Un’antipatia che non finisce mai. La polemica di Caltagirone con gli ex giornalisti del Messaggero

Franco Gaetano Caltagirone ha colto l’occasione del suo intervento al grande evento per festeggiare i 140 del Messaggero, di cui è l’ editore dal 1 giugno del 1996, per un regolamento di conti nei confronti della vecchia guardia dei giornalisti del quotidiano che non hanno dimenticato i migliori anni della loro vita vissuti a via del Tritone durante la proprietà dei Perrone e della Montedison. Giornalisti, numerosi in forza ad altre testate o in pensione, che sono tornati a farsi sentire pubblicando il 13 luglio un necrologio sul Messaggero per ricordare Dido Sacchettoni, firma che “occupa un posto importante tra quelle che per anni hanno contribuito al prestigio e al successo del grande Messaggero di quel tempo..”, dimenticato invece dai colleghi di adesso. Da lì è nata una chat chiusa su WhatsApp che è diventata una comunità di amici e di amarcord giornalistico, a tirare le fila l’ex direttore Vittorio Emiliani, che in vista del compleanno dei 140 anni ha prodotto un racconto fatto di molti ricordi che dovrebbe essere pubblicato online domani.

Franco Gaetano Caltagirone

Senza citarli Caltagirone gli ha sparato contro alzo zero contrapponendo al loro Messaggero il suo che “non è e non vuol essere un bravo ragazzo, uno di quelli che, per essere accettato e benvoluto da tutti, deve accontentare tutti o quelli della sua parte rinunciando a se stesso e alla propria identità. Invece – ha aggiunto – il Messaggero fa della propria identità un tratto distintivo che è poi quello della difesa dei diritti dell’individuo che spesso rischia di essere schiacciato da chi ha potere”, non come quello di un tempo. E ha detto velenoso: “devo anche dire che al Messaggero non è stato sempre così. Nel 1973, ad esempio, la famiglia Rusconi aveva acquistato il 50% del giornale con il diritto di nominare il direttore. Venne scelto Luigi Barzini ma la scelta non piacque alla redazione che impedì fisicamente con la forza il neodirettore. Quella battaglia di libertà nascondeva la volontà di proteggere lo status di un giornale molto permeabile alle influenze esterne. Da quando 20 anni fa ho preso in mano questo giornale molte cose sono cambiate grazie all’attuale redazione, in gran parte rinnovata, che è, se non impermeabile, poco influenzabile dall’esterno”.

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