È la stampa bellezza! Un un gruppo di ex giornalisti del Messaggero critici con Caltagirone raccontano il ‘loro’ quotidiano

Scrive Vittorio Emiliani, che del Messaggero e’ stato direttore dal 1981 al 1987, per presentare E’ la stampa bellezza! la nuovissima iniziativa giornalistica che debutta oggi su internet. “Questo Numero Zero intende rievocare cosa fu realmente il Messaggero in due periodi d’oro (1880-1912 e 1974-1987): controcorrente, laico, progressista, fortemente antifascista, anzi bestia nera dei neofascisti, ma anche divertente e irriverente. Radicalmente diverso da quello odierno. La nostra idea è di non fermarci a questo Numero Zero e di testimoniare ancora che ci può essere un giornalismo libero, laico, democratico, garantista capace di parlare a quanti vogliono un’Italia libera, europeista, solidale, avanzata. Con la quale uscire da questa palude”.

E’ il lavoro di un gruppo di ex giornalisti del Messaggero, alcuni oggi firme di altri quotidiani, alcuni in pensione che hanno deciso di raccontare il “loro” Messaggero, quello dei trent’anni di fine Ottocento inizio Novecento, e quello degli anni 70 -80 delle battaglie civili e di un giornalismo convinto e partecipato. E’ un lavoro molto interessante perche’ fa ripercorrere cos’erano Roma e l’Italia di quei tempi e come si lavorava in quel giornale. Storie drammatiche come quella del sequestro del giudice D’Urso da parte delle Br che chiedono per la sua liberazione che i giornali pubblichino i loro comunicati deliranti. Giuseppe Loteta racconta cosa e’ successo al Messaggero, direzione Emiliani, il primo giornale ad aderire “per ragioni umanitarie” dopo molti tormenti a quelle richieste. E’ un tuffo in quel terribile passato, in quegli anni in cui i giornalisti avevano la responsabilita’ di decidere della vita di vittime innocenti, quando non lo diventavano loro stessi.

Pietro Calabrese e Vittorio Emiliani

Pietro Calabrese e Vittorio Emiliani

‘E’ la stampa bellezza’ dedica un capitolo anche all'”attenzione speciale per i problemi dell’Urbanistica a Roma” che Il Messaggero, e’ scritto, ha sempre avuto fin dalle origini. Il titolo fa subito capire di che cosa si parla ‘Un giornale sempre contro i “palazzinari” e a favore di una citta’ vivibile.’ Nell’articolo non si fa mai il nome di Franco Gaetano Caltagirone, grande costruttore, che nell’96 acquista il quotidiano dalla Montedison grazie anche ai buoni uffici di Francesco Rutelli all’epoca sindaco di Roma. Ne parla invece , sempre senza farne il nome, Fabio Martini, adesso firma della politica de La Stampa, nel suo intervento ‘Autonomia verso il Campidoglio grazie a editori tutti senza interessi in citta’ (!?) in cui racconta della Cronaca di Roma, settore di punta del Messaggero, citando quelli che ne furono i capi piu significativi, da Gugliemo Ceroni a Cesare Zappulli, a Silvano Rizza, da Vittorio Roidi a Gianni Giovannetti e Mauro Piccoli. Fino a quando lo scenario cambia quando ” a meta’ degli anni Novanta la proprieta’ del giornale passa al leader degli imprenditori romani”.

Non e’ un mistero che i giornalisti promotori de ‘ E’ la stampa bellezza’ sono fortemente critici e polemici sugli effetti della gestione Caltaginore sul Messaggero. Sono usciti allo scoperto a luglio firmando un necrologio sul Messaggero per ricordare Dido Sacchettoni, firma che “occupa un posto importante tra quelle che per anni hanno contribuito al prestigio e al successo del grande Messaggero di quel tempo..”, dimenticato invece dai colleghi di adesso. Da lì è nata una chat chiusa su WhatsApp che è diventata una comunità di amici e discussione giornalistica, a tirare le fila l’ex direttore Vittorio Emiliani, dove si e’ deciso in vista del compleanno dei 140 anni di raccontare “La vera storia del Messaggero in anni di autonomia e liberta’ di informazione”. Hanno scritto (in ordine di presenza) Vittorio Emiliani, Oliviero La Stella, Vittorio Roidi, Pino Coscetta, Stefania Conti, Giuseppe Loteta, Fabio Martini, Nando Tasciotti, Fabio Ferzetti, Alfredo Gasponi, Marida Lombardo Pijola e Giancarlo Baccini
E a quanto pare non finisce qui’.

La ramazzata del Messaggero

PERCHÉ “È LA STAMPA, BELLEZZA!”
“È la stampa, bellezza” È la frase polemica, liberatoria che Humphrey Bogart, direttore di un giornale libero, pronuncia secco al telefono facendo ascoltare al boss il fragore delle rotative che stanno stampando una inchiesta contro le sue speculazioni. Essa è diventata nel tempo il sinonimo della libertà di stampa, dell’autonomia dei giornalisti, delle redazioni. “E’ la stampa, bellezza, e tu non ci puoi fare niente”. E’ anche oggi così? Spesso non lo è più. Per questo la innalziamo come una bandiera.
Il film “L’ultima minaccia” è del 1952, opera di Richard Brooks e rievoca un fatto reale: la chiusura, purtroppo, del New York World dopo la morte del suo fondatore Joe Pulitzer al quale è dedicato il più prestigioso premio di giornalismo, non solo americano. Humphrey Bogartne è l’inarrivabile protagonista affiancato e protetto dalla immensa Ethel Barrymore. Un film che ha raccontato, come pochi altri, la vita e i problemi di una redazione nei confronti delle proprietà e di quanti, forti di capitali e di interessi affaristici, la minacciano. Più che mai attuali in questa Italia dove i quotidiani sono in mano nella stragrande maggioranza a finanzieri, costruttori, immobiliaristi, industriali.
Questo Numero Zero intende rievocare cosa fu realmente il Messaggero in due periodo d’oro (1880-1912 e 1974-1987): controcorrente, laico, progressista, fortemente antifascista, anzi bestia nera dei neofascisti, ma anche divertente e irriverente. Radicalmente diverso da quello odierno. La nostra idea è di non fermarci a questo Numero Zero e di testimoniare ancora che ci può essere un giornalismo libero, laico, democratico, garantista capace di parlare a quanti vogliono un’Italia libera, europeista, solidale, avanzata. Con la quale uscire da questa palude.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Copyright, pagina italiana di Wikipedia oscurata prima del voto. L’enciclopedia online: direttiva influirà su libertà di espressione

Copyright, pagina italiana di Wikipedia oscurata prima del voto. L’enciclopedia online: direttiva influirà su libertà di espressione

<strong> 24 marzo </strong>Ambra batte Fazio, The Good Doctor, calcio, Iene. Ok Giletti e Mentana lucano

24 marzo Ambra batte Fazio, The Good Doctor, calcio, Iene. Ok Giletti e Mentana lucano

Rai Way: Agrusti lascia la presidenza e il Cda per motivi personali

Rai Way: Agrusti lascia la presidenza e il Cda per motivi personali