Di Maio: non leggo i giornali, fanno propaganda per i loro editori

Stop alla pubblicità delle aziende di Stato sui giornali e addio contributi all’editoria. A chiederlo è ancora una volta il vicepremier Luigi Di Maio che, in un’intervista al direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perri, torna a rilanciare con forza la proposta di “una legge” che imponga alle “società partecipate di non fare pubblicità sui giornali” e l’eliminazione dei “finanziamenti pubblici ai giornali, diretti e indiretti”.

Luigi Di Maio (foto: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Quanto alle modalità per regolare il cosiddetto “conflitto di interessi” tra potere economico ed editoria, Di Maio ribadisce: “il conflitto di interessi è nel contratto di governo, il provvedimento complessivo è allo studio”.

Il bersaglio polemico da cui l’intervista a Di Maio prende le mosse sono ancora una volta i Benetton, chiamati in causa come esempio di un “sistema dell’informazione (giornali, radio, tv)” che “è in mano a pochi grandi gruppi editoriali che hanno chiari interessi industriali e che hanno, in alcuni casi, concessioni da parte dello Stato”.

Secondo Di Maio bisognerebbe “tornare agli editori puri” ma “il minimo sindacale è che il lettore sappia chi possiede il giornale e tutti i conflitti di interesse”. Il vicepremier giunge ad ipotizzare la soluzione di indicare la proprietà dei giornali nella testata.

Di Maio confida inoltre ad Affaritaliani.it di “non leggere i giornali italiani, fanno solo propaganda” se non per “capire come ci vogliono attaccare i loro editori prenditori”. E aggiunge: “un tempo i giornali rappresentavano uno spaccato dell’opinione pubblica, avevano dentro un po’ del sentimento popolare che si respirava nelle strade e nei bar”. Ma oggi non è più così e “per tale ragione perdono copie”.

Per capire cosa pensano le persone Di Maio si affida “alle piazze e ai social”: “i commenti sulla mia pagina Facebook valgono molto più di tutti gli editoriali del giorno”.

L’informazione libera? Secondo il vicepremier “c’è chi riesce a farla. Alcuni blogger indipendenti, per esempio”. Mentre l’intreccio tra potere economico ed editoria “è opaco” e “la linea editoriale ormai è una sola per tutti i giornali e le tv”.

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