Dl dignità: 200 milioni di investimenti a rischio. Allarme di editori e comunicatori per i vincoli alle pubblicità di gioco

Condividi

Luigi Di Maio con il suo decreto dignità sta togliendo il sonno al mondo dello sport, del calcio in particolare, agli editori e anche a quello dei pubblicitari. Lo stop decretato all’adv del betting dal  vicepremier e ministro dei Cinquestelle, preocucupato per la ludopatia, potrebbe togliere al mercato una quota essenziale di risorse dirette e collegate.

Manca la conversione in legge, ci saranno da monitorare le regole di attuazione che potrebbero ancora cambiare le cose. E poi c’è da verificare se la Corte dei Conti approverà nel suo complesso il ‘decreto dignità’, nel cui alveo sono comprese anche le misure riguardanti la pubblicità dei giochi e delle lotterie, ‘colpite’ con varie sfumature dal provvedimento di ‘censura’ del governo.

Nella foto a sinistra Luigi Di Maio (foto Ansa); a destra, dall’alto Urbano Cairo, Andrea Zappia e Roberto Amodei

L’impatto di un totale e immediato stop alla pubblicità del betting avrebbe un peso dello 0,5% nel computo di crescita del 2018. E avrebbe un effetto molto preoccupante sui risultati del 2019.
La spesa del settore viene attualmente pesata intorno ai 200 milioni nel 2017 tra la parte tv, online e mezzi classici (80-90 milioni), con la quota prevalente di Mediaset e della tv in chiaro, ma con un ruolo importante delle tv a pagamento e di Sky, che non hanno i vincoli delle fasce di programmazione delle generaliste. Ma il resto degli investimenti – superiore ai cento milioni – è rappresentato dagli eventi e dalle altre forme di comunicazione, che hanno un ruolo maggioritario.

Il colpo sarebbe tremendo per i giornali sportivi e per la stampa in generale, ma anche per le squadre e tutto l’articolato indotto che si muove sulla base di questi investimenti e presenze.

Sono i numeri raccontati ieri da Norina Buscone, vicepresidente Research di GroupM, a margine all’evento ‘Think’, dedicato all’evoluzione tech della pubblicità.