Capri Digital Summit: la ricerca di EY e Ipsos su innovazione e trasformazione digitale

Su quel che accadrà a Capri nei giorni tra il 3 e il 5 ottobre, EY e Ipsos hanno voluto puntare i riflettori già da ora, in una sorta di lungo warm-up che porterà professionisti, operatori, rappresentanti delle istituzioni sull’isola per parlare di futuro, digitale e imprese, nel classico appuntamento del Digital Summit.

E per farlo, hanno pubblicato i risultati di una ricerca “fatta a due mani” – da EY e Ipsos, appunto – per fotografare “il processo di trasformazione del Paese, che investe in tutti i campi”, ma che vede, per esempio, un miglioramento della fiducia sia della popolazione sia delle aziende sul futuro del nostro Paese e una crescita costante dell’utilizzo di Internet, seppur il 30% delle famiglie italiane non sia ancora connesso con la Rete.

Nella foto, a destra, Nando Pagnoncelli e al centro Donato Iacovone

A Capri verranno approfonditi questi e altri aspetti della cosiddetta digital trasformation, illustrati alla stampa dall’ad di EY in Italia Donato Iacovone e dal presidente di Ipsos Italia Nando Pagnoncelli.

“Il nostro compito”, ha detto quest’ultimo, “è stato quello di registrare i cambiamenti rispetto alla trasformazione digitale, in una ricerca che è stata realizzata nei primi giorni di luglio 2018 prendendo un campione di 900 persone, tra i 16 e i 70 anni. Un periodo storico in cui gli italiani sono entrati in una fase in cui guardano al futuro del Paese con più fiducia. Insomma, numeri alla mano, gli ottimisti tornano a superare i pessimisti e i comportamenti di consumo, investimento e risparmio agiscono di conseguenza”.

Il miglioramento è legato alla nuova e inedita stagione politica che stiamo vivendo”, ha continuato Pagnoncelli, “con due soggetti che hanno modificato il modo di comunicare, portando nuovi stili e codici di comunicazione”, escludendo che “questo sia a tempo indeterminato perché è sempre stato così per tutti i governi”, dalla nascita della Seconda Repubblica a oggi. Inoltre, “quello che è successo ad agosto non lascerà indifferenti i cittadini”, ha aggiunto, riferendosi al crollo del ponte Morandi a Genova.

Si guarda, dunque, verso l’economia digitale con aspettative positive, perché la si considera un’occasione per migliorare l’organizzazione del lavoro e della produzione, nonostante la stessa digitalizzazione rimanga contenuta tra le Pmi, attestandosi al 20%.

E la tecnologia su cui le imprese che hanno investito maggiormente in termini di acquisti nell’ultimo triennio riguarda l’area della sicurezza informatica (45%) e delle applicazioni web e mobile (28%), mentre seguono quelle che hanno investito su IoT, big data, stampa 3d, robotica eccetera.

La diffusione di Internet tra gli italiani, invece, è stata “prorompente” nel corso degli ultimi 15 anni, perché nel 2005 solo uno su tre accedeva alla Rete, mentre nel 2017 la proporzione è di due su tre, con la metà degli italiani che accede a Internet tutti i giorni. E, quando connesse, le famiglie usano la band larga, con quasi una famiglia su due che possiede una connessione su banda larga fissa, mentre una su tre è connessa tramite connettività mobile. Dato, quest’ultimo, in fortissima crescita, con l’utilizzo di smartphone che surclassa desktop e tablet, soprattutto tra i più giovani: sono oltre il 74% quelli di età compresa tra i 14 e i 24 anni, con punte dell’81% nella fascia 18-19 anni.

Questo porta a un sempre maggior accesso alle informazioni e alle notizie, ma anche alle fake news. La ricerca evidenzia come il 47% ritenga le notizie meno affidabili a causa delle manipolazioni via web, anche se la maggioranza degli interpellati (il 52%) si considera in grado di distinguere una notizia vera da una falsa.

L’Italia però, quanto a digitalizzazione, soffre comunque un ritardo rispetto ad altri Paese Ue. “Le tecnologie sono disponibili in tutto il mondo e a prezzi accessibili”, aggiunge Iacovone. “Ma manca la spinta al cambiamento da parte dello Stato e delle imprese, così come succede negli altri Paesi. Ora l’Italia ha davanti sfide cruciali per la sua crescita, e la prima è la trasformazione digitale. È indispensabile fare uno sforzo culturale e formativo, destinato alle aziende di piccole e medie dimensioni, per accelerare l’ingresso delle strutture produttive e di servizi nel mondo digitale”.

Di questo e di molto altro si parlerà dunque al Digital Summit di Capri, arrivato quest’anno all’undicesima edizione, per raccontare “il nuovo ecosistema digitale in cui ogni comparto è impattato” in questi anni, dall’energia ai big data, dai sistemi finanziari del futuro alla trasformazione digitale “come driver di accelerazione per l’Italia”.

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