Copyright Ue, Crimi: su direttiva pensiamo a deterrenti. Dobbiamo immaginare il futuro, non regolamentare il passato

“Cercheremo di fare il possibile nelle sedi europee ma se dovesse essere recepita così, cercheremo di mettere dei deterrenti, ad esempio inserire un sistema per cui le piattaforme vengano penalizzate anche in caso di rimozioni di contenuti che non dovevano essere rimossi”. Ad affermarlo, a proposito della direttiva sul copyright, recentemente approvata dal Parlamento europeo, Vito Crimi, sottosegretario con delega all’Editoria, a margine del Premio Giovannini all’Università Federico II di Napoli.

“Con questa direttiva si demanda agli ‘over the top’ tanto vituperati la decisione di quello che deve essere pubblicato o meno”, ha spiegato Crimi. “Parliamo di una direttiva con cui si vuole regolamentare Google, e Facebook, che probabilmente, quando questa sarà esecutiva, non esisteranno così come li conosciamo adesso”. “Esisterà dell’altro, arriverà l’intelligenza artificiale e tante altre nuove frontiere che probabilmente non immaginiamo neanche”.

“Oggi la scommessa è prevedere il futuro e non perdere tempo a regolamentare quello che è già passato. Cerchiamo di provare a immaginare come sarà il futuro e capire come il legislatore dovrà intervenire”, ha rimarcato.

Vito Crimi (Foto ANSA/ORIETTA SCARDINO)

“Le fake news non esistono perché oggi c’è la rete, le bufale sono sempre esistite, prima si raccontavano al bar o in tv, oggi sui social. Bisogna fare cultura su come interpretare gli stimoli comunicativi, ci deve essere educazione per comprendere da dove nasce la fake news e perché. E bisogna cominciare a scuola”, ha poi aggiunto successivamente.

Crimi ha parlato anche del ruolo dell’informazione nell’era degli algoritmi che regolano il web: “Anche un giornale – ha detto – al suo interno ha un algoritmo sulla logica di impaginazione, su come scrivere i titoli, su come mettere gli articoli in pagina. Quell’algoritmo è nella testa della redazione di un giornale, quindi ha gli stessi effetti che può avere un social network. Prima c’era una comunicazione unilaterale, e solo alcune persone avevano il possesso di quella comunicazione che poteva condizionare il lettore”.

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