L’allievo di McLuhan: la carta è come i beni culturali. Va difesa e incentivata dallo Stato

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La carta come supporto alla lettura “non è sostituibile, va quindi ‘protetta’ alla stregua degli altri beni culturali”: è il sociologo Derrick de Kerckhove, considerato uno dei massimi esperti di nuovi media e guru del digitale, a ritenere che la pubblicazione di libri e anche di giornali va difesa e ‘incentivata’ dallo Stato alla stregua del teatro e della lirica.

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Giornali di carta (CC0 Creative Commons)

“Evidentemente la carta sul piano commerciale e anche finanziario è destinata al declino e comunque ad essere poco remunerativa: ma leggere e informarsi leggendo su carta è importante perché è da lì che si muove il nostro immaginario”, spiega conversando con l’Adnkronos in materia di editoria.

“Noi abbiamo bisogno di fermarci un po’ e non di essere vittime delle nostre tecnologie, leggere su carta aiuta le nostre funzioni cognitive. Io – prosegue de Kerckhove – sono un ‘difensore’ della carta anche nell’ambito della scuola; e anche se il suo perdere centralità è un dato irrevocabile, nello stesso tempo la sua funzione non è sostituibile. Quindi è giusto sostenerla, frenare in qualche modo la trasformazione tutta a favore del digitale che è in corso” afferma il sociologo, allievo di Marshall McLuhan”, il celebre sociologo secondo cui “il medium è il messaggio”.