Consorzio UniCi: nelle nostre sale non proiettiamo in contemporanea i film con Netflix

Una Carta del Cinema che scrivi nuove regole per affrontare il futuro e non essere travolti dalle piattaforme web: la propone l’UniCi, consorzio di esercenti indipendenti, che intanto annuncia: : “In attesa di nuove regole, le nostre sale non proietteranno film in contemporanea con Netflix”.


Il consorzio UniCi (Unione cinema) vuole nuove regole perché il settore non sia penalizzato dalla trasformazione lampo nella fruizione, e che mantenga “il pubblico al centro”, anche seduto nel magico buio delle sale cinematografiche e non solo sul divano di casa navigando fra le piattaforme del we. La chiave è, infatti, non rendere automatica quella “contemporaneità” fra l’uscita del fil nelle sale cinematografiche e la fruizione in streaming su Netflix (o Amazon, Tim Vision e altre piattaforme ), come è avvenuto al Festival del Cinema di Venezia sia con “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini sulla tragica vicenda di Stefano Cucchi, che con il vincitore del Leone d’oro, “Roma” di Alfonso Cuaròn, che sarà distribuito da Netlix.
A lanciare l’idea della Carta, da scrivere con tutte le associazioni di categoria, è la UniCi, consorzio nato nel 2014 e che unisce 77 sale indipendenti (a capitale italiano) , per un totale di 410 schermi in quasi tutta Italia, dalla monosala di quartiere al multiplex , coprendo il 15% del box office nazionale è il terzo gruppo di esercenti dopo The Space e Uci Cinemas (entrambe a capitale straniero).

Ora il cambiamento del sistema audiovisivo si impone e Netflix ha dato una scossa, o meglio una ventata alle “finestre”, quella regola dei 105 giorni secondo la quale i film devono restare nelle sale prima di essere visibili su altre piattaforme. La “spallata”, e l’accelerata impressa a Venezia anche rispetto al Festival di Cannes, ha scombussolato il mercato. “Non siamo contro le multinazionali, né la nostra è una crociata contro Netflix, ma il problema è la contemporaneità”, spiega Andrea Malucelli, presidente UniCi in una conferenza stampa a Roma, “perché la sala resta un luogo di aggregazione, è la luce accesa nella notte della città, quindi ha una funzione sociale”. E se in Francia e in Gran Bretagna il numero degli spettatori è in crescita, l’Italia nel 2017 è stata sorpassata per la prima volta dalla Spagna, soprattutto per l’altra “malattia” delle sale italiane, piene solo tre mesi l’anno nella stagione “autunno inverno”.

L’invito degli esercenti indipendenti è quindi quello di “aprire un tavolo di confronto” perché si scrivano le nuove regole, la Carta del Cinema, coinvolgendo quindi tutti i soggetti, dall’Anica all’Anec , Anem e agli altri, e dialogando con il Mibac, il Ministero dei Beni culturali. Il consorzio UNiCi ha apprezzato la disponibilità di risorse offerta dall’ex ministro Franceschini. Ora il neo titolare, Alberto Bonisoli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni hanno incontrato tutte le associazioni del cinema nel luglio scorso, dandosi appuntamento alla fine di ottobre; per ora nel settore si apprezza la disponibilità “all’ascolto” da parte del governo, il resto è tutto da vedere.

L’UniCi ha segnato cinque punti sui quali sviluppare insieme la Carta del Cinema: la non contemporaneità di diffusione, regolando le “windows”; il “cinema tutto l’anno” quindi con una migliore distribuzione dei titoli sui dodici mesi; il Mibac come “presidio di garanzia” sulle nuove regole; “Uniti si vince” è il quarto paletto che chiama al tavolo tutte le associazioni di categoria; infine l’innovazione tecnologica della “sala del futuro” . Una volta scritte le regole, però, “nel nostro consorzio chi non rispetterà la non contemporaneità della proiezione sarà fuori da UniCi”, avverte il presidente.
Della Carta se ne riparlerà a Mantova la prossima settimana alle giornate sul cinema d’essai.

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