Rai: l’ad Salini chiede al Mise una deroga sugli obblighi del contratto di servizio

Mentre Matteo Salvini non arretra di un millimetro sulla candidatura di Marcello Foa alla presidenza della Rai e a Viale Mazzini non si sblocca lo stallo che dura dal 1 agosto – quando l’ex amministratore delegato del gruppo del Corriere del Ticino non passò il voto della maggioranza qualificata della Commissione della Vigilanza -, l’amministratore delegato Fabrizio Salini ha chiesto al Mise una deroga agli obblighi del contratto di Servizio.

Per certi versi è una buona notizia perché vuol dire che alla Rai qualcosa si muove, ma in realtà la mossa di Salini è obbligata, dato che la televisione pubblica è in violazione del contratto di servizio. Come rilevato anche il una missiva che l’UsigRai ha inviato ai vertici del servizio pubblico, ai sindaci e alla Vigilanza, la Rai infatti non è in grado di rispettare alcuni impegni che avrebbe dovuto adempiere entro sei mesi dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del documento sottoscritto col Ministero dello Sviluppo economico.

Fabrizio Salini (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

Entro l’8 settembre la Rai dovrebbe consegnare, ad esempio il piano di riforma delle news oltre ad aver predisposto anche strumenti per contrastare le fake news. Tra gli altri impegni previsti anche il piano editoriale e il progetto del canale inglese di nuovo conio. Ma il precedente vertice non è stato in grado di definire i progetti e Salini, che si è insediato solo un mese fa, chiede tempo, tanto più con l’impasse del Cda che senza presidente non può prendere decisioni fuori dell’ordinaria amministrazione. Il ministro del Mise Luigi Di Maio concederà sicuramente la deroga e anche dalla sua durata capiremo i progetti che il nuovo esecutivo coltiva sulla Rai.

Tiene banco in queste ore la questione Foa: di certo, se il suo nome venisse riproposto dal Cda e rivotato dalla Vigilanza fioccherebbero i ricorsi, perché molti ritengono che un nome bocciato dalla commissione bicamerale non possa essere ripresentato per una seconda votazione.

In ogni caso si continuerebbe a tenere la Rai sotto lo schiaffo della politica.
Del resto che l’azienda pubblica sia paralizzata, che nell’estate del primo decreto del nuovo governo giallo verde, del crollo del ponte e dei migranti in ostaggio sulla Diciotto la voce del servizio pubblico quasi non si sia sentita, e che lo scontro d’autunno riparte con il vertice Rai ancora in confusione e non operativo sembra non interessare nessuno.
Che il principale operatore sia in panne è però sicuramente un fatto che non può che fare piacere alla concorrenza, da Mediaset a Sky a La 7.

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