Rai: i primi passi per l’ad Salini. Tra incontri, nomine e riorganizzazioni

Nella seduta del Cda, che martedì 31 luglio al pomeriggio ha votato all’unanimità la sua nomina ad amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini ha tenuto il suo primo discorso programmatico che è stato conciso e pragmatico.

Fabrizio Salini (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

Terminata la riunione del Consiglio si è insediato nei suoi uffici al settimo piano di viale Mazzini e si è messo subito al lavoro. Col suo predecessore, Mario Orfeo, Salini ha scambiato un brevissimo saluto, giusto il tempo di una stretta di mano.

Non c’è stato passaggio di consegne come quello tra Orfeo e l’allora uscente Antonio Campo Dall’Orto che un anno fa che si era protratto per tutto un pomeriggio. Orfeo ha preso qualche giorno di vacanza, ma presto tornerà in azienda perché non lascia la Rai, come aveva fatto sapere pubblicamente a luglio alla presentazione dei nuovi palinsesti. Salini dovrà quindi trovargli una sistemazione adeguata, una scelta non facile tenendo conto che l’ex direttore generale non è nelle grazie dei 5Stelle fin dai tempi della direzione del Tg1, giudicata loro ostile, e che inoltre non gli hanno poi perdonato di non aver dato la direzione digitale a Milena Gabanelli.
Orfeo, che ha lasciato il ponte di comando senza spirito rancoroso, in realtà potrebbe essere una buona sponda per Salini, perché conosce bene la Rai e il turbolento mondo dei 1.700 giornalisti.

Salini dovrò ricollocare in un ruolo adeguato anche l’ex presidente, Monica Maggioni, anche lei giornalista, ex direttore di Rainews, che già in vista della fine del mandato presidenziale da mesi lavora al progetto di canale in lingua inglese che il servizio pubblico dovrebbe fare in obbligo al nuovo Contratto di Servizio e che potrebbe esserle affidato.

Salini alla Rai è arrivato da solo, senza nemmeno un avvocato, come hanno fatto quasi tutti i suoi predecessori, per farsi controllare le carte da firmare. Si è appoggiato da subito a Nicola Claudio a cui fa capo la mega direzione che riunisce lo staff dell’amministratore delegato, il capo della segreteria Giuseppina Carruba e gli organismi della Presidenza e del Consiglio di amministrazione. Anche se non c’è ancora la comunicazione ufficiale, pare che Salini lo abbia già riconfermato nell’incarico.
Avvocato di rodata esperienza molto capace nelle relazioni e uomo Rai di lungo corso, Claudio ha tamponato situazioni delicate per diversi direttori generali e ricoperto per molti anni il ruolo di Segretario del Consiglio di amministrazione, oltre che essere presidente di Rai Cinema. Non ha stupito che non sia figurato nel totonomine di queste ultime settimane.
In realtà il suo nome era stato fatto per la sostituzione di Campo Dall’Orto, ma lui aveva fatto sapere di non ambire ad una carica del genere. Claudio fa parte del gruppo dei manager alla dirette dipendenza della direzione generale che Salini ha iniziato a incontrare fin dal primo giorno, per conoscere le attività in corso, comunicare l’idea di Rai che ha in mente, e cominciare a testare la qualità della dirigenza per costruire la sua squadra, avendo subito dichiarato di puntare alla valorizzazione delle risorse interne.
Incontri che si stanno svolgendo in un clima costruttivo perché, racconta chi ha partecipato, “Salini è molto empatico, tende a far squadra”. Alcuni dirigenti lo conoscevano già come collaboratore nel ruolo di direttore generale di Stand by me.

Tra gli interlocutori privilegiati dell’ad ci sono naturalmente il capo del personale Luciano Flussi, il direttore dei Palinsesti Marcello Ciannamea, il direttore finanziario Giuseppe Pasciucco e il direttore della comunicazione Giovanni Parapini.
Uomo della vecchia guardia, Flussi è il potente capo del personale, che con Orfeo ha ricoperto per la seconda volta questo ruolo e vanta una profonda conoscenza dell’azienda. Una figura indispensabile per un amministratore delegato per orizzontarsi in una realtà con oltre 2,5 miliardi di fatturato, circa 13 mila di dipendenti, 4 centri di produzione, 15 canali digitali terrestri, 9 canali radiofonici, 21 testate regionali, l’area digitale di Ray Play, società di produzione e finanziamento del cinema e della fiction, una concessionaria Rai pubblicità, eccetera, con la prospettiva di dover cercare di alleggerire il peso degli organici e contemporaneamente, secondo i dettati del Contratto di Servizio, varare la riorganizzazione delle testate giornalistiche. A Flussi fanno capo anche le risorse artistiche: è lui che con Orfeo, a luglio dello scorso anno, ha chiuso il tanto discusso contratto di Fabio Fazio, ed ora si sta occupando della complicata trattativa con Fiorello in predicato per uno show in autunno.

