De Rita: con il rancore si vincono le elezioni, non si governa

Nel rapporto dello scorso anno, il Censis sosteneva che il rancore che domina la nostra società può servire per vincere le elezioni ma non è uno strumento adatto a governare. Lo ricorda il fondatore dell’Istituto di ricerca, Giuseppe De Rita, che ha risposto ad alcune domande di Prima Comunicazione sul dibattito tra politica informazione, partendo dall’iniziativa del Governo di spingere le aziende partecipate o controllate dallo Stato (Enel ed Eni in testa) a ridurre o cancellare gli investimenti sui quotidiani. Il sociologo premette che lo scontro non è nuovo. Basti pensare all’esempio più illustre della storia antica, Atene, sinonimo di democrazia e simbolo della vittoria sulla tirannide. Una vittoria non definitiva, in cui l’equilibrio rimane comunque precario e le libertà civili vanno sempre e comunque conquistate, generazione dopo generazione.

Giuseppe De Rita

D. Ma allora c’è un rimedio all'”editto Crimi“?

De Rita. Non solo la democrazia, ma ogni società ha avuto nella sua storia bisogno di equilibrio, di mediazione, di continuità, di metabolizzazione delle tensioni, dei pericoli, delle cadute. Chi vive ed opera nella società lo sa benissimo e si fida, nel lungo periodo, della forza di tali processi quotidiani; chi vive di politica invece va alla ricerca di momenti di discontinuità, sperando che essi creino situazioni nuove di maggiore qualità. Da antico profeta del continuismo non ritengo utile correre dietro ai discontinuisti.

D. Il direttore del Corriere della Sera sottolinea che i politici hanno tutto il diritto di criticare quotidiani e tv, ma anche che qui c’è qualcosa di profondamente diverso: “si vuole usare il proprio ruolo pubblico di governo per colpire economicamente le aziende editoriali e danneggiarle per ritorsione”. Lei da tempo spiega che la nostra società è oggi dominata dal rancore. Ora, come dice Fontana, siamo alla resa dei conti, col rancore che si trasforma nella ritorsione?

De Rita.  È vero, la società italiana è dominata dal rancore, come già dicemmo noi Censis. Sfruttando il rancore si può anche vincere le elezioni e acquisire potere; ma non lo si può usare come strumento di governo se non rischiando una certa dose di vendicatività verso i soggetti sociali e politici che gestiscono la continuità della pluralistica dinamica delle opinioni individuali e collettive. Non penso comunque che una tale regressione sia possibile, sia perché l’Italia è un paese di geloso continuismo delle cose; sia perché in fondo (se non intuisco male) l’onda del rancore sembra in caduta di tensione, e forse comincia a perdere “la sua originaria spinta propulsiva”.

D. In una recente intervista lei ha spiegato che non bastano ormai gli appelli pieni di buone intenzioni delle anime belle: “per superare la fase del rancore, l’Italia avrebbe bisogno di una carica di libido che non ha più, un desiderio di crescere e possedere, la voluttà di andare oltre se stessa”. Insomma tutto è perduto o quasi.

De Rita. Confermo quella frase della mia intervista, ma continuo a sperare che una carica di libido, di desiderio di crescita, possa “carsicamente” riemergere nella nostra società, che in fondo da quella carica è stata spinta in avanti per quattro/cinque decenni.

D. In questo contesto, con i vecchi schieramenti superati, si può ancora confidare nel centro-sinistra o è una perdita di tempo.

De Rita. Sono perdutamente senza parole quando mi si interroga sulla situazione e sulle prospettive del centro-sinistra!

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