Crimi: a settembre tavoli di confronto su giornalismo, diritto d’autore e filiera dell’editoria

“Ai primi settembre ho intenzione di aprire dei tavoli di confronto con tutti i soggetti interessati su tre temi: uno sul giornalismo, uno sulla Siae e sul diritto d’autore, che non è una cosa di competenza esclusiva del Mibact, e uno sulla filiera dell’editoria nel suo complesso, che è un settore che va rivisto”. Lo ha annunciato Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, concludendo davanti alla commissione Cultura della Camera l’esposizione delle linee programmatiche del governo in materia di editoria.

Vito Crimi (Foto ANSA/ORIETTA SCARDINO)

“Spero che sia possibile farli nella maniera più trasparente e pubblica possibile nel senso che sia consentita la partecipazione anche di rappresentanti di gruppi politici”, ha affermato il senatore M5S. “Cercherò di capire le modalità per consentire anche la vostra partecipazione – ha detto riferendosi ai parlamentari della commissione – a quei tavoli di confronto, così da avere la massima garanzia che le decisioni non saranno unilaterali ma avranno il coinvolgimento di tutte le forze politiche, a maggior ragione di quelle di opposizione”.

Il sottosegretario è intervenuto anche sul ruolo dell’Ordine dei Giornalisti. “Anzichè fare subito un decreto di abolizione dell’Odg ho avuto l’accortezza di incontrare i nuovi vertici dell’Ordine. La mia prima preoccupazione è stata attendere il processo di autoriforma generale che i giornalisti stanno cercando di mettere in atto, che riguarda vari aspetti, tra cui l’accesso a professione e altri interventi che per la verità ancora non ho visto”.

“Mi dicono che a ottobre questi interventi dovrebbero essere proposti”, ha detto Crimi, aggiungendo che “a seguito di questo faremo le nostre valutazioni”. “Se ancora ci sono i presupposti per abolire l’Ordine del giornalisti sarò qui a proporvelo. Ma quando si decide di fare una scelta, poi la si governa. Se si deciderà di abolire l’Odg, andrà  rivisto tutto il sistema degli automatismi che oggi sono legati all’iscrizione all’Ordine”. “Vanno riviste anche le nuove professioni e si deve parlare del nuovo modo di fare giornalismo”, ha chiosato.

Il sottosegretario ha poi ribadito che sull’editoria il governo intende procedere con gradualità. “Non faremo tagli o riforme che vengono dall’oggi al domani”, ha spiegato. “Non vorrei seguire l’esempio del governo precedente sulle agenzie di stampa, che ha creato il caos che oggi c’è. Non vorremmo affrontare il tutto in maniera improvvisa, ma cercare di dare certezza nel tempo, dobbiamo intervenire nei vari settori dando certezza di quando ciò avverrà e con una certa gradualità”.

Crimi ha avanzato nuovamente  l’ipotesi di devolvere parte dei contributi indiretti all’editoria per sostenere la domanda e la richiesta di abbonamenti digitali. “Questa modalità non è il fondo del finanziamento diretto – ha spiegato il sottosegretario – ma è un fondo che oggi viene distribuito a tutti i prodotti editoriali. Può essere un incentivo alla riduzione del costo dell’abbonamento digitale, oppure un incentivo a più di un abbonamento, lo spettro delle ipotesi è ampio”.

“Dal 2003 ad oggi sono stati versati 3 miliardi e mezzo di euro, andati esclusivamente nella direzione degli editori con finanziamenti diretti e indiretti e non verso il sistema editoriale nel suo complesso. Se l’editore fa utili e prende soldi pubblici c’è qualcosa che stride. Questa cosa non ha funzionato e non può continuare a funzionare. Oggi c’è una crisi dell’informazione di qualità”. Crimi ha spiegato che “non c’è nessun tipo di taglio al fondo per il pluralismo”, tornando però a puntare il dito sul fatto che “solo 5 giornali nazionali drenano il 30% risorse e spesso sono cooperative che celano artifici e fanno concorrenza sleale rispetto a altri soggetti che non usufruiscono dei contributi. Drenano risorse che potrebbero essere destinate alla comunità locale”. “E’ un dibattito che dobbiamo affrontare insieme nell’ottica di una certezza nel tempo per consentire al settore industriale di adeguarsi”, ha concluso.

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