Genish: Iliad? Su Tim impatto minore. Avanti con la cessione di Persidera

“Non so se Iliad allungherà ancora l’offerta” a 5,99 euro/mese con cui ha debuttato sul mercato italiano. “Per loro non è sostenibile”. Lo sostiene Amos Genish, amministratore delegato di Tim, nel corso di una conference call di commento ai risultati del primo semestre, nella quale ha anche ribadito il suo “impegno a lungo termine” nella telco.
Secondo Genish su 10 sim attivate dal nuovo operatore francese “le nostre stime migliori dicono che il 60% sono ‘churn rate’, ossia spostamenti da altri operatori fatti attraverso la number portability. Il resto sono invece nuove utenze che vengono attivate”.

Confermando le previsioni di diverse case d’analisi, Genish ha anche dichiarato che Tim, al momento, è stata “molto meno impattata da Iliad rispetto agli altri operatori, il che è una buona notizia”. I clienti che hanno voltato le spalle a Tim per Iliad sono “surfer abituati a passare rapidamente da un operatore all’altro, a seconda della convenienza. Non sono così giovani, come credevamo, sono forti utenti di dati, con un profilo quindi molto interessante”.
Dopo il boom delle prime settimane, Genish ha detto infine di vedere un progressivo rallentamento nella commercializzazione delle sim Iliad “a tassi ora decisamente meno interessanti”. Inoltre “dal picco visto al momento del lancio con il tempo vediamo ridursi le migrazioni, oggi già di un terzo”.

Parlando poi dei numeri registrati da Kena, il second brand di Tim, lanciato nel 2017 Genish ha spiegato che a metà dello scorso giugno è stato raggiunto il mezzo milione di clienti. “Lo ha fatto senza urlare tanto”, ha aggiunto il manager, che ha inoltre fornito anche qualche indicazioni sui futuri sviluppi del brand mass market. A livello di rete, “Kena dovrà evolversi al 4g e offrire quindi una proposta di valore. Inoltre, dal prossimo anno aggiungeremo prodotti fissi al mobile, perché serve spingere sulla convergenza”.

Amos Genish (Ansa)

Amos Genish (Ansa)

Kena, ha ricordato ancora Genish, “ha fin qui giocato un ruolo importante, perchè ci ha permesso di preparare la separazione tra brand premium e non, consentendoci di competere anche sulla fascia bassa mercato e senza che ci fosse una cannibalizzazione con Tim. Altri opertori non sono riusciti a fare altrettanto, oppure non lo hanno fatto con il timing più opportuno”.

Sui piani futuri di Tim Genish ha detto: “C’è una procedura in atto su Persidera. Al momento non ci sono altri asset in vendita”, ribadendo come Persidera sia stata classificata come asset non strategico “e come tale è sprecato e va quindi venduto”.
“Saremmo molto felici di cooperare con Open Fiber per aumentare la penetrazione nel segmento broadband, ma al momento non si è verificato nulla. Non c’è alcuna iniziativa concreta sul tavolo”, ha poi detto. Più in generale, il manager ha stigmatizzato come la penetrazione della fibra sia “particolarmente bassa in Italia” e come pertanto “qualsiasi operatore” intenda proporre servizi via broadband “è il benvenuto” per accelerare lo sviluppo delle nuove infrastrutture.

Genish si è detto inoltre fiducioso in merito alla possibilità che l’Italia possa “recuperare il gap con il resto d’Europa, cercando di aumentare la penetrazione del broadband. Non posso pensare né che non voglia raggiungere gli altri Paesi Ue, né che non riesca a farlo”. Per il numero uno di Tim  “non c’è alcun motivo per modificare il nostro impegno ad arrivare a raggiungere con la fibra oltre l’80% del Paese entro fine 2019”.

Tim non ha un target per il 2018 ma “l’obiettivo ebitda al 2020 sembra raggiungibile, ci vorrà forse un po’ di tempo per dimostrare che la nostra strategia è saggia” ha detto Genish agli analisti, ribadendo che il piano DigiTim si sta implementando. Sul domestic, nell’arco di piano è prevista una complessiva stabilita’ dei ricavi da servizi e la crescita ebitda cagr 2017-2020 ‘low-single digit’.

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