Foa in Vigilanza: voglio far crescere la Rai, sviluppare informazione corretta e premiare professionalità

“In questi due mesi difficili anche dal punto di vista personale ho mantenuto il silenzio in segno di rispetto per le istituzioni e tutte le persone coinvolte. E questa è la prima volta in cui ho occasione di presentarmi”. Marcello Foa ha aperto così la sua audizione in Commissione di Vigilanza Rai, indicando nel pluralismo politico, culturale e religioso, l’indipendenza e la qualità del giornalismo i valori ai quali guarderà nel ruolo di presidente Rai, se dovesse ricevere il via libera della Bicamerale.

“Non ho mai militato in un partito, né prese tessere, né cercato appoggi politici per fare carriera. Sono stato sempre coerente con me stesso, cercando di fare con umiltà il mio mestiere in base agli insegnamenti dei maestri, da Montanelli e Cervi”, ha detto Foa, ripercorrendo parte della sua carriera professionale, e in particolare sul lavoro svolto al Corriere del Ticino che “ha contribuito ad accompagnare nel processo di digitalizzazione”.

Un passaggio dell’audizione di Marcello Foa

“Il mandato che ho ricevuto dal governo non è politico, ma professionale” e “fa appello al mio percorso professionale, e io intendo onorarlo in nome dei valori del giornalismo”, ha detto.

“Ritengo molto importante difendere la qualità dell’informazione”, ha affermato ancora. “Il mio obiettivo è far crescere la Rai, sviluppare un’informazione corretta, oggettiva, premiare la professionalità e la meritocrazia, promuovere e ampliare la sua straordinaria missione culturale”, ha spiegato Foa, rimarcando la comunanza di intenti con l’ad di Viale Mazzini, Fabrizio Salini. “So bene che il ruolo di presidente è diverso da quello di amministratore delegato”, ha sottolineato. “Non mi permetterò di andare oltre le mie competenze, mi atterrò scrupolosamente al mandato di presidente”.

“Per difendere il pluralismo, pilastro della nostra democrazia, siamo consapevoli che la Rai dovrà affrontare un percorso difficile”, ha spiegato ancora, guardando alle sfide future con cui dovrà misurarsi il servizio pubblico. “La concorrenza non è più soltanto delle emittenti private, ma anche e soprattutto di colossi come Netflix, Amazon, Apple, che stanno diversificando la loro offerta e hanno un fortissimo seguito anche in Italia”. “Servono perciò scelte intelligenti, originali e tutt’altro che facili. Ma dobbiamo affrontarle se vogliamo che la Rai resti sempre un punto di riferimento culturale e giornalistico, diversificando linguaggi, canali, applicando nuove logiche di diffusione e fruizione”. “Va recuperato il tempo perso sul fronte dell’offerta web”, ha chiosato.

“La Rai deve promuovere un pluralismo politico, culturale, religioso autentico e nel rispetto di tutti”, ha ripetuto, aggiungendo che alla Tv pubblica serve una “crescita armoniosa della società, tutelando i principi dell’inclusione”.

“La Rai è memoria storia, ma dispone delle risorse, della professionalità e consapevolezza per contribuire da protagonista all’alfabetizzazione digitale del paese”, ha aggiunto ancora.

“Io sogno una Rai che venga apprezzata dal grande pubblico, quello sopra i 50 anni ma anche dai più giovani”. “Voglio una Rai di cui essere fieri, per indipendenza, oggettività, trasparenza, ricchezza dell’offerta informativa e culturale. Una Rai, ha concluso, che sia di tutti i cittadini italiani”.

Al termine della presentazione sono poi intervenuti i parlamentari presenti in Vigilanza. Tra domande e osservazioni, diverse riflessioni delle opposizioni hanno puntato il dito sulle posizioni prese via social da parte di Foa stesso, a cominciare dalle critiche da lui rivolte al presidente Mattarella e sulla ricondivisione di notizie, rivelatesi false.
“Mi pongo dubbi molto seri sulla affidabilità, indipendenza, pluralismo e qualità delle notizie a cui è tenuto un servizio pubblico”, ha affermato Loredana De Petris (Gruppo Misto), che, aprendo gli interventi, ha ricordato come il nome di Foa sia stato legato a siti “di diffusione di notizie non proprio oggettive come ‘Silenzio e Falsità'”, e come il giornalista abbia rilanciato alcuni tweet di Francesca Totolo, “diventata famosa per la fake news sullo smalto su una delle sopravvissute al naufragio del barcone”, salvata dalla nave Open Arms.

Tra i più duri, il capogruppo Pd in Vigilanza, Davide Faraone. “Ha fatto una relazione omettendo totalmente di aver spacciato costantemente per vere notizie rivelatesi bufale senza averle mai verificate, ha detto. “E non si tratta di casi isolati”, ha rimarcato, citando le posizioni che ha assunto Foa sui vaccini, sull’ideologia gender, sui gay, ma anche su questioni di politica americana e italiana – come quando ha sostenuto l’idea che il Pd sostenesse lo Ius Soli per compiacere George Soros. “Un giornalista che intende il giornalismo in questo modo non può dirigere la Rai, perchè non ne ha le competenze, perchè ha dimostrato di non essere una persona né di garanzia né una persona che ama l’informazione vera”, ha concluso, senza dimenticare poi di citare anche la presenza del figlio nello staff di Matteo Salvini.

