Copyright, Fieg: appello agli europarlamentari italiani per il sì alla riforma

Alla vigilia del voto sul copyright, in programma domani 12 settembre a Strasburgo, nuovo appello della Fieg agli eurodeputati italiani perchè si schierino a sostegno della direttiva, “per garantire un giusto compenso ai giornalisti ed editori per la distribuzione dei loro contenuti in Internet”.

Dopo la lettera aperta dei giorni scorsi, questa volta la Federazione degli editori ha affidato il suo messaggio a una pagina a pagamento pubblicata sui principali quotidiani nazionali, elencando i motivi per cui “votare sì”.

“Per una stampa indipendente e per notizie affidabili. Perchè l’uso della rete resterà libero. Per garantire i valori democratici europei. per tutelare il lavoro dei giornalisti e delle aziende”, scrive Fieg, aggiungendo anche “perchè ve lo chiede l’89% dei vostri elettori”, richiamandosi al recente sondaggio di Harris interactive, secondo cui 9 italiani su 10 sarebbero favorevoli a un giusto compenso per artisti e creatori per la distribuzione delle loro realizzazioni sul web.

La pagina Fieg, pubblicata oggi sui quotidiani

Negli scorsi giorni si sono moltiplicati appelli e dibattiti con editori, giornalisti e autori, dall’Enpa alla Fieg sino a Ifj-Efj. a sostegno della riforma. Mentre YouTube si è schierato contro le nuove regole, che, ha detto, mettono “a rischio” la creatività. “Ora o mai più”, è stato il monito che ha lanciato la Commissione Ue ieri, rimarcando come lo status quo “andrebbe a beneficio” dei big del web, che continuerebbero a lucrare su autori, creatori, stampa senza riconoscere loro il giusto compenso.

Ma a due mesi dopo il primo rinvio, l’esito del voto rimane incerto. I nodi restano gli art. 11 e 13, quello che gli slogan antiriforma hanno ribattezzato rispettivamente ‘tassa sui link’ e ‘bavaglio al web’. Rispetto al testo presentato a luglio sono arrivati in tutto 252 emendamenti, da quelli ‘migliorativi’ – che rendono più chiara l’esclusione dei link dall’applicazione del diritto d’autore (ma includono gli snippet) ed eliminano il sistema di filtri dei contenuti ex ante sostituendoli con una “cooperazione” tra piattaforme e detentori di diritti – sino a quelle che cancellano proprio i due articoli. Dall’altra barricata restano poi Verdi, sinistra, euroscettici e conservatori che erano e restano contrari alla riforma.

L’esito peggiore sarebbe un voto negativo che bloccasse il mandato a negoziare del Parlamento con Commissione e Consiglio il testo finale. Perché significherebbe la fine della riforma, dato che non ci sarebbero più i tempi tecnici per adottarla entro la scadenza del mandato di questo Europarlamento.

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