Playboy punta su web e tv. E sceglie Julie Uhrman per guidare la sezione media

A circa un anno dalla scomparsa del fondatore, Hugh Hefner, Playboy Enterprises punta a rivitalizzare la sua produzione editoriale, con una maggiore integrazione tra le offerte online e televisive e con un magazine snellito. Per questo ha ingaggiato Julie Uhrman come primo presidente del segmento media, per dare alla compagnia abbia una maggiore presenza nello streaming televisivo, nei videogiochi e nelle piattaforme di realtà virtuale e aumentata.

Uhrman proviene da Lions Gate Entertainment Corp, dove è stata vice-presidente esecutivo e general manager del business della tv in streaming dal 2016. Ha, inoltre, fondato Ouya, una console per videogame basata sul sistema Android e supportata da Alibaba, acquisita poi da Razer nel 2015.

Julie Uhrman

Dopo la morte di Hefner, la compagnia ha messo in discussione il futuro del magazine, da tempo in perdita e con uscite ridotte dalle 10 del 2017 alle 6 di quest’anno. A gennaio la società aveva preso in considerazione anche la possibilità di porre fine del tutto alla pubblicazione del magazine, per poi tornare sui suoi passi. Ogni pubblicazione avrà d’ora in poi 220 pagine, tre playmate e sarà dall’anno prossimo un trimestrale.

Dal 2011, Playboy ha lavorato per diventare un brand del lifestyle, focalizzandosi sugli accordi di licenza per produrre oggetti come portafogli brandizzati o orecchie da coniglietta e ha portato il suo nome nei nightclub e casinò di tutto il mondo. La maggior parte del suo business delle licenze è in Cina.

Quest’anno Playboy si è concentrata soprattutto sulle equity partnership e sulle jv per progetti a tema, come la linea di superalcolici e l’inaugurazione del Playboy Club a New York. La divisione media del gruppo (magazine, abbonamenti ai siti e canale pay-per-view per adulti) rappresenta ancora la metà dei 90 milioni di dollari di ricavi. Il target è di una crescita del fatturato del 15% quest’anno.

A fine luglio la società ha siglato un accordo per vendere il 35% in mano alla famiglia del fondatore all’azionista di maggioranza, la società di private equity Rizvi Traverse, per 35 milioni di dollari. La famiglia è uscita così dal capitale.

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