Articoli e tweet avvelenati. Il caso Viganò porta a galla antichi rancori tra i vaticanisti

Non poteva aspettarsi di peggio Paolo Ruffini, appena arrivato alla responsabilità del Dicastero della Comunicazione Vaticana. Altro che coordinare e ottimizzare il lavoro dei vari media del sistema comunicazionale del Papa (radio, web, Osservatore Romano, Centro Televisivo, Twitter, ecc.), ‎con l’esplosione del caso sollevato da monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex direttore di Tv2000, si trova in mezzo a una guerra senza frontiere che è dilagata anche nel mondo dei vaticanisti che, perso ogni ritegno, stanno mostrando senza pudore  odi e antichi rancori.
Articoli e tweet avvelenati che la mettono anche sul personale, “liste di proscrizione con i nomi di vaticanisti messi all’indice perchè ‘difensori del Papa’, stille velenifere di questi ultimi lanciate verso gli altri, tacciati di essere i soliti tradizionalisti veneratori di pizzi e cappe magne”, come racconta oggi Matteo Matzuzzi sul Foglio.

Monsignor Carlo Maria Viganò
(ANSA/AP Photo/Alex Washburn)

Il ruolo di “scribacchino” di quanti vogliono la testa di papa Bergoglio è diventato Marco Tosatti, storico vaticanista della Stampa che ha rivelato di avere riletto insieme a Viganò e corretto per “renderla giornalisticamente potabile” la prima versione del memoriale.

Sempre di Tosatti ha scritto ieri su Avvenire l’editorialista Stefania Falasca, parlandone come di un “giornalista di un blog notoriamente anti-Bergoglio” che “preso da un’irrinunciabile euforia di protagonismo narcisistico (…) ha confessato che è stato lui a scrivere il cartiglio della cosiddetta testimonianza-denuncia”. Quanto al “narciso”, Tosatti replica “ne sono, grazie a Dio, perché è una cosa sana, chiedilo al tuo Patron che è esperto di queste cose – fornito come chiunque altro”, per poi invitare Falasca a prendersi “la pena di dare un’occhiata a quello che scrive” prima di attaccare qualcuno.

Inoltre dalle colonne di Repubblica, Alberto Melloni, tra i maggiori esperti del Concilio Vaticano II, dopo aver dato a monsignor Viganò dell’”omucolo”, lo ha accusato di “puntualità sordida mafiosa”, mentre dal fronte opposto si parla di Luis Badilla, titolare del Sismografo, sito molto vicino al Vaticano, come di un “ex esule cileno allendista”.

E in Rete gli insulti ai giornalisti – “massone piduista”, “turiferario” – e le minacce – “ce ne ricorderemo quando tutto sarà finito” – si sprecano.

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