La Sicilia oltre il caso Ciancio. Il direttore: mai asserviti a Cosa nostra

Un comunicato sindacale firmato Slc Cgil del 27 settembre fa capire anche a chi non è addentro alle questioni editoriali quanto sia incandescente la situazione che riguarda due importanti quotidiani del sud e chi li fa. Eccone un estratto: “La Sicilia e La Gazzetta del Mezzogiorno, e le principali televisioni locali siciliane, sono state oggetto del sequestro stabilito dal Tribunale di Catania finalizzato alla confisca nei confronti dell’editore, Mario Ciancio Sanfilippo. Ferma restando l’assoluta fiducia nei confronti della magistratura, il sindacato non può accettare che siano a rischio le testate giornalistiche e le emittenti tv, già oggetto di piani riorganizzativi, in alcuni casi con utilizzo degli ammortizzatori sociali”. E prosegue: “le testate locali costituiscono un elemento imprescindibile di democrazia e libertà di informazione”. Il comunicato propone “tavoli di confronto”, a livello territoriale e nazionale, con i commissari giudiziari e le istituzioni locali, con l’unico fine di salvaguardare i lavoratori e poli di informazione ritenuti essenziali per la democrazia.

A scendere in campo, con l’editoriale del 26 settembre, è stato anche il neo direttore di La Sicilia, Antonello Piraneo, successore di Mario Ciancio Sanfilippo. Eccone alcuni passaggi: “Abbiamo ascoltato e riascoltato le parole dei magistrati che illustravano le motivazioni alla base del maxisequestro di beni, tra cui la società che edita questa testata, nei confronti del nostro ex direttore Mario Ciancio Sanfilippo. Abbiamo letto e riletto i resoconti di alcuni passaggi, in particolare quelli in cui si parlava di linea editoriale asservita a Cosa Nostra. Abbiamo bruciato minuti della nostra giornata a scrollare il muro di idiozie vomitate nella cloaca di Facebook. Poi ci siamo guardati allo specchio, abbiamo sfogliato l’ideale album del nostro vissuto personale e professionale e non ci siamo ritrovati in nessuna di quelle parole. Una linea editoriale deviata viene ‘impartita’ a qualcuno che la esegue. Noi non l’abbiamo fatto, perché non l’abbiamo ricevuta. Comunque, in coscienza, in tanti non l’avremmo seguita”.

“Abbiamo ripensato – prosegue Piraneo – a quei fogli ingialliti de La Sicilia – ma ben presenti nella nostra memoria perché ci hanno spinto a fare questa professione bussando qui – con le inchieste sulla mafia di Giuseppe Fava e i reportage di Candido Cannavò, le analisi politiche di Nino Milazzo, i racconti dal Belice e degli anni di piombo di Tony Zermo. E sempre con alle spalle il lavoro di tanti deskisti. Abbiamo riletto con orgoglio i fondi di Pietro Barcellona che, censurato da L’Unità per avere scritto contro certe derive del pool Mani Pulite, trovò ospitalità su queste colonne; abbiamo riletto le Terze Pagine con gli scritti di Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Giuseppe Giarrizzo. Tutti inconsapevoli? Mah. Abbiamo pensato alle interminabili giornate dentro l’ ‘astronave verde ‘ in cui si celebrava il Maxiprocesso a Cosa Nostra diventando amici con quei magistrati che portavano avanti le accuse contro i boss e ricevendo da Catania, accompagnata da diverse cazziate, una sola indicazione: rispettare le lunghezze dei pezzi concordati”.

“Preoccupati ma orgogliosi”, conclude l’editoriale, “abbiamo sfogliato questo nostro album di famiglia e ci siamo detti che stavolta parleremo e faremo parlare di noi, quindi di voi. Non per autoassolverci – qualcuno ci darà comunque addosso – ma perché quella che ruota attorno al nostro ex direttore non può essere soltanto una vicenda processuale”.

Il direttore Piraneo ha citato un illustre collaboratore, scomparso nel 2013: Pietro Barcellona, giurista, filosofo, deputato del Pci (fece parte della Commissione Giustizia della Camera). E sul quotidiano del 26 settembre ha ripubblicato una testimonianza a firma Barcellona, uscita su La Sicilia il 28 novembre 2012, in sostegno alla redazione del quotidiano. “Apprendere che il gup Luigi Barone, rigettando per la seconda volta la richiesta di archiviazione nei confronti dell ‘editore Mario Ciancio, richiede anche ulteriori accertamenti per verificare la linea editoriale del giornale favorevole ad esponenti di spicco di Cosa Nostra, non può che produrre una reazione indignata in chi come me collabora come editorialista da moltissimi anni con il giornale su indicato. Debbo pensare che nella generale confusione dei linguaggi il gup non abbia chiaro cosa vuol dire che la linea editoriale di un giornale è orientata a sostenere Cosa Nostra”.

Il pezzo firmato da Pietro Barcellona nel 2012

“Ho insegnato”, prosegue Barcellona, “ho fatto molta attività politica, mi sono personalmente esposto come cittadino e come componente di organi istituzionali dello Stato nella lotta a ogni possibile infiltrazione mafiosa nella vita politica e commerciale della città. Proprio La Sicilia pubblicò molti anni fa un’ intervista a Pio La Torre, poco prima che venisse assassinato, nella quale si denunciavano le collusioni fra i famosi cavalieri e i comitati d ‘affari che gestivano la mediazione tra politica e malaffare (…). Dovrei essere proprio uscito di senno per non essermi reso conto in tutti questi anni di aver collaborato con un giornale con una linea editoriale di favoreggiamento ad esponenti delle cosche mafiose (…). Accusare una testata giornalistica, che di fatto costituisce il più importante strumento di informazione cittadina, di mafiosità è proprio un errore di grammatica che denota come ancora una volta l’accusa di mafiosità possa essere un generico strumento per discreditare tutte le posizioni che emergono in un dibattito civile come quello che è ospitato da La Sicilia”.

E concludeva: “è necessario protestare contro questo genere di pressapochismo giudiziario, specie in un momento in cui tutto il giornalismo italiano è sotto tiro per ragioni non sempre chiare”. Parole durissime, di un collaboratore al di sopra di ogni sospetto. Parole che oggi diventano una bandiera da sventolare nella bufera che coinvolge il gruppo di Ciancio.

Ci sono reazioni, dal mondo della politica. Quella dell’ex parlamentare del Pd, Giuseppe Berretta: “Il sequestro desta molta preoccupazione, a Piraneo e ai lavoratori del gruppo va il mio sostegno”. Quella di Anthony Barbagallo, parlamentare regionale del Pd: “Il quotidiano La Sicilia rappresenta da tempo un punto di riferimento per la nostra regione, mi auguro si faccia chiarezza”. Si sono aggiunti la segreteria provinciale della Ugl (“auguriamo un proficuo mandato agli amministratori giudiziari Luciano Modica e Angelo Bonomo”) e Michele Pagliaro, segretario generale dell Cgil Sicilia: “Superfluo sottolineare che che va salvaguardata l’occupazione nelle aziende”. E la senatrice dem Valeria Sudano: “Mi auguro venga garantita la continuità dei piani editoriali”.

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