Copyright, Bonisoli: giudizio negativo su voto Ue. Rischi per libertà di espressione e pluralismo informativo

“La mia valutazione, in linea con quella espressa dal vicepresidente Di Maio, è negativa e il governo continuerà il proprio impegno a tutela della libertà e indipendenza della rete a beneficio della collettività e dei cittadini”. Lo ha detto il ministro dei Beni e Attività Culturali, Alberto Bonisoli, parlando della direttiva sul Copyright, votata ieri al Parlamento Europeo

“I rischi derivanti dalla direttiva non riguardano solo la libertà di espressione e comunicazione ma anche e soprattutto la limitazione del pluralismo informativo e della libertà di reperire più punti di informazione” ha sottolineato Bonisoli, rispondendo al Question Time di oggi al Senato.

Il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli (foto Ansa)

Il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli (foto Ansa)

“Non si intende in alcun modo negare la rilevanza del diritto d’autore – ha spiegato il ministro nel suo intervento – e del riconoscimento di un adeguato livello di tutela per gli autori, che è fondamentale per lo sviluppo e la competitività delle industrie creative”. “Il diritto d’autore è fondamentale per assicurare che i creativi e chi lavora in questa industria abbia un’equa remunerazione del proprio ingegno e creatività”.
Ma, ha fatto notare, “non si può non rilevare che la direttiva in discussione non sembra costituire uno strumento adeguatamente ponderato che coniuga i principi di gradualità, proporzionalità e adeguatezza in modo da fornire un equo bilanciamento tra quello che è la tutela del diritto d’autore e la libertà di espressione sulla rete Internet, mostrando un netto innegabile squilibrio a favore del primo”.

Bonisoli si è riferito in particolare all’articolo 11 “che introduce – ha spiegato – il diritto degli editori di autorizzare e bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni e l’obbligo di remunerazione a favore di questi per la condivisione anche solo degli snippet che sono le brevi, se non brevissime, anticipazioni degli articoli” e all’articolo 13 che “bloccherebbe il caricamento dei contenuti che i cittadini vogliono condividere”.

“Questa – ha rimarcato il ministro – è una gravissima imposizione, anche economica, per gli operatori. E soprattutto porterebbe alla censura, spesso immotivata, per la presenza di minime parti di opere, con il rischio che intervenga anche nel caso di utilizzo consentito delle altre. Il cosiddetto chilling effects sarà esponenzialmente incrementato se la nuova direttiva entrerà in vigore”, ha concluso.

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