Copyright, portavoce Ue: riforma al centro di grossi interessi; serve più tempo; forte pressione dei colossi hi-tech Usa

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La riforma delle norme Ue in materia di copyright “è chiaramente al centro di grossi interessi economici, per lo più conflittuali: questa riforma del diritto d’autore riguarda la possibilità di consentire ad autori, creativi e stampa di avere accordi migliori, e abbiamo piena fiducia nella capacità del  Parlamento Europeo di adottare una posizione equilibrata, in modo indipendente e nell’interesse dell’Europa”. Così Nathalie Vandystadt, portavoce della Commissione Europea per l’Economia digitale, commenta,
durante il briefing con la stampa a Bruxelles, il voto di ieri dell’Europarlamento, che ha rinviato a settembre la decisione sulla posizione negoziale dell’Aula sulla riforma della direttiva Ue sul
diritto d’autore.

Nathalie Vandystadt (foto Youtube)
Nathalie Vandystadt (foto Youtube)

La campagna contro la riforma della direttiva Ue è stata sostenuta dalle lobby che tutelano gli interessi dei colossi Usa dell’hi-tech:  tra queste la Ccia (Computer and Communications Industry Association),
secondo quanto ha detto l’europarlamentare francese Virginie Rozière (S&D). La Commissione Europea, continua la Vandystadt, “prende atto del risultato del voto di ieri nel Parlamento Europeo”.

“Per chiarire – aggiunge la portavoce – non si è  trattato del respingimento della proposta della Commissione, come è stato riportato, ma è il Parlamento che ha bisogno di più tempo per decidere al suo interno una posizione negoziale. La Commissione  ricorda che la proposta di direttiva sul copyright presentata nel settembre 2016 è equilibrata: non vieterà i memes o i link, come è  stato spesso riportato o sostenuto nel dibattito politico”.

“Siamo pronti – prosegue la portavoce – ad iniziare i negoziati su questa riforma, che è molto importante, con il Parlamento Europeo e il Consiglio, sulla proposta iniziale. Nuove regole sul diritto d’autore
sono indispensabili, per consentire agli artisti e alla stampa di stringere accordi più vantaggiosi, quando il frutto del loro lavoro viene reso disponibile on line, salvaguardando la libertà di espressione e assicurando – conclude – che le piattaforme on line, e ne abbiamo oltre settemila nell’Ue, possano produrre offerte nuove ed innovative”. (Tog/Adnkronos)