Crimi: tetto a spot tv per aiutare giornali. Leone (Apt): deprime il settore

Tetto a spot in tv, ma anche l’attuazione di un decreto “dimenticato” per il fondo all’editoria. Sono molti i temi che Vito Crimi, esponente M5S e sottosegretario con delega all’editoria, ha affrontato nel corso di un’intervista pubblicata oggi sul ‘Fatto Quotidiano’, 

“Il punto vero è che occorre ridistribuire la pubblicità tra tv e carta stampata”, ha affermato Crimi, accennando poi a una parte relativa al Fondo per il pluralismo dell’editoria istituito da Lotti rimasta inattuata. “Era previsto un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi delle concessionarie di pubblicità”, ma, ha spiegato, “il decreto che avrebbe dovuto fissare i criteri per questo contributo non è stato mai varato”. Una “dimenticanza” che il sottosegretario ha definito “l’ennesimo favore del Pd a Berlusconi”, rimarcando l’intenzione di attivarsi per portarla a compimento.

Vito Crimi (Foto ANSA/ORIETTA SCARDINO)

Sul tema dei fondi diretti all’editoria, Crimi ha spiegato che, tra contributi diretti e agevolazione, “vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30% dei fondi va a 4-5 testate”. “Noi vogliamo solo togliere i fondi pubblici all’editoria, non eliminare il Fondo per il pluralismo. Gli editori hanno ricevuto tantissimi soldi in questi anni, dal 2003 oltre 3 miliardi di euro. A fronte di questo ci saremmo aspettati investimenti per reggersi sul mercato che non ci sono stati”, ha accusato, elencando poi modi per “affrontare le ricadute occupazionali”, come, ad esempio, “introdurre dei tetti pubblicitari per aiutare dal lato degli introiti i giornali”. “Un meccanismo di redistribuzione delle risorse all’interno del sistema”.
Tra le altre proposte, Crimi ha proposto “incentivi pubblici” per gli abbonamenti oppure per “nuove idee innovative” come “una ‘Netflix dell’editoria’”, una piattaforma che permetta con un abbonamento di leggere tutti i giornali.

Nella sua riflessione spazio anche al futuro delle edicole, che, ha sostenuto, vanno “aiutate a trasformarsi in una rete di servizi, remunerati”.

Richiamandosi anche a quanto sostenuto nei giorni scorsi da Di Maio sulle pubblicità sui giornali da parte di aziende partecipate dallo Stato, Crimi ha aggiunto: “occorre lavorare a una trasparenza degli investimenti pubblicitari e capire l’incidenza di alcuni inserzionisti. Il lettore deve sapere se il suo giornale ha un ‘socio occulto’ o meno”, per poi aggiungere: “il problema riguarda tutti gli organi di informazione”.

Il passaggio sul tetto alle pubblicità in tv non è passato inosservato, generando subito una replica via Twitter da parte di Giancarlo leone, a lungo dirigente in Rai e oggi presidente dell’Apt, l’Associazione dei produttori televisivi. “Si torna a parlare di tetti alla pubblicità tv. Esistono già vincoli precisi con i limiti di affollamento per broadcaster. Un ulteriore tetto produrrebbe l’effetto di deprimere l’intero settore dell’audiovisivo con seri danni per la produzione e per gli utenti”.

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