Il senatore Pd Davide Faraone

“Non è mai stata intenzione offendere o mancare di rispetto al Presidente Mattarella: non è nel mio costume, raramente attacco e manco di rispetto, men che meno nei confronti della massima carica dello Stato, per il sentimento di stima nei suoi confronti, per il rispetto per il suo ruolo di servitore dello Stato e per la sua storia, che ha visto il sacrificio supremo di un membro della sua famiglia”, ha detto Foa. Più in generale, parlando dei retweet, Foa ha sottolineato che “un giornalista esprime le sue opinioni attraverso i suoi articoli; i social invece, inducono a scelte impulsive, perché si è attratti da un titolo o ci si trova in un certo stato d’animo”. “Ritwittare qualcuno che magari non sai neanche chi è, non vuol dire un’adesione incondizionata alle sue parole, ma vuol dire ritenere in quel momento interessante la sua opinione da valutare. C’è una differenza netta tra quello che uno scrive e quello che uno ritwitta nell’ambito dei social”.

“Da anni combatto una battaglia intensa, motivata, irriducibile affinché la grande stampa riprenda un ruolo fondamentale nel Paese e le fake news perdano la loro attrattività grazie al fatto che gente si riconosce nella grande informazione, anche quella della Rai”, ha detto sul versante della distorsione informativa. “Sono a favore di un’informazione libera, trasparente – ha ribadito – e che sappia riconoscere i propri errori, un problema fondamentale per la maggior parte dei media: quando sbagliano, perché tutti sbagliamo, tendono a nascondere i loro errori anziché ammetterli apertamente, come fa invece la stampa anglosassone”. “Sono molto sensibile a questo tema e confesso che non so in questo momento se sia più opportuno far leva sulla professionalità interna o se di debba stabilere un nuovo modello sulla falsariga della Bbc. So solo che questo è un punto molto importante perché anche su questo tipo di approccio si ricostruisce il legame fiduciario con i cittadini. Ma non è una decisione che spetta a me ma all’amministratore delegato”, ha poi precisato

“La mia ricandidatura è stata proposta da un altro membro del cda”, ha poi prcisato, rispondendo a chi gli chiedevano perché non avesse fatto un passo indietro dopo la prima ‘bocciatura’ da parte della bicamerale. “L’altra volta, quando in questa commissione è mancata la maggioranza qualificata – ha spiegato – ho agito in base a quello che pensavo fosse il mio mandato istituzionale: essendo di nomina governativa, ho messo a disposizione il mandato al Mef e ho aspettato diligentemente che il governo valutasse situazione, se ci fossero margini opportuni, necessari, plausibili per capire cosa fosse opportuno fare. Quando è stata proposta la mia ricandidatura, l’ho accettata avendo percepito la possibilità che la commissione potesse valutarla nuovamente”. Inoltre, ha sottolineato, “il mio rispetto per le regole e per questa commissione è assoluto”.

Riguardo la questioni dei contraddittori nel dibattito politico, Foa ha detto la sua: “vivere il pluralismo significa permettere ai cittadini di percepire una diversità di opinioni al di fuori dell’informazione tradizionale: il telegiornale deve essere il tg, una cronaca il più possibile oggettiva di quel che accade poi le opinioni hanno le loro arene dove ci deve essere il massimo pluralismo, la massima trasparenza. Non ci devono essere dei non detti. Io non ho come presidente di incidere su questo tipo di programmi avrò una facoltà di indirizzo da parte Cda di incoraggiare i responsabili dell’informazione in Rai di comportarsi secondo questi ottimi e immutabili canoni”.

Rispondendo alle sollecitazioni sui giornalisti, Foa ha detto: “Credo veramente che i giovani delle redazioni devono avere le stesse opportunità di cui ho beneficiato e per questo è molto importante che un ricambio generazionale avvenga in maniera armoniosa e giovani talenti vengano scoperti su base professionali non sulla partitocrazia ma sulla meritocrazia. Questo deve diventare il dna della cultura aziendale Rai, un impegno che condividiamo tutti in modo convinto nel Consiglio di amministrazione a cominciare dal consigliere Laganà”.

Foa si è poi soffermato sulle sedi regionali del servizio pubblico. “La Rai è l’unica azienda editoriale che ha una sede in ogni regione italiana e questo è molto importante. In genere sentiamo sempre parlare solo della Rai a Roma, talvolta della Rai a Milano, il centro di produzione a Napoli, ogni tanto Torno e basta. E invece no. Invece l’idea di essere vicini al territorio e permettere ai giornalisti delle sedi locali di avere un’esposizione mediatica superiore a quella che oggi hanno, l’idea di andare a cercare i talenti nelle sedi regionali e portarli nelle grandi redazioni della Rai per permettergli di fare un’esperienza professionale arricchente è bellissimo, è fondamentale. Così come le sedi nazionali devono sviluppare sempre di più la sensibilità su tematiche locali che sono condivise da tanti regioni simultaneamente”.

Ed ha concluso: “E’ un tema molto importante di solito trascurato perché poco attrattivo in termini mediatici ma credo che faccia parte delle funzioni e delle ambizioni di una azienda di servizio pubblico che intende rappresentare tutti gli italiani in tutte le regioni e ribadisco in tutte le loro espressioni di volontà politica e di opinione politica senza limitazione fatto salvo estremismi che nessuno di noi accetta nel Parlamento”.

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