Il Guardian rispolvera i podcast. L’ad Pemsel: fondamentali per catturare nuove audience digitali

Il Guardian punta sui podcast per l’attualità. L’annuncio viene dallo stesso quotidiano inglese, che in una nota sul sito ha fatto sapere che il redattore della sezione di politica Anushka Asthana diventerà conduttrice dei nuovi podcast che riguarderanno le ultime notizie e le vicende di attualità.

Il lancio è previsto per la fine dell’anno e lo scopo del programma sarà quello di approfondire le notizie principali della giornata . Acast è stato scelto come partner pubblicitario audio ufficiale e l’inserzionista di lancio sarà Bose, azienda produttrice di cuffie e sistemi di altoparlanti.

Anushka Asthana è attualemente redattore politico congiunto del giornale, ma è stata corrispondente politico a Sky news, capo corrispondente politico e editorialista al The Times e redattore al The Observer. È stato scelto come produttore esecutivo Leo Hornak, giornalista premiato con un’esperienza nei documentri e nelle news per Bbc Radio 4, Bbc World Service e This American Life.

Il Guardian ha assunto inoltre sei nuovi giornalisti per produrre i podcast, che andranno in onda tutti i giorni. Lo scopo è quello di avvicinare gli ascoltatori al giornalismo del quotidiano, e sarà una parte essenziale dell’offerta del giornale tramite le sue piattaforme digitali.

Nel team figurano anche il viceproduttore esecutivo Nicole Jackson, produttrice e regista che precedentemente aveva lavorato come editor sulla rivista Guardian Weekend e come redattore a G2, una sezione del giornale, il produttore senior India Rakusen, che viene dalla Bbc Digital Current Affairs, e il capo produttore Mythili Rao, proveniente da The New Yorker Radio Hour. Allo staff si aggiungono anche altri tre produttori, Joshua Kelly, Elizabeth Cassin e Rachel Humphreys.

“Le persone sono impegnate, ma voglio comunque una profonda comprensione del mondo che li circonda. Entreremo ancora di più nelle grandi storie e elimineremo il rumore per portare i nostri ascoltatori dietro i titoli”. Queste le prime parole di Anushka Asthana, che racconta così la nuova scommessa del Guardian.

Anche Katharine Viner, direttrice del Guardian News & Media, ha voluto dire la sua sulla novità introdotta dal giornale inglese: “sono fiduciosa che il podcast di attualità diventerà un appuntamento irrinunciabile nelle vite impegnate dei nostri ascoltatori, portandoli ancora più vicini al nostro operato. Non vedo l’ora di ascoltare Anushka ogni giorno – la sua esperienza e la sua cifra stilistica la rendono la conduttrice perfetta”.

“Più del 50% dei contenuti del Guardian sono ora digitali. Questo importante investimento nel giornalismo audio è una parte fondamentale della nostra strategia per sviluppare relazioni più profonde con il nostro pubblico e far crescere nuovi flussi di entrate”, ha concluso David Pemsel, amministratore delegato di Guardian Media Group.

David Pemsel, ad di Guardian Media Group

Per il giornale inglese l’uso dei podcast non è una novità in assoluto: il quotidiano infatti produce podcast da oltre un decennio, con dieci serie tuttora in onda e un ampio archivio. Solo l’anno scorso il Guardian ha prodotto 550 episodi, e tra i più popolari vi sono Football Weekly, Politics Weekly, Science Weekly, Brexit Means, A Neuroscientist Explains, The Reckoning, Culture Podcast, Books Podcast, Small Changes, The Start, Chips with everything, e Audio Long Reads. Football Weekly è sempre nelle prime 5 posizioni della classifica dei podcast di sport su iTunes, e durante la Coppa del Mondo Football Daily è stato quello più scaricato, con 3,2 milioni di downloads.

Il Guardian inotre aveva già sperimentato l’uso di podcast per la fruizione di notizie di attualità – come spiega NiemanLab in un articolo – con un programma chiamato Newsdesk, poi diventato Guardian Daily, andato in onda da marzo 2006 a luglio 2010 e condotto da Joe Dennis. Nella prima versione del comunicato stampa, fa notare NiemanLab, non era citato il programma di Dennis, poi inserito in una nuova versione pubblicata il giorno seguente. Era stato lo stesso Dennis, su Twitter, a ricordare che il Guardian aveva già provato un prodotto del genere, e che quindi il podcast di Asthana non sarebbe stato il primo ad occuparsi di attualità.

All’epoca lo show di Dennis aveva un discreto successo, ma con il passare del tempo il team del Guardian non era riuscito a trovare il modo per guadagnare soldi dal podcast. Questo, unito al fatto che – secondo le dichiarazioni rilasciate a NiemanLab dall’ex conduttore – non vi erano grandi risorse e strumenti per la registrazione delle puntate e ad alcuni inconvenienti tecnici, aveva decretato la chiusura dello show.

 

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