Aumentare il volume d’affari retail grazie alla Rete, ai big data e al digitale. Guffanti di 77Agency spiega come fare

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    • Social, mobile, dati e Intelligenza Artificiale: tante sono le anime e gli elementi che costituiscono il mondo del digital. Come possono integrarsi in un sistema che migliori la comunicazione tra aziende e utenti?

  • Risponde Amedeo Guffanti, General Manager di 77Agency ,  società che da anni aiuta le aziende a utilizzare internet per aumentare il volume d’affari, soprattutto in ambito retail. 
  • Amedeo Guffanti, General Manager 77Agency

    Amedeo Guffanti, General Manager 77Agency

Negli ultimi 10 anni il mondo dei media ha cambiato pelle, le persone non guardano più in massa i canali televisivi “generalisti” ma usano i media in maniera fluida. L’appuntamento fisso del tg delle 20 è stato sostituito da un approccio più flessibile ai media, che si adattano alle specifiche esigenze e abitudini del singolo utente.

Le notizie, i contenuti che ci piacciono e le nostre passioni ci seguono tutto il giorno sul nostro cellulare.

Questo comporta una quantità sempre maggiore di tempo trascorso davanti allo schermo che però non è più quello attorno al quale gli italiani hanno costruito il proprio salotto negli ultimi 50 anni.

La mobilità ha stravolto l’esperienza di consumo dei media e ha distrutto intere industry, ne ha cambiate altre e ne ha fatte emergere ancora di nuove.

In realtà, il modello di business alla base di questa rivoluzione non è di per sé molto originale ed è stato inventato dalla televisione commerciale: il contenuto viene distribuito gratuitamente agli spettatori e viene pagato dagli inserzionisti pubblicitari.

Questo modello, che nel nostro Paese fu impersonificato da Silvio Berlusconi e Mike Buongiorno, oggi ha due grandi interpreti: Google, porta d’accesso a internet con una reach del 94% nel mondo occidentale e licenziatario del 70% dei sistemi operativi installati sugli smartphone del mondo, e Facebook che, con instagram, Whatsapp e Facebook Messenger, possiede quattro delle otto applicazioni più usate sugli smartphone nel mondo e supera i 2 miliardi di utenti registrati.

Infine, c’è un terzo attore: Amazon, ad oggi meno visibile agli utenti come canale pubblicitario, ma che si accinge a essere un player dominante nella pubblicità digitale globale.

Se il modello di business è sempre lo stesso, le modalità di erogazione e l’efficacia della pubblicità sono completamente cambiate. L’utilizzo degli studi dei comportamenti delle persone online tramite la raccolta di dati (Big Data) e l’utilizzo di modelli statistici predittivi (machine learning) danno la possibilità alle grandi aziende citate e a una pluralità di altri operatori, di modificare i contenuti mostrati ad ogni singolo utente sulla base dell’appartenenza di quest’ultimo a un gruppo interessante per un inserzionista pubblicitario.

Se stiamo cercando continuamente dei mobili per il salotto, forse potremmo anche essere interessati all’ultimo modello di smartTV.

I software che interpretano i dati e che decidono cosa fare sulla base dei modelli statistici predittivi, sono stati chiamati Intelligenze Artificiali, nome molto futuristico per rappresentare un sistema software che migliora la sua capacità di interagire con un contenuto specifico per una certa tipologia di persona o d’esigenza.

L’equazione alla base di questi nuovi sistemi sembra chiara e semplice: più dati comportano più capacità predittiva che si traduce in migliori intelligenze artificiali e quindi in un maggior e miglior servizio percepito dall’utente finale.

Forse per questo ci troviamo dinnanzi ad un mercato completamente consolidato intorno a pochi grandissimi nomi.

  • I big data sono una preziosa fonte di informazioni sugli utenti per le machine learning: è possibile sfruttarli andando a garantire un valore aggiunto al servizio offerto senza intaccare la privacy del singolo?

Big data e privacy spesso sono confusi, oggi le nuove normative GDPR sembrano effettivamente accomunarli in qualche modo e il confine fra violazione della privacy e maggior servizio reso dovrebbe correttamente essere definito da un organismo regolatore che tracci dei solchi definiti per evitare possibili deviazioni pericolose come la filter bubble o l’intrusione della privacy del singolo.

Internet è una risorsa incredibile per l’umanità il cui costo deve essere necessariamente coperto dalla libera attività economica. L’unica alternativa sarebbe un internet senza pubblicità ma sarebbe necessario farlo pagare molto caro ai navigatori.

Il modello da tv commerciale è quello che si è sviluppato meglio e conviene accettare qualche consiglio per gli acquisti: meglio ricevere la pubblicità che meglio si adatta ai miei gusti, rispetto a qualcosa che certamente non mi interessa.

Le preferenze personali non devono essere in alcun modo ricondotte al proprio nome e cognome, ma se, durante la navigazione, un sistema contrassegna l’utente come amante di una particolare categoria merceologica, nella peggiore delle ipotesi si scopre un prodotto nuovo che non si conosceva e che potenzialmente potrebbe interessare.

Penso quindi che ci sia davvero la possibilità di proteggere la propria privacy pur utilizzando preferenze, dati e comportamenti in modo da offrire un servizio e un’esperienza di navigazione sempre migliore.

  • Si discute sempre di più sul rapporto tra digitale e punti vendita fisici: per 77Agency l’online è uno strumento utile e un’opportunità per i negozi offline o una minaccia che ne sancirà la fine?

Pensare che il digitale ucciderà i negozi è come dire che internet ha ucciso la televisione: una bufala perché avremo sempre nelle nostre case un oggetto che useremo per fruire dei nostri contenuti preferiti; sarà chiaramente un’evoluzione delle smart TV di oggi, sarà sempre più connessa e si svilupperà solo intorno ai nostri specifici interessi.

I negozi stanno già seguendo quest’evoluzione: internet li sta connettendo e ne aumenterà il fatturato se i punti fisici non saranno più pensati come puro punto di stoccaggio merci ma come un punto di servizio.

Le persone desiderano avere un’esperienza sempre più completa, fatta di negozi che hanno il miglior prezzo possibile anche comparato con le offerte online. La trasparenza su prezzi, margini e servizi a valore aggiunto dovranno diventare sempre più evidenti.

La comodità del consumatore, l’assenza di inutili code per pagare alla cassa, la certezza di trovare la merce che si desidera prima d’entrare in un negozio, la possibilità di usare il tragitto da casa al negozio per ordinare tutto ciò che si vuole e trovarlo già imbustato mezz’ora dopo, pronto per il ritiro, scegliere nel negozio cosa si desidera comprare pagandolo dal proprio cellulare mentre si sceglie la merce e infine sapere che sarà portata a casa qualche ora dopo quando rientreremo dallo shopping, sono solo alcuni dei tantissimi modi con cui internet ed il digitale modificheranno i punti fisici. 

I negozi sono destinati a cambiare con un processo costante e continuo.

Qualcuno ne coglierà brillantemente le opportunità e altri invece saranno costretti a cambiare attività, succede sempre quando il mondo cambia radicalmente.

Amazon, il più grande e il più storico ecommerce del mondo sta aprendo negozi e ha comprato una grande catena di distribuzione americana, segno che i due mondi non stanno cercando di disintegrarsi, bensì d’integrarsi. 

77Agency ha realizzato più di 60.000 campagne digitali volte a incrementare il volume di accessi ai negozi e le vendite sul punto fisico in più di 13 Paesi nel mondo. Dopo 15 anni di attività mirate a utilizzare la pubblicità digitale per aumentare le vendite sugli ecommerce, la nostra sfida è quella di rispondere anche a chi vuole utilizzare internet per aumentare il suo volume d’affari complessivo che per la maggioranza dei business retail è ancora concentrato nei propri negozi. 77Agency vuole essere uno dei player di riferimento in questo ambito ed è dunque qui che da più di 2 anni stiamo investendo e sviluppando modelli d’impiego sempre più efficaci.

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