Polonia, libertà di stampa a rischio: niente pubblicità ai giornali non filogovernativi

“Da quando il partito Diritto e Giustizia (Pis) ha preso il potere nell’ottobre 2015, in Polonia sono aumentate le pressioni politiche nei confronti dei media”. Così parla Piotr Stasinski, vicedirettore del quotidiano polacco ‘Gazeta Wyborcza’, in un’intervista concessa a Rosalba Castelletti di ‘la Repubblica’.

Jarosław Kaczyński, presidente del partito polacco Diritto e Giustizia

“È tutto iniziato con lo stop delle pubblicità delle aziende a controllo statale sui giornali che si oppongono al governo” racconta Stasinski, 65 anni e da sempre militante per una stampa libera.

In giorni in cui anche in Italia il ministro dello sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio sostiene che le aziende partecipate dovrebbero smettere “di fare pubblicità sui giornali”, arrivano le parole del vicedirettore di ‘Gazeta Wyborcza’, che accusa lo stato polacco di voler silenziare i giornali che, a suo dire, vanno contro l’operato del governo.

Stasinski traccia un quadro preoccupante della situazione della stampa in Polonia, affermando che la radio-tv pubblica, sotto il controllo dello stato, attacca quotidianamente le testate non filo-governative, definendoli “traditori” o accusandoli di “servire gli interessi stranieri”.  Il governo ha insediato uomini di fiducia nei vertici delle compagnie a controllo statale, che hanno poi ritirato la pubblicità dai media liberali per spostarla sulle testate allineate al governo. Oltre 300 giornalisti, presentatori e operatori della Tvp – televisione e radio pubblica – sono stati licenziati o costretti a lasciare il posto di lavoro perchè non volevano lavorare per un “media di propaganda”. Il partito al potere ha poi preso il controllo della magistratura, e sono così iniziate le denunce ai danni dei giornali oppositori.

“Il governo ci attacca ogni giorno così come Trump se la prende ogni giorno con la stampa americana.  Kaczyński (presidente del partito Diritto e Giustizia, ndr) si professa amico del premier ungherese Viktor Orbán. In Ungheria non ci sono più media indipendenti, solo qualcuno marginale online”. Così conclude Stasinski, affermando che ad essere in gioco in Polonia non è solo la sopravvivenza dei media, ma le stesse libertà civili e la democrazia.

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