web!”. E’ la Siae a esortare così il Parlamento europeo che ha bocciato l’avvio dei negoziati con Consiglio e Commissione sulla proposta di direttiva di riforma del copyright. La Società Italiana degli Autori e Editori sottolinea a tal proposito l’importanza di “tutelare tutte le persone che producono cultura a vario titolo e che in maniera compatta hanno chiesto il giusto riconoscimento del valore del loro lavoro”.

Siae, che conta 80mila associati, ritiene sia “doveroso per un Paese civile proteggere il diritto degli autori di vedere riconosciuta la proprietà della loro produzione. È un principio di equità che non può essere sottovalutato – rimarca – La cultura è un bene intangibile ma la sua creazione è e resta un valore. Riteniamo che tale principio valga anche nei confronti delle piattaforme che traggono profitto dalla produzione culturale senza volersi assumere alcuna responsabilità per le violazioni dei diritti degli autori. Sono attori che hanno un enorme potere di influenzare l’opinione pubblica e che non hanno esitato a farlo”.

Come Società Italiana degli Autori ed Editori, dichiara la Siae, “abbiamo il dovere di continuare questa battaglia per dare un futuro a centinaia di migliaia di lavoratori italiani dell’industria creativa. Ci auguriamo che il Parlamento europeo possa riprendere serenamente il dibattito sulla direttiva sul copyright con l’obiettivo di garantire un’effettiva protezione al lavoro degli autori, senza dover subire pressioni dovute a posizioni demagogiche”.

“Abbiamo bisogno di un internet che sia equo e sostenibile per tutti”, per questo “auspichiamo che gli europarlamentari sostengano buone regole sul copyright che siano chiave per un’economia creativa vibrante e sostenibile sia online che offline”. E’ stato infine l’appello di 150 rappresentanti dell’industria creativa e culturale europea, dagli editori a tv, produttori cinematografici e musicisti, e sottoscritto tra gli altri da Anica, Pmi, Siae, e Confindustria Radio Televisioni. “Il Parlamento europeo ha bisogno di più tempo per raggiungere una posizione sulla riforma del copyright” ma, ricorda il settore, “l’industria culturale e creativa rappresenta il 4,5% del pil Ue e 12 milioni di posti di lavoro” nell’Ue ed è “il cuore e l’anima della pluralità dell’Europa e delle sue ricche identità”.