Privacy, Soro: le piattaforme web sono un oligopolio. Orientano i comportamenti delle persone

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Per molto tempo “i governi, in ogni angolo del pianeta, hanno sottostimato gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all’attuale sistema di oligopoli”. A sostenerlo il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, in un passaggio della Relazione annuale al Parlamento.

“Hanno acquisito il potere di orientare i comportamenti di diversi miliardi di persone”, ha spiegato Soro sempre riferendosi ai giganti web, sostenendo che “la distribuzione e la natura di questo potere hanno generato una inedita domanda di garanzie e, insieme il timore di una progressiva riduzione degli spazi di libertà ed intimità individuale che hanno rappresentato il fondamento consolidato delle democrazie liberali del ventesimo secolo”.

Secondo il Garante della Privacy “è cresciuta la consapevolezza del fatto che non possono essere i protocolli informatici o le condizioni generali di contratto, unilateralmente stabilite dai big tech, il codice normativo del digitale, su cui fondare diritti e doveri, nel contesto in cui più di ogni altro si dispiega la nostra esistenza”.

Il garante della Privacy, Antonello Soro (Foto Ansa/Claudio Peri)

Il nuovo quadro giuridico europeo ha il merito “di porre al centro dell’agenda politica le implicazioni del digitale sulla libertà, l’autodeterminazione, l’identità: definita, questa, sempre più a partire dalle caratteristiche che altri – nel nome del primato degli algoritmi – ci attribuiscono, scrivendo per noi la nostra storia”. Per Soro dunque siamo soggetti “più di quanto ne siamo consapevoli, a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali e destinata, fatalmente, ad espandersi anche su altri piani, con effetti dirompenti sotto il profilo sociale”.

Una questione quest’ultima che diventa particolarmente rilevante se consideriamo anche il tasso di crescita di cyber attacchi. Nel solo mese di maggio, ha rilevato Soro, gli attacchi informatici “hanno toccato la soglia di 140 al giorno. Dal 25 maggio sono aumentate di oltre il 500% le comunicazioni di data breach al Garante, che hanno interessato, assieme a quelli notificati a partire da marzo, oltre 330.000 persone”. “D’altra parte, in un mondo dove tutto di noi sarà sempre più connesso, saremo sempre più vulnerabili – aggiunge Soro – perché ogni oggetto con cui veniamo a contatto può diventare il canale di accesso per un attacco informatico, per una violazione della nostra persona. Per questo è indispensabile fare della protezione dei dati una priorità delle politiche pubbliche”.

Nel corso del suo intervento Soro ha parlato anche del ruolo dei giornalisti che, all’interno della società digitale “si carica ulteriormente di responsabilità nel fornire un’informazione corretta e rispettosa dei diritti altrui: un faro da seguire per orientarsi tra le post-verità”. La protezione dati deve rappresentare “uno dei criteri regolativi essenziali per l’attività giornalistica”, ha aggiunto il presidente dell’Autorità garante della Privacy secondo cui l’informazione dovrebbe essere “tanto libera e indipendente, quanto rispettosa della dignità della persona”.

Quest’auspicio, in particolare, “ha ispirato una intensa interlocuzione con gli organi d’informazione, alla quale spesso è seguita l’adesione spontanea di testate o blog. È stato tuttavia necessario rivolgere all’Ordine dei giornalisti un monito al rispetto del principio di non discriminazione e del diritto all’anonimato del minore, a seguito di un eccesso di dettagli riscontrato in relazione ad alcuni fatti di cronaca”.

Soro sottolinea anche come “nella società disintermediata ciascuno diviene al tempo stesso fruitore e produttore di informazione, con un indubbio potenziamento della libertà di espressione ma con il rischio, per converso, di una generale sottovalutazione dell’importanza dell’attendibilità delle notizie diffuse, della loro qualità, esattezza, correttezza. A farne le spese sono spesso i bersagli dell’hate speech o di campagne diffamatorie, scelti generalmente quali capri espiatori in ragione di proprie vulnerabilità”.

A margine della relazione, Soro è intervenuto anche sulla contestata direttiva sul copyright Ue. “Forse il tema adesso è entrato in una fase di più serena discussione”, ha affermato.  “Personalmente sono convinto che la direttiva europea così com’era impostata risolveva una parte dei problemi, quelli della remunerazione giusta del diritto d’autore, ma prestava il fianco a una manipolazione o a una discrezione nel rubinetto delle informazioni, da parte di chi deve pagare, che va corretto”. “Ci sono discussioni aperte, non la risolviamo con una battuta”, ha poi ribadito. “Sono convinto che questi mesi di discussione nel Parlamento europeo serviranno a trovare soluzioni equilibrate che diano risposta alla giusta esigenza degli editori, ma che tutelino anche la libertà di rete”.