Di Maio attacca gli editori: screditano M5s, ora una legge. Replica Riffeser (Fieg) e Fnsi: serve confronto serio

“L’operazione di discredito verso questo governo continua senza sosta. Gli editori dei giornali hanno le mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato: autostrade, telecomunicazioni, energia, acqua. E l’ordine che è arrivato dai prenditori editori è di attaccare con ogni tipo di falsità e illazioni il M5s”. Lo scrive su Facebook Luigi Di Maio. “Questo non è più giornalismo libero. Bisogna fare una legge per garantire che gli editori siano puri e i giornalisti liberi di fare inchieste su tutte le magagne dei prenditori”.

Il ministro del Lavoro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

“Giornalisti ignoranti o in mala fede, o entrambi, mi accusano di aver sbagliato a chiedere a Emiliano cosa stesse facendo per Matera, lasciando intendere che non sappia in che regione sia. Sono loro che non sanno che la Regione Puglia sta facendo e ricevendo investimenti milionari in vista dell’appuntamento con Matera capitale della Cultura”. Lo scrive su Facebook e sul blog delle Stelle il vicepremier e leader M5s Luigi Di Maio. “I politicanti del Pd che riprendono questa fake news sono peggio di loro. Questo spiega perché il Sud sia in queste condizioni: non hanno neppure le basi”.

“In particolare: – 100 milioni di euro per il raddoppio della ferrovia Bari Matera e le opere connesse; – Bando Pubblico per il Concorso di Idee “La Murgia abbraccia Matera” per finanziare attività culturali di diverso tipo per la valorizzazione dei beni di architettura rurale e archeologia industriale della Puglia; – 2 milioni di euro per valorizzare l’itinerario che dalla Puglia va a Matera. Non sanno che il consiglio regionale pugliese ha approvato una legge per la promozione del turismo culturale per “Matera Capitale Europea della Cultura 2019″”.

Andrea Riffeser Monti (Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Risponde il presidente Fieg Riffeser Monti che rigetta le affermazioni di Di Maio: necessario un serio confronto in Parlamento per la riforma dell’editoria

In una nota, il presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti, in relazione alle dichiarazioni del Vicepremier, ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio, rigetta con forza l’affermazione che gli editori abbiano le “mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato” e ribadisce la pronta ed immediata disponibilità ad un serio confronto in Parlamento con tutte le forze politiche per analizzare e discutere il futuro della carta stampata.

Come ufficialmente sostenuto anche dal Sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi, è necessario traghettare il settore per i prossimi dieci anni. “Mi auguro – ha ribadito Riffeser – che si ricerchi nel Parlamento la massima condivisione sulla riforma in modo da dare certezze alle imprese, considerando il ruolo fondamentale della stampa e del lavoro dei giornalisti che richiede, sempre più, adeguate risorse e mezzi. Resta prioritario poter continuare ad informare i cittadini nella maniera più obiettiva, potendo disporre di aziende sane e libere da condizionamenti, tutelando gli oltre 60.000 addetti di tutta la filiera dell’informazione”.

Replica anche dai vertici della Federazione Nazionale della Stampa

Alle parole di Luigi Di Maio hanno replicato anche i vertici Fnsi. “Dichiarare guerra ai cosiddetti ‘editori impuri’ annunciando norme di legge punitive, come fa il vicepremier Luigi Di Maio, ha il sapore di un’intimidazione e di un attacco alla libertà di stampa, garantita dall’articolo 21 della Costituzione”, hanno scritto in una nota il segretario generale Raffaele Lorusso e il presidente Giuseppe Giulietti.

Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

“Il modo migliore per affrontare il problema è quello di passare dagli spot agli atti concreti. Questo significa sciogliere il nodo delle leggi di sistema, dalle norme antitrust alla regolazione dei conflitti di interessi, passando per la cancellazione del carcere per i giornalisti e il contrasto alle querele bavaglio. Temi sui quali dal governo in carica ci si aspetterebbe un confronto con tutti gli attori del sistema dell’informazione, esattamente come avvenne nel 1981, quando si giunse all’approvazione della legge sull’editoria, la numero 416, tuttora in vigore”.

“Va purtroppo constatato – proseguono dalla Fnsi – che, al di là dei proclami e degli annunci di misure liberticide, nessuna chiara volontà di invertire la tendenza è stata dimostrata fino ad oggi dal governo. Non a caso, sono stati proprio l’esecutivo e le forze di maggioranza a bocciare un emendamento al cosiddetto ‘decreto dignità’ che puntava a contrastare la precarietà lavorativa nel settore dell’informazione, un precedente poco dignitoso che non lascia intravedere nulla di buono”.

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