Nella foto, da sinistra in alto: Nicola Claudio, Pasciucco, Ciannamea, Luciano Flussi. Sotto da sinistra: Ceccato, Sassano, Roberto Ciccotti e Giovanni Parapini

Marcello Ciannamea copre il ruolo chiave dello stratega che governa il traffico dell’offerta tra le reti. E’ legato al leghista della vecchia guardia Antonio Marano, attuale presidente e ad di Rai Pubblicità, e prima vicedirettore generale dell’Offerta al cui fianco è cresciuto professionalmente il giovane Ciannamea, dirigente che tiene un basso profilo, ma balzato alla ribalta quando il suo nome è comparso nella rosa finale delle candidature per la poltrona di ad.

Tra i primi dirigenti convocati da Salini ci sono stati Andrea Sassano, che controlla tutta la centrale degli appalti esterni e fa le trattative con i produttori di fiction e dell’intrattenimento, e ovviamente Giusepppe Pasciucco, da due anni direttore finanziario. Giovane dirigente stimato in azienda, Pasciutto ha il merito di aver tenuto in linea i conti degli ultimi due anni permettendo trend di previsione positivi anche per il 2018 ( anche se c’è il punto interrogativo legato alla raccolta pubblicitaria).

Tra i sicuri prossimi incontri, quelli con Roberto Ceccato e Stefano Ciccotti. Roberto Ceccato è il direttore della Produzione, un apparato ciclopico e invecchiato da rammodernare. Da Ceccato dipende dunque la ripartizione del lavoro tra gli studi di Milano, Napoli e Torino rispetto a quelli di Roma, con la pianificazione di occupazione, risorse interne e investimenti. Con Stefano Ciccotti l’ex ad di Raiway, oggi chief technology officer della Rai, il tema urgente è sbrogliare la matassa delle risorse delle frequenze che mancheranno dopo la messa a gara della cosiddetta banda 700. Una storia che implicherà parecchi investimenti per la Rai, che dovrà costruire un nuovo multiplex.

Nella lettera di saluto che i dipendenti hanno ricevuto mercoledì alle 20 sulla mail aziendale, Salini presentandosi scrive di volere una Rai che “rinnovi i linguaggi i programmi e i generi attraverso cui racconta il Paese”. Questo fa capire che al centro della sua gestione ci saranno i contenuti e l’offerta della Rai. Salini viene dal mondo tematico e ha una visione moderna del broadcaster: la Rai dovrà pensare al proprio ruolo nel sistema multicanale e multipiattaforma del digitale, tema su cui ha accumulato ritardi.
Salini dovrà affrontare è il riposizionamento delle tre reti generaliste. Su questo terreno l’ad, oltre a Ciannamea, avrà come interlocutori anche Angelo Teodoli, il direttore di Rai1, tra i primi che l’ad ha voluto incontrare, e uno dei migliori uomini di prodotto di cui dispone la Rai. Con Teodoli, alla direzione neppure da un anno, l’ammiraglia si è come rigenerata, tornando a fare grandi ascolti e trovando il coraggio di modernizzare i suoi linguaggi e rinnovare il proprio palinsesto (come raccontiamo nell’ultimo numero di Prima in una lunga intervista).

Nella foto, sopra: Angelo Teodoli e Andrea Fabiano; sotto Stefano Coletta e Roberta Enni

Se Rai1 si è portata un passo avanti nel percorso del cambiamento appaiono più in difficoltà Rai2 e Rai3, che devono ritrovare la propria ragione identitaria al passo con i tempi. Salini ha già incontrato Andrea Fabiano, da neanche un anno il direttore di Rai2, che è quella che perde più ascolti, e a breve incontrerà anche Stefano Coletta di Rai3.
Non sarà che tre generaliste sono troppe? È uno degli interrogativi che si porrà Salini, chiamato dal Contratto di Servizio a fare il nuovo piano editoriale in cui potrà modulare diversamente l’assetto delle reti di cui fanno parte anche undici canali nativi digitali.

Il cosiddetto bouquet tematico rappresenta davvero un valore aggiunto per la Rai? C’è la tendenza che si cannibalizzino l’uno con l’altro e occorre, come è stato fatto nel bouquet di Mediaset, dare ai canali linee editoriali ben differenziate e mirati su target diversi.
Nell’area tematica della Rai c’è il blocco delle tre reti cosiddette Gold, Rai4, Rai Movie e Rai Premium, che sono le teste di serie del bouquet con un peso pubblicitario non irrilevante. Su come farle evolvere, come meglio segmentarle o se ripensarle in una nuova combinazione, Salini ne discuterà con Roberta Enni, ex vicedirettore di Rai1, a cui Orfeo ha affidato il comparto tematico.
Uno dei temi è sicuramente come salvaguardare il gioiellino di Rai4: Campo Dall’Orto voleva farne una testa di ponte coi millennial, ma oggi deve fare i conti con il nuovo canale 20 di Mediaset, che gli fa concorrenza sugli stessi contenuti. Considerando anche che Rai4 dal prossimo anno perderà la posizione privilegiata sul telecomando di Sky per far posto alle tre generaliste di Mediaset.

Nel parterre delle specializzate ci sono anche alcune reti di servizio pubblico, il terreno di lavoro dell’appassionata direttora Silvia Calandrelli. Riunite dal marchio di Rai Cultura, Rai Scuola Rai Storia e Rai 5, sono un fiore all’occhiello della televisione pubblica, ma non riescono ad emergere dalla semiclandestinità e allargarsi a nicchie più ampie di pubblico.

Silvia Calandrelli (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

Per quanto riguarda il tema dei contenuti Salini può contare su un patrimonio di serie, che, da ‘Don Matteo’ a ‘Montalbano’ dai ‘Bastardi di Pizzo Falcone’ al ‘Cacciatore’ ai ‘Medici’, fanno audience milionarie e iniziano a circolare anche nelle televisioni internazionali. La cosiddetta fiction può essere considerato il contenuto premium della Rai, gettonatissima anche su Rai Play. Salini, nella sua esperienza alla Fox Italia delle origini, ha prodotto un po’ di fiction, marcando il successo di ‘Boris’’, e, se vorrà intervenire per rendere ancora più moderno il prodotto Rai, troverà un’alleata in Tinny Andreatta, direttore di Rai Fiction, che ha alzato il tiro lavorando sull’esportabilità e testando anche formati alternativi da mezz’ora come ‘ La linea verticale’.

Nella foto Tinny Andreatta (foto Ansa) e Paolo Del Brocco

Sul cinema targato Rai, che fa incetta di premi ai festival , Salini avrà come referente Paolo del Brocco, l’ad di Raicinema. Una società al 100% Rai che ha il compito di supportare il cinema italiano riuscendo anche a mettere insieme grandi autori del calibro di Moretti, Virzì, Tornatore con un prodotto medio di commedia e blockbuster americani. Del Brocco è amatissimo da gran parte dei cinematografari, convinti che senza il suo intervento il nostro sarebbe scomparso.

L’altro contenuto core è lo sport, in realtà un po’ decaduto sia per aver perso diritti più spettacolari a vantaggio delle più ricche pay, sia perché il racconto dei giornalisti di Rai Sport viene considerato imbolsito rispetto alle più emozionanti cronache e agli effetti speciali a cui ci ha abituati Sky. A modernizzare i giornalisti di RaiSport non c’è riuscito neppure Gabriele Romagnoli, messo lì da Campo Dall’Orto a questo scopo, che ha lasciato in anticipo sulla alla scadenza del contratto paragonando la redazione di RaiSport a Beirut. Per tamponare la falla Salini ha dato l’interim a Bruno Gentili, il vicedirettore più anziano, che dovrebbe pacificare i rapporti con i giornalisti che rimproverano all’azienda lo smacco della perdita dei mondiali, anche se – oltre a Coppa Italia, Nazionale, e il match in chiaro del venerdì della Serie B – ritornano ad avere anche la Champions League. Ma per capire cosa pensa Salini e che decisioni prenderà sullo contenuto sportivo della Rai si dovrà aspettare la nomina del vero direttore.

Gian Paolo Tagliavia

Nel mandato ricevuto dai pentastellati c’è la scommessa di portare avanti la digitalizzazione della Rai. Salini non ha parlato di media company, che era stata la parola d’ordine di Antonio Campo Dall’Orto, ma ha preferito parlare della sfida all’innovazione che il servizio pubblico deve raccogliere. Per questo ha già incontrato Gian Paolo Tagliavia, chief digital officier e amministratore delegato di Raicom. Un crocevia da cui passano i grandi accordi con i gruppi internazionali, da Google ad Amazon, per la distribuzione dei contenuti Rai, fino a Rai Play, il portale da lui ideato e lanciato quasi due anni fa, che fa base su un catalogo importante di fiction, film e documenti delle Teche e che ha sei milioni di utenti registrati. Un presidio fondamentale della Rai sul mondo broadband, che, per assomigliare alla Netflix italiana di cui ha parlato Luigi Di Maio, dovrà essere sviluppato tecnologicamente e sotto il profilo dei contenuti. Non a caso Tagliavia, vent’anni di televisione alle spalle passati in ruoli di comando tra Mtv, La 7 e Ti Media e cementati da un’esperienza nella pubblicità come ceo di Ipg Mediabrands, è figurato tra i manager Rai che il totonomine dava tra i candidati per il ruolo di ad.

(Modificato il 6 agosto 2018)

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