Facebook è un editore? In pubblico dice di no. Ma in tribunale si è definito così

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I dirigenti di Facebook hanno sempre affermato in pubblico che il social network è una piattaforma tecnologica neutrale, che non ha responsabilità giornalistiche. Ma in un piccolo tribunale della California, per i suoi legali, la creatura di Zuckerberg è diventata un editore, una società che prende decisioni editoriali, protette dal primo emendamento della costituzione.

Ad accorgersene è stato il Guardian, individuando la strategia legale adottata da Facebook nel corso della causa intentatagli da Six4Three, ex startup che ha accusato il social di aver sviluppato uno “schema maligno e fraudolento” per sfruttare i dati personali degli utenti e costringere le società rivali ad uscire dal business.

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Mark Zuckerberg (Foto Ansa-Ap)

Dal canto suo, Facebook ha argomentato che le sue decisioni su “cosa non pubblicare” devono essere protette perchè è un editore. “La discrezione dell’editore è un diritto di parola a prescindere dall’uso dei mezzi tecnologici. Un giornale ha funzioni editoriali sia sul suo website, sia in versione cartacea, sia attraverso news alert”, ha spiegato Sonal Mehta, legale di Facebook, ribadendo che che la decisione di impedire l’accesso ai dati è “la quintessenza della funzione di un editore”.

Insomma un’ammissione non da poco se si considera quanto sostenuto fino ad ora, anche nel corso delle audizioni seguite allo scandalo Cambridge Analytica, e considerando anche che, al lancio di ‘Grow’ – suo primo prodotto editoriale stampato – , Facebook si è ben guardato dal definirlo magazine, scegliendo di presentarlo come parte di un programma di marketing.