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Giorgetti, sottosegretario con delega allo Sport: il calcio deve cambiare, essere d’esempio al mondo che sta fuori

Era da giorni che Giancarlo Giorgetti, sottosegretario con delega allo Sport, dava segnali di malumore e di insofferenza per le vicende legate ai ripescaggi nella serie B che stanno facendo implodere il calcio italiano, e anche rispetto alla scelta italiana per le Olimpiadi invernali. Giorgetti aveva promesso, anche parlando a ‘Otto e1/2’ che sul calcio sarebbe intervenuto. E lo ha fatto inserendo l’ articolo 21 nel decreto Salvini sulla sicurezza. Spuntato a sorpresa l’articolo 21 introduce non solo l’obbligo di bilanci certificati da revisori, che risponderanno d’ora in poi alla Consob, ma anche una procedura abbreviata per portare direttamente al Tar i tanti ricorsi pendenti sui ripescaggi.

Giancarlo Giorgetti (Foto Ansa/ANGELO CARCONI)

Giorgetti racconta come e perche’ in una lunga intervista pubblicata oggi sul Corriere dello Sport, firmata da Ettore Intorcia. “Il calcio deve cambiare, deve essere d’esempio al mondo che sta fuori. Al tempo stesso, le società e i tifosi hanno bisogno di giustizia e certezze, ecco perché siamo intervenuti con un decreto d’urgenza per uscire da una situazione grottesca”, dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport. Per quanto riguarda la procedura abbreviata per portare direttamente al Tar i tanti ricorsi pendenti sui ripescaggi i tempi dovrebbero essere veloci infatti “Una volta pubblicato il decreto sulla Gazzetta Ufficiale, in una settimana il Tar del Lazio si pronuncerebbe, unificando tutti i procedimenti”, spiega Giorgetti, che lancia una stoccata alla Federcalcio “Certo, saremmo tutti contenti se la Figc, anche in autotutela, risolvesse le cose prima ma…». Cosi’ si e’ deciso un “intervento d’urgenza,” dice Giorgetti che spiega:” Anche oggi (ieri, ndr) il Tfn ha rinviato ogni decisione in merito al ricorso promosso dal Catania, non si può andare avanti così: ci sono club che non sono né in B né in C, è un caso di giustizia negata. Le società devono avere una risposta, positiva o negativa, in termini utili per procedere a scelte strategiche come la composizione delle rose. Noi non vogliamo entrare nel merito della formazione dei campionati, ma il governo deve assicurare giustizia a tutti. Cosa che l’ordinamento sportivo non è tuttora in grado di fare”.

Una decisione forte, che farà discutere, dice il giornalista del Corriere dello Sport .E Giorgetti risponde: ”Ce ne rendiamo conto, è una norma forte, ma fa riferimento agli aspetti patrimoniali e alle procedure di iscrizione ai campionati, nulla che riguardi, ad esempio, procedimenti su squalifiche di atleti. Le iscrizioni e i ripescaggi incidono pesantemente sull’aspetto economico dei club che sono società di capitali. Per questo abbiamo deciso di trasferire la competenza al Tar del Lazio, con una procedura accelerata che scavalca i tre gradi di giudizio della giustizia sportiva rispetto all’ammissione ai campionati”. E spiega il sottosegretario che “invece di passare per primo grado, appello e collegio di garanzia del Coni, si va direttamente al Tar con rito abbreviato. Piaccia o no, è l’unico modo per assicurare una decisione in tempi certi come si conviene a un Paese civile. Siamo gli unici con un campionato zoppo, a 19 squadre, roba da tornei estivi …Situazione inaudita e grottesca” insiste Giorgetti “con il clamoroso caso dell’Entella che ha giocato in Lega Pro ma che ha diritto di giocare in B”.

Giorgetti affronta anche il rapporto con il Coni: “Abbiamo avuto diversi incontri con il presidente del Coni, Malagò. Ha promesso che promuoverà in pochi giorni una profonda revisione del sistema della giustizia sportiva, che garantisca tempi più celeri nel rispetto dell’autonomia, autonomia che tavolta è sembrata venire un po’ meno. Questo sistema ha dimostrato di non funzionare».

Intando dal Coni, scrive il Corriere dello Sport, sono arrivate le prime indiscrezioni: c’è anche una Commissione Speciale che si occuperà delle iscrizioni ai campionati.

L’articolo 41 si occupa anche di bilanci certificati per i club professionistici, le società che ricevono direttamente i diritti tv. Giorgetti spiega che” d’ora in poi la certificazione non sarà affidata a un qualsiasi revisore, ma ad una società sotto vigilanza della Consob e che andrà cambiata ogni tre anni. Sono anche io un revisore contabile e onestamente la vigilanza della Consob rafforza il controllo, come avviene per le società quotate in Borsa”. E insiste sottolineando che “nel sistema serve moralità, nel calcio ci sono tanti interessi economici ma anche gli interessi dei tifosi e delle comunità che sono dietro a un club, un interesse che per questo governo è un bene prezioso, da tutelare. Non a caso il titolo sportivo, quando un club sparisce, non va all’asta fallimentare ma viene consegnato al sindaco: gli si riconosce un valore sociale”. E pensa che si debbano cambiare le regole del professionismo, “specialmente in Lega Pro”.

Attento al futuro della Figc dove ad ottobre si eleggera’ il nuovo presidente e dove ci sono problemi di interpretazione del regolamento elettorale sull’ammissibilità delle candidature fa sapere “Non siamo voluti entrare a gamba tesa per rispettare l’autonomia dello sport, ma certo siamo vigili su quanto accade. Poi apriremo tavoli di confronto: ci sarà una misura collegata alla finanziaria in materia di sport, intendiamo accompagnare la Figc in un percorso di modernizzazione che appare inderogabile, come la necessità di integrità. Faremo una riflessione seria sul professionismo esteso in questa forma fino alla Lega Pro. Ci occuperemo di tutte le altre discipline sportive, ma l’intenzione è di partire dal calcio, un sistema che fa business e muove forti interessi”.

E poi l’intervista si conclude parlando di una altra spinosa vicenda, quella delle Olimpiadi invernali che vedono Milano-Cortina in pista insieme e Torino non si sa dove. Giorgetti ribadisce la sua posizione gia’ ripetutamente espressa:“Il governo appoggerà tutte le candidature validate dal Coni, a condizione che dimostrino di poter essere sostenibili, senza oneri a carico dello Stato. Se Milano e Cortina si sostanzieranno in un format concreto che il presidente Malagò potrà portare a Buenos Aires, su quel dossier ci sarà il timbro del governo. Quanto a Torino, la bozza del protocollo è sempre lì: se risorge, se ne può parlare; altrimenti, andrà avanti qualcosa di diverso”, dice diplomatico per non irritare gli alleati Cinquestelle.