Rai, Salini l’amministratore delegato scelto da Di Maio (che per averlo ha lasciato la presidenza alla Lega)

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Si dice che il progetto che ha guidato le scelte di Luigi Di Maio per la scelta del manager a cui affidare la Rai firmata 5Stelle sia l’ideale proseguimento del percorso avviato dall’ex direttore generale Antonio Campo Dall’Orto per trasformare l’azienda da semplice broadcaster in una media company.

Con un’idea del genere in testa l’identikit era quello di un professionista ben rodato della televisione, che avesse già all’attivo esperienze in società audiovisive e che ne sapesse di palinsesti e di multimedialità e senza compromissioni con la politica. Un manager che si accontentasse di uno stipendio in linea con il tetto di 240mila euro lordi imposto alla dirigenza della Rai.
Con questi presupposti la rosa dei candidati si e’ automaticamente si è ristretta tenendo conto che si è preferito guardare all’esterno piuttosto che pescare all’interno della azienda. Per procedere secondo i tutti crismi il Ministero dell’Economia ha incaricato la societa di cacciatori di teste, la Eric Salmon, di preparare una selezione di manager che rappresentassero le opzioni più interessanti tra cui scegliere il nuovo amministratore delegato. Ma la short listmsu cui si e’ concentra la scelta e’ stata gestita direttamente da Luigi Di Maio e vedeva in lizza oltre a Fabrizio Salini, vincente, Andrea Castellari, ad di Viacom International, un candidato con le carte in regola ma che alla fine e’ uscito dai giochi per motivi economici.
Per qualche giorno sono trapelate anche indiscrezioni su possibili nomi interni. Un profilo che calzava a pennello poteva essere quello di Gian Paolo Tagliavia che è stato infatti vagliato da Di Maio e sembrava una buona alternativa in ballo, anche se alle ultime battute era uscito anche il nome del capo dei palinsesti Marcello Ciannamea, su suggerimento di Antonio Marano, Presidente e AD di Rai Pubblicità. Ma i manager Rai non potevano corrispondere alla sbandierata spinta per il cambiamento che e’ il mantra della politica pentastellata sul servizio pubblico, (“Oggi diamo il via a una rivoluzione culturale”, ha dichiarato non a caso Di Maio dopo le nomine “Ora ci liberiamo dei raccomandati e dei parassiti” nella Rai) quindi sono rimasti obbligatoriamente tagliati fuori.


Indicato fin dalla prima ora da Di Maio tra i manager papabili, quello di Fabrizio Salini e’ diventato il nome intorno a cui i 5Stelle hanno fatto blocco durante la drammatica riunione notturna sulle nomine, tra giovedi 26 e venerdi 27 luglio, in cui con un abile manovra ancora una volta il leader leghista Salvini e’ riuscito a conquistare spazi aggiudicandosi la presidenza della Rai con l’inaspettato Marcello Foa e facendo di un ruolo, che secondo il bon ton istituzionale dovrebbe essere di garanzia, un presidio di stampo leghista e sovranista. Una mossa che apre veramente una nuova era a Viale Mazzini e sara’ da vedere come funzionerà’ il nuovo consiglio con due poltrone in mano alla Lega. E soprattutto come se la cavera’ Salini, il nuovo ad che in tempi brevissimi si trovera’ a dover gestire la grande ridistribuzione delle direzioni e delle poltrone che contano nei telegiornali e nelle reti, primo obiettivo delle voglie spartitorie dei politici sulla Rai e su cui gia’ allenano i succhi gastrici disegnando gli organigrammi.
In un video su Youtube Gianluigi Paragone, giornalista parlamentare 5Stelle con cui Salini ha lavorato quando era direttore de La 7, inneggia alla nuova Rai di Foa e soprattutto di Salini che “sarà più libera più variegata più plurale più coraggiosa e di maggiore qualità”. Questo tutti se lo augurano. Certo è che Salini catapultato alla testa di un’azienda ciclopica, vecchia e prepotentemente generalista con davanti scadenze da far tremare i polsi è alla prova più difficile della sua carriera. La Rai ha oltre 2,5 miliardi di euro di fatturato, 12mila persone in organico, di cui oltre 1600 giornalisti, 4 centri di produzione, 15 canali digitali terrestri, 9 canali radiofonici, 21 testate regionali, societa di produzione e finanziamento cinema e fiction ( Rai Cinema e Rai Fiction) e infine in clamoroso ritardo sull’ on line, fatta eccezione per Il servizio di Rai Play.
Ma chi e’ questo manager diventato il campione dei 5Stelle senza aver mai dato segnali di tifare per il movimento e che ha resistito anche al rischio di potenziale conflitto di interessi essendo socio al 5% di Stand by me, piccola società di produzione di Simona Ercolani e Francesco Nespega, di cui è stato fino ad ora direttore generale e che realizza molti formati per la Rai?
Romano, 51 anni, tifosissimo dell’Inter, legato ad Agata Spalota, una dirigente dell’area europea di Fox International che fa base in Italia, con cui ha due figli, Salini è prima di tutto un uomo di televisione, grande conoscitore del prodotto tematico ha anche al suo attivo delle esperienze gestionali alla guida di Fox Italia e de La 7. Chi lo conosce lo descrive come un Campo Dall’Orto meno visionario, più concreto e più fattivo nella gestione, un manager aperto, prudente, che sa fare squadra e cerca di non mettersi di traverso. Pur non essendo un grande frequentatore della politica sa tessere relazioni con quel mondo.
Il filo rosso che attraversa la sua carriera è il sodalizio con Francesco Nespega, suo amico fidatissimo di sempre. Due personalità che si completano: Nespega, uomo di numeri e di finanza, e con visione strategica, Salini un professionista della tv tematica più esposto al confronto con il sistema dei media. Le loro strade si incrociano a Fox Kids all’inizio degli anni 2000 dove Salini comincia a mettersi in luce dopo gli esordi in sordina nella Telemontecarlo degli anni novanta. Così che quando nasce Fox International Channels Italy viene chiamato nella squadra dei pionieri che dal 2003 al 2011 costruirono lo splendore dell’offerta Fox. Salini è responsabile dei canali di Intrattenimento e fa nascere Fox Crime e Fox life, inoltre avvia la produzione di serie tv tra cui la corrosiva ‘Boris’. La storia si interrompe quando passa a Sky come direttore dei canali di Cinema e di Intrattenimento ma tempo pochi mesila la promettente avventura si interrompe e Salini lascia la pay tivu per entrare nel 2012 nel Cda di Switchover Media, la società fondata nel 2009 da Nespega che ne è azionista di controllo e gestisce quattro canali tematici. Salini cura il lancio dei debuttanti Giallo e Focus e ne diventa il direttore. Nel 2013 Nespega vende il 100% di Switchover Media a Discovery Italia e l’ad del gruppo Marinella Soldi pimbarca Salini come vice president content fiction & kids del gruppo. Nel 2014 Salini lascia Discovery per Fox Italia chiamato a fare l’amministratore delegato (primo e finora unico ad italiano della filiale del gruppo internazionale) in cui dovrà gestire un periodo difficile per i canali a pagamento che si trovano a fare i conti con la concorrenza dei canali specializzati in chiaro e con una riorganizzazione lacrime e sangue.
Due anni dopo, nel novembre del 2015, Salini è pronto per il suo debutto nella televisione generalista come direttore di La 7. Un’esperienza che gli permette di esercitarsi con un modo di fare televisione rivolto ad un pubblico più largo e generalista. Ma la sua visione non collima con quella dell’editore Urbano Cairo e nel giugno 2017 Salini lascia La7 ed entra a far parte di Stand By come direttore generale e socio.