Rai, Salvini: siamo molto scrupolosi, saranno belle persone. Di Maio: scelta sbagliata può fare danni

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Sulla Rai ci sono frizioni con il ministro Tria? “No, stiamo cercando di scegliere le persone migliori, sganciate da logiche di partito”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno  Matteo Salvini, parlando con i cronisti a Palazzo Madama dopo l’audizione davanti alle commissioni Affari Costituzionali di Camera e
Senato riunite.

Matteo Salvini (Foto ANSA/CLAUDIO PERI)

“Noi siamo molto scrupolosi, la fretta è cattiva consigliera. Ci saranno belle persone”, ha aggiunto il leader della Lega in merito ai tempi per la designazione dei vertici di Viale Mazzini.

Per le nomine Rai “noi stiamo ascoltando tutti i profili. Oggi siamo impegnati nell’individuare l’ad, che in base alla nuova riforma ha tantissimi poteri e questo ci deve preoccupare perché la persona sbagliata può fare danni”. Lo ha affermato il vicepremier Luigi Di Maio parlando del rinnovo dei vertici di Viale Mazzini.”Quelli di prima i ‘casting’ non li hanno mai fatti, perché mettevano lì i loro compagni e li conoscevano da 30 anni, noi queste persone non le conosciamo”, ha sottolineato a margine di un convegno sulle energie rinnovabili.

Il ministro del Lavoro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

“Se così non va bene, ha aggiunto, allora la prossima volta si metta nella legge che si sorteggia l’amministratore delegato tra un qualsiasi cittadino italiano, così non bisogna nominarlo”.

“Il metodo di incontrare le persone per approfondire le loro competenze, concordare gli obiettivi dell’azienda dimostra che non stiamo mettendo i nostri nella Rai, ma gente che sia in grado di portare avanti questa grande industria culturale”, ha concluso.

Intanto sono in molte le voci che da più parti si sono sollevate per criticare le modalità messe in campo per la selezione degli ultimi due componenti del Cda Rai.
“Ricordiamo al governo, che si muove con arroganza in materia di servizio pubblico radiotelevisivo, che l’editore della Rai è il Parlamento, non i momentanei padroni del vapore. Che per quanto riguarda la designazione del presidente della Rai servono i 2/3 della Commissione parlamentare di vigilanza e che questa norma è stata varata proprio per tutelare il pluralismo e i diritti delle minoranze”, ha affermato Maurizio Gasparri. “Colpi di mano ed atti di arroganza troverebbero un contrasto durissimo in Commissione e aprirebbero la via a un confronto serrato su ogni capitolo”, ha aggiunto citando anche la presa di posizione della Corte dei Conti per la presenza degli esterni in Rai ai tempi di Campo Dall’Orto. “Prima di fare organigrammi e lottizzazioni guardino alle professionalità interne, di ogni ordine e livello, di ogni orientamento culturale. All’interno dell’azienda ci sono fior di professionisti che possono svolgere tutte le funzioni”.

Il segretario della Commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi, si è invece espresso sulla notizia – riportata da alcuni quotidiani – di un vertice a Palazzo Chigi per decidere i nomi dei direttori dei tg. Il deputato Pd ha parlato su Facebook di “una palese violazione della legge che fa a pezzi le sentenze della Corte Costituzionale: siamo di fronte ad un caso senza precedenti di ingerenza del Governo sull’informazione del servizio pubblico, i ministri non hanno e non possono avere alcuna competenza su nomine giornalistiche. Sono necessarie smentite chiare e convincenti. I presidenti delle Camere Fico e Casellati intervengano sul presidente Conte affinchè questo scenario venga rettificato”.
“Un’occupazione del genere della Rai lesiva di ogni regola, non si era mai vista, neanche in tempi ancora più bui per il pluralismo. L’Agcom e la magistratura vigilino su eventuali violazioni di legge”, ha spiegato ancora, aggiungendo che “La pretesa di Salvini e Di Maio di nominare un amministratore delegato che abbia giá la lista scritta di cosa deve fare e chi deve nominare, oltre che lesiva della sua autonomia, è uno schiaffo alle regole, al Parlamento e anche al Cda che ancora si deve insediare”.

Concetti ribaditi anche in una lettera che lo stesso Anzaldi ha indirizzato, insieme a Davide Faraone (Pd), ad Alberto Barachini, presidente della Commissione di Vigilanza, chiedendo di “porre la questione della spartizione di Palazzo Chigi all’ordine del giorno dell’ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza convocato per oggi alle 14.30”. “Ad essere messo in discussione non è soltanto il rispetto della legge e dell’autonomia del servizio pubblico, scrivono. ma il ruolo stesso del Parlamento, chiamato a vigilare sul rispetto del pluralismo e dell’indipendenza della Rai dal Governo”.

Critico anche Giorgio Mulè. “Non è sopportabile che ci si riunisca a Palazzo Chigi e ci di metta a giocare a Monopoly sui tg della Rai”, ha dichiarato l’ex direttoree di Panorama. “Non si fanno riunioni politiche a Palazzo Chigi per parlare di informazione per di più del servizio pubblico. Riunioni del genere si facevano nel secolo scorso per decidere il ministero della cultura popolare o della propaganda”. “La Rai – ha aggiunto Mulè – merita sacro rispetto nell’approccio sulle persone da scegliere. Guai se è la politica a farlo